David Rossi non si è suicidato. E questo la sua famiglia lo aveva capito subito. La giustizia italiana no. Nemmeno la prima commissione d’inchiesta parlamentare. Ce ne è voluta una seconda, quella presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci, per constatare che quello di Rossi, ben 13 anni fa, fu un omicidio, e non uno qualunque. Dietro a questa storia torbida c’è l’ndrangheta dei Grande Aracri, la cosca ‘ndranghetista autrice delle numerose minacce di morte nei confronti di Catia Silva, il capo della segreteria del presidente della Commissione d’Inchiesta che ieri sera a Lo Stato delle cose ha raccontato delle sue ultime scoperte attorno allo stadio da Rugby di Viadana, dove tutto è iniziato e che ha portato i consulenti della commissione, ieri, presso l’Università di Roma Foro Italico, a dare un certificato definitivo alla morte di Rossi. Ma andiamo con ordine.
4099009 è una sequenza di cifre nemmeno così difficile da imparare a memoria, ma non è un numero di telefono, bensì quello di un certificato di deposito al portatore, emesso nell’orbita dell’ex gruppo Antonveneta e rilasciato tramite lo sportello di una filiale di Viadana. Ancora una volta, non una filiale qualsiasi. Qui, secondo una sentenza del processo Grimilde e un’ordinanza del Tribunale di Bologna, aveva un conto niente di meno che il boss Salvatore Grande Aracri, nipote di Nicolino Grande Aracri e figura centrale del radicamento della famiglia calabrese nel reggiano, a capo della potentissima cosca ndranghetista originaria di Cutro e insediatasi nell'area a partire da Brescello, il paesino di Peppone e Don Camillo. Proprio a questo proposito, ieri sera a Lo Stato delle Cose, Catia Silva, capo della segreteria dell’onorevole Gianluca Vinci, presidente della Commissione d’inchiesta su David Rossi, ha raccontato delle minacce di morte presumibilmente riconducibili a questa cosca calabrese e al suo lavoro di analisi attorno all’edificazione dello stadio da Rugby di Viadana sponsorizzato proprio da Mps. Catia Silva sarebbe alle prese, infatti, con i nomi di quegli imprenditori che dopo la costruzione dello stadio, non pagati da Mps in crisi, sarebbero falliti. Di più Catia Silva non ha voluto rivelare, ma il lavoro della commissione prosegue serrato nell’ascolto dei collaboratori di giustizia, tutti legati, appunto a vicende di ‘ndrangheta. Già il 5 maggio, infatti, è stato sentito Angelo Salvatore Cortese, che prima di diventare collaboratore di giustizia era stato un uomo di vertice della ’ndrangheta cutrese. Battezzato nel 1985 nel gruppo Dragone con il grado di picciotto, era poi passato nell’orbita dei Grande Aracri fino a diventare uomo di massima fiducia di Nicolino Grande Aracri e componente del gruppo di fuoco. Le sue dichiarazioni sono state utilizzate anche per ricostruire la sanguinosa guerra tra i Dragone e i Grande Aracri e il successivo radicamento della cosca in Emilia-Romagna. E proprio davanti alla Commissione Rossi, Cortese ha raccontato il funzionamento dei rapporti tra ’ndrangheta, contante e sistema bancario nella Bassa mantovana e reggiana: ha parlato di direttori di banca “compiacenti” che avrebbero messo a disposizione di esponenti criminali somme immediate anche da 100-150 mila euro in contanti. Secondo la sua ricostruzione non si sarebbe trattato di normali finanziamenti registrati dalla banca, ma di denaro consegnato agli affiliati e successivamente fatto rientrare in filiale senza tracciabilità. Il 15 settembre, invece, è stato convocato Giuseppe “Pino” Giglio, imprenditore di origine cutrese e uno dei collaboratori di giustizia più importanti usciti dal processo Aemilia. Giglio era stato accusato di essere uno degli organizzatori del sistema economico-imprenditoriale a disposizione della ’ndrangheta emiliana. In primo grado, con rito abbreviato, era stato condannato a 12 anni e sei mesi, ma in appello la pena fu ridotta a sei anni con il riconoscimento dell’attenuante legata alla collaborazione con la giustizia. Giglio ha sempre sostenuto di non essere formalmente affiliato, ma per gli investigatori era diventato il bancomat del sistema criminale. Nel processo Aemilia ha raccontato, tra le altre cose, di denaro proveniente direttamente da Nicolino Grande Aracri, di operazioni immobiliari effettuate nell’interesse del clan e di centinaia di migliaia di euro da ripulire attraverso società e finanziarie. Nell’inchiesta Grimilde, invece, Giglio è stato ascoltato per ricostruire la fase successiva al terremoto giudiziario di Aemilia e ha riferito dei rapporti e degli affari di Salvatore Grande Aracri, del padre Francesco e dell’ambiente imprenditoriale legato alla famiglia. Testimone prezioso per ricostruire i flussi di danaro nella stessa area geografica oggi al centro della pista di Viadana. L’audizione di Giglio del 15 settembre, infatti, è rimasta interamente secretata. Quella di Cortese del 5 maggio, invece, si era svolta in forma protetta, con volto non visibile e voce alterata, ma il presidente Vinci aveva reso pubblici alcuni dei passaggi essenziali sul contante e sui direttori bancari compiacenti.
Oggi, poi, la Commissione si è riunita con i consulenti Robbi Manghi, medico legale, ed Edoardo Genovese, criminologo e psicologo forense per fare il punto su quanto emerso ieri all’Università degli Studi di Roma Foro Italico, dove è stata materialmente ricostruita la finestra dell’ufficio di Rossi a Rocca Salimbeni, con dimensioni e spazi analoghi a quelli originali. Quel che è emerso è che Rossi poco prima di morire sarebbe stato cosciente, avrebbe subito un’aggressione violenta e rapida e avrebbe cercato di difendersi. Rossi sarebbe stato portato fuori dalla finestra da due o tre persone, con il volto rivolto verso il muro e le braccia verso l’alto, rimanendo per alcuni istanti sospeso all’esterno. Avrebbe tentato di aggrapparsi al bordo mentre altre persone lo trattenevano. Insomma, altro che suicidio. Ora che su questa ricostruzione c’è la firma della politica, è ora che la giustizia faccia un attimo di riflessione e si rimbocchi le maniche per capire definitivamente come siano andate le cose e, soprattutto, perché le indagini non abbiano portato a questi risultati già 13 anni fa.