Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, prometteva ai suoi seguaci, soprattutto donne, di guarirle da patologie esistenti o future malattie che diceva di essere in grado di prevedere attraverso rituali che da semplici corsi di yoga, meditazione, arti marziali con l’andare del tempo si trasformavano in veri e propri abusi sessuali anche ai danni di minori e manipolazioni psicologiche attraverso cui il guru si faceva promettere totale devozione e obbedienza. Chiamava “monache” le donne reclutate all’interno della comunità dopo essere state selezionate tra soggetti che vivevano un momento di fragilità per via di una malattia, un lutto o la perdita di un lavoro e le manipolava fino a convincerle che i rapporti sessuali fossero un percorso di purificazione necessaria per allontanare la negatività e ottenere una vita felice.
Tra le testimonianze delle vittime e dei loro parenti c’è anche quella di un professionista che aveva raccontato già nel 2018 la propria vicenda ai microfoni della trasmissione “Storie Italiane” e aveva ripetutamente denunciato alle forze dell’ordine gli abusi subiti da sua moglie e dalle due figlie minori. Denunce che purtroppo erano cadute nel vuoto nonostante i molteplici tentativi dell’uomo di fermare il modus operandi del sedicente santone che oltre agli abusi e alle violenze era solito farsi consegnare i beni dei propri seguaci e vendere dipinti da lui realizzati per somme che potevano arrivare anche a 150.000 euro con la motivazione che l’energia legata a quelle opere avrebbe avuto un effetto curativo e taumaturgico su chi le acquistava.
La prima domanda che viene da farsi è per quale motivo gli investigatori ci abbiano messo tutto questo tempo per avviare un’indagine che ha portato all’arresto del sedicente santone e la seconda è come sia possibile che tante persone cadano nella rete delle cosiddette psico sette, un fenomeno diffuso anche nel nostro Paese che conta circa cinquecento associazioni settarie con migliaia di adepti ma del quale si parla troppo poco.
Al primo quesito possiamo rispondere con un triste dato di fatto: in Italia il reato di plagio è stato derubricato e di conseguenza si è venuto a creare un vuoto normativo importante nonostante la manipolazione psicologica sia una delle forme di abuso più frequenti di cui non si può assolutamente sottovalutare la portata. Certamente non è un compito facile tracciare i contorni netti di quello che la legge può definire reato di plagio ma non si può nemmeno accettare di lasciare impuniti sedicenti santoni, guaritori e predicatori che anche grazie al web e ai social network oggi più che mai proliferano a caccia di nuovi adepti. Lo Stato potrebbe cominciare a pretendere normative più rigide e severe da quelle associazioni e comunità che si autodefiniscono spirituali ma che di spirituale hanno ben poco e la Chiesa potrebbe cominciare a dissociarsi chiaramente e una volta per tutte dai riti di esorcismo e purificazione che in alcune diocesi vengono ancora praticati. Il secondo interrogativo apre la porta ad una considerazione importante sulle caratteristiche dei soggetti che diventano vittime dei manipolatori e la prima cosa da chiarire è che nessuno di noi può ritenersi totalmente immune dalla più subdola forma di violenza psicologica, la manipolazione. Nella ragnatela di santoni e predicatori possono rimanere intrappolate persone di qualsiasi estrazione sociale, culturale ed economica che si trovano a vivere un momento difficile della propria vita. Così come avviene per i rapporti di coppia tossici di cui tanto si parla negli ultimi tempi, anche nel caso delle relazioni sociali e dei movimenti collettivi si può rischiare di essere risucchiati da una psico setta il cui leader opera sempre per il proprio tornaconto, che sia di natura economica o sessuale o improntato al fanatismo religioso e spirituale poco importa. Il risultato è sempre lo stesso: dopo un iniziale “love bombing” atto a creare l’illusione di essere finalmente viste e accettate, le vittime vengono a poco a poco isolate e allontanate da amici e parenti allo scopo di annullarne qualsiasi tentativo di ragionare in modo autonomo e ribellarsi. Proprio come è accaduto alla moglie di quell’uomo che ha dovuto attendere otto anni prima che le sue ripetute denunce alle autorità competenti conducessero al fermo del santone della Val Di Susa.