Mentre il mondo italiano si occupa pedissequamente di politica con rinnovato interesse e grande superficialità, nel profondo della democrazia il lavoro della commissione d’inchiesta, presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci, sull’omicidio di David Rossi, prosegue. Parliamo dell’addetto alla comunicazione del Monte dei Paschi di Siena che nella sera del 6 marzo 2013 precipitò fatalmente dal quarto piano del suo ufficio. Dagli ultimi accertamenti è chiaro si sia trattato di un omicidio e le scoperte dei giornalisti e di chi lavora in commissione hanno svelato dell’altro. A che punto è la notte sull’inchiesta di David Rossi? L’ultima svolta è quella di un pentito del processo antimafia Aemilia che ora verrà sentito in commissione in seduta segretata a proposito delle connessioni tra la filiale, ai tempi Mps, di Viadana e il clan dei Grande Aracri. Inoltre, qualche giorno fa i Ris dei Carabinieri di Roma sono tornati nel vicolo Monte Pio, dove il corpo di David Rossi precipitò stramazzando al suolo sotto le telecamere di sicurezza che lo hanno ripreso fino al suo spirare. Gli accertamenti sono serviti a verificare l’ipotesi della presenza di un angolo cieco, non inquadrato dalla telecamera, che riprese il corpo di David, da cui poter osservare la scena del crimine senza essere visti. Questo è quanto emerge dall’ultima comunicazione ufficiale della Commissione d’Inchiesta del 23 giugno. La settimana precedente, invece è stato sentito in seduta pubblica l’ex collega alle dipendenze di David Rossi, Stefano Antoniozzi che dal 2008 ha lavorato presso un ufficio distaccato dell’area comunicazione Mps a Roma. Antoniozzi era amico di David Rossi e un mese prima della sua fine lo incontrò poco dopo le perquisizioni da lui subite. Pochi giorni la sua scomparsa, poi, Antoniozzi si sentì con Rossi a proposito della valutazione marketing delle opere cinematografiche poi coprodotte da Mps Capital Leasing. Durante la conversazione Rossi redarguì Antoniozzi per non aver risposto immediatamente agli attacchi della stampa sull’eventuale spreco di soldi da parte di Mps nel supporto al settore cinematografico, cosa sostanzialmente non vera.
Le ultime novità, però, sono il frutto di un filone investigativo costruito nel corso degli ultimi mesi. Come spiegato dal giornalista di FarWest, Carmine Gazzani, durante l’audizione dello scorso 12 maggio, la pista che oggi porta la Commissione a indagare sui rapporti tra Siena e Viadana nasce da quanto emerso nelle precedenti audizioni sul famoso certificato di deposito al portatore collegato all'ultimo numero di telefono chiamato da Rossi prima della morte. Proprio l’analisi di quel documento ha spinto gli investigatori ad approfondire i possibili collegamenti tra la filiale bancaria ai tempi posseduta da Mps a Viadana e la criminalità organizzata. La filiale presso cui era depositato il certificato risultava infatti già attenzionata nell’ambito di un’inchiesta sulla ’ndrangheta e sul clan Grande Aracri, mentre il conto corrente collegato sarebbe stato utilizzato da una figura di spicco dell’organizzazione. Nel corso di quella stessa inchiesta emerse anche la testimonianza anonima di una fonte che sosteneva di aver riconosciuto Francesco Giusti nel vicolo Monte Pio, il luogo dove morì David Rossi. La stessa persona indicava a Far West, inoltre, la presenza a Siena, quel giorno, di Gianni Fava, presidente del Rugby Viadana ed esponente politico della Lega. Circostanza che, tuttavia, è stata successivamente smentita. Fava, ascoltato dalla Commissione, ha negato di trovarsi in città, rendendo documentazione a sostegno della propria versione. Per ricostruire il contesto della filiale di Viadana, i giornalisti hanno quindi cercato di raccogliere ulteriori elementi ascoltando l’allora direttore, Nicola Alfieri, l'ex direttore dell'istituto di credito. Quest’ultimo ha dichiarato di non aver mai conosciuto David Rossi e di non ricordare il certificato di deposito al portatore, precisando che, trattandosi di uno strumento al portatore, non era intestato a un nominativo specifico, pur lasciando traccia delle operazioni effettuate. Dichiarazioni che, secondo gli autori dell’inchiesta, non hanno però chiarito tutti gli interrogativi, soprattutto alla luce delle pregresse denunce per minacce presentate dall’ex direttrice della filiale, Rossella Canadé, e dei consistenti finanziamenti concessi da Mps al Rugby Viadana. Il prossimo appuntamento, segretato, sarà proprio l'audizione del pentito nel processo Aemilia, che aiuterà la Commissione a fare luce dove invece, a quanto pare, aleggiano solo ombre parecchio profonde.