All’inizio s’è parlato di sequestri nei suoi uffici e di Gianni Di Vita portato velocemente in Questura a Campobasso. Poi, con il passare delle ore, ci ha pensato il legale dell’ex sindaco di Pietracatella a spiegare che no, non c’è stata nessuna svolta nelle indagini per la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate a Natale con la ricina. L'avvocato Vittorino Facciolla, difensore di Gianni Di Vita, ha infatti ridimensionato la portata operativa delle ultime ore precisando che i decreti della Procura hanno riguardato locali e pertinenze adibiti all'uso dell'intero nucleo familiare e non del solo assistito.
L'obiettivo inquirente rimane quello di ricostruire ogni condotta riconducibile sia alle vittime sia agli altri componenti della famiglia. La linea difensiva conferma il coordinamento collaborativo con le autorità procedenti, escludendo condizionamenti di sorta di fronte al prosieguo dell'attività istruttoria. Insomma, dichiarazioni in avvocatese per mostrare tranquillità e sicurezza, anche se le indiscrezioni che circolano raccontano di una posizione sempre più scomoda per lo stesso Gianni Di Vita.
Questa mattina gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, coordinati da Marco Graziano e con il supporto del Servizio Centrale Operativo, hanno passato al setaccio lo studio del commercialista e ex sindaco Gianni Di Vita, ubicato esattamente di fronte alla residenza di famiglia ancora sottoposta a sequestro preventivo. Una verifica durata pochi minuti, a cui è seguita una seconda perquisizione nell'altro ufficio professionale dell'uomo a Campobasso. Dagli accertamenti è emerso il sequestro di documenti, materiale informatico e di una borsa appartenuta a Antonella Di Ielsi contenente oggetti personali. Al termine delle operazioni negli uffici, Gianni Di Vita è salito a bordo di una vettura della Polizia di Stato per essere accompagnato negli uffici della Questura di Campobasso. C’è rimasto per oltre un'ora, tempo necessario alla formalizzazione e alla notifica degli atti di polizia giudiziaria.
Allo stato attuale, quindi, il commercialista non risulta iscritto nel registro degli indagati per il reato di duplice omicidio. L'azione odierna sarebbe scaturita dall'acquisizione di recenti elementi informativi ritenuti idonei a circoscrivere la ricerca di materiale specifico. Dal verbalese al parlato comune? Hanno trovato e preso esattamente la borsa che cercavano. Le perquisizioni, infatti, fanno seguito a una intercettazione che è finita al centro delle attenzioni degli inquirenti e si innestano sul binario parallelo degli accertamenti tecnici irripetibili avviati sui dispositivi elettronici sequestrati a Di Vita lo scorso 31 luglio: un personal computer e dieci supporti di memoria USB. La procuratrice Elvira Antonelli, come avevamo già raccontato, ha affidato allo SCO il mandato di estrarre i dati digitali da ogni memoria presente, fissando un termine di sessanta giorni per il deposito della perizia. Agli accertamenti sui supporti ha presenziato esclusivamente il consulente tecnico nominato dalla difesa.