Da quando Mario Adinolfi è stato arrestato con le accuse di truffa ed evasione fiscale nel mondo là fuori è successo davvero di tutto. Dagli attentati terroristici a Berlino e Parigi fino a quello a Mosca di qualche giorno fa. Dall’uscita nelle sale rigorosamente Imax dell’Odissea di Nolan – con l’Elena di Troia nera, un Achille rachitico e un Matt Damon nei panni di un Ulisse simil-marines greco antico – al rocambolesco sconfinamento a Ceuta di migliaia di migranti nordafricani provenienti dal Marocco. Tutti eventi che sarebbero stati oggetto delle infuocate invettive iper-divisive da parte del fondatore del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, finito ai ceppi per aver architettato il mitologico sistema di scommessa collettiva. In manette, Adinolfi, in quanto ritenuto dal Gip di Roma “socialmente pericoloso” come il peggiore dei latitanti o degli stalker. Per quanto ci si possa trovare in disaccordo con buona parte delle sue idee, in qualche modo l’assenza delle sue prese di posizione – per quanto discutibili – ha certamente lasciato un vuoto sulla carta stampata che si è avventata con il solito spirito giustizialista sul mostro da sbattere in prima pagina, peraltro senza nemmeno un rinvio a giudizio. Dall’8 luglio scorso – sedicesimo compleanno di sua figlia – Adinolfi non ha più rilasciato alcuna intervista. Almeno, fino ad oggi. Tramite i suoi avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, Mario ha deciso di raccontare qui su MOW per la prima volta la sua versione dei fatti, come è avvenuto l’arresto e tutto quel che non ha potuto criticare di questo mondo così complicato e controverso che mentre lui, come i Sette Dormienti di Efeso, ha chiuso gli occhi in una grotta, schiacciava a tavolino il pedale dell’acceleratore. Chissà cosa attenderà sulla soglia Adinolfi, quando tutta questa storia sarà finita. Oggi dice di sentirsi un novello Walter Chiari, perché ad ultimo “Ulisse sono io”, e conferma – in lotta come al solito – la sua rinnovata fiducia, nonostante tutto, nella giustizia. Naturalmente, quella di Dio.
Sei stato arrestato il giorno del compleanno di tua figlia… come stai?
Sono stato arrestato l’8 luglio e per fortuna pochi minuti prima che irrompessero in dieci per avviare 14 ore da incubo per tutta la mia famiglia con la perquisizione di ogni angolo della nostra casa avevo fatto in tempo a scrivere e pubblicare un messaggio di auguri per il suo sedicesimo compleanno. Resterà nella memoria mia figlia. Non riesco a credere che abbiano scelto quella data per mera coincidenza. La finalità di spezzare ogni resistenza colpendo anche i miei affetti più cari mi è sembrata evidente. Dalla perquisizione hanno portato via due fogli di carta e il bancomat con cui facevo la spesa. Hanno trasmesso i documenti dell’indagine coperti da segreto a tutte le redazioni che li hanno pubblicati prima che i miei avvocati li potessero anche solo leggere. Dai titoli dei tg oltre che dei principali giornali ho scoperto che possiedo yacht, Rolex, quadri di valore, lingotti d’oro, una Smart (è bodyshaming?), un Omega da 45mila euro (che non esiste sul mercato, il più caro di quella marca costa 15mila) oltre ad aver speso 140mila euro di catering e essere andato alle Maldive, in Egitto e a Courmayeur. I miei amici che conservano il senso dell’umorismo ancora ridono e chiunque mi conosca anche solo superficialmente sa che vivo una vita monacale, in short e maglietta pure a dicembre, il lusso mi fa schifo. Al massimo all’asta del Fantacalcio offro un vassoio di tartine fatte in casa, mai usato un catering, mai andato alle Maldive o in Egitto, non so sciare, non porto proprio l’orologio, lo yacht non solo non lo posseggo non sono neanche mai salito su uno in vita mia. Ma serviva la narrazione del cattolico puritano che truffa le vecchiette e naviga nell’oro. L’hanno creata.
Da quando sei stato arrestato è successo di tutto, ad ultimo i migranti a Ceuta, poi remigrati da Sanchez, ma anche l’attentato a Parigi e in questi giorni quello a Mosca… cosa ne pensi?
Hai ragione, su tutti quei fatti avrei detto la mia: si sta compiendo esattamente quello che ho scritto in molti miei libri, da O capiamo o moriamo del 2017 fino a Wokismo e Islamismo dell’anno scorso. Sulla guerra continuo a pensare che la russofobia stia producendo disastri e quando vedo che per questo tolgono addirittura il programma in Rai a Buttafuoco per darne uno all’amante del ministro mi cadono le braccia. Ma soprattutto mi ha impressionato che il giorno in cui è morta la signora ferita nella strage di Modena la notizia il Corriere della Sera l’ha data in un trafiletto a pagina 18 e solo il giorno dei funerali ho scoperto che pure il marito è stato ridotto sulla sedia a rotelle da quel figlio di marocchini che ha adottato l’identico modello di attentato con l’auto scagliata sulla folla che poi abbiamo visto al gay Pride di Berlino e prima in altre stragi in Europa da Nizza a Barcellona. Persino quando il tunisino ha spinto giù da un palazzo a Tor Bella Monaca l’ex fidanzata la nazionalità del femminicida nei titoli è stata nascosta. Ecco, avrei voluto commentare come funziona l’informazione, come viene somministrata per indottrinare il popolo e farlo parlare a pappagallo. Questo mi impressiona molto e necessiterebbe di una reazione perché anche a causa della mia vicenda ho scoperto che i media mainstream sono gestiti per farti credere qualsiasi cosa e per occultare le verità dannose alla narrazione prevalente.
Chi ti accusa dei reati contestati ti vorrebbe nell’ottavo cerchio infernale, quello delle Malebolge, insieme ai fraudolenti. In tal caso saresti avvolto dalle fiamme in compagnia di Diomede e Ulisse. E a proposito di Ulisse, mentre eri ai ceppi, è uscita l’Odissea di Nolan. Con tanto di Elena di Troia di colore, un Achille rachitico e un Matt Demon nei panni di un Ulisse in stile marines-antico greco… che ne pensi di tutto questo?
Ho letto molto dell’Odissea di Nolan ed è uno dei miei crucci non essere riuscito a vederla, avevo programmato di andare alla prima il 16 luglio ma l’arresto me lo ha impedito. Non sono bravo a commentare qualcosa che non ho visto, ma l’Odissea è stata la mia prima grande passione letteraria per quel rapporto dialettico e quasi brutale tra l’Uomo e Dio che è uno dei temi che mi scuotono di più. In Omero la sfida prometeica è la questione centrale, in Nolan dicono sia prevalsa una forma di attualizzazione in cui Ulisse diventa un sorta di soldato colpito da stress post traumatico roso dai sensi di colpa che osserva il declino della civiltà causato dalla violenza bellica. Io dell’Odissea amo la carica di novità, il viaggio verso Itaca così complicato ma tenacemente compiuto che è l’avvio di una nuova era in cui gli dei pagani sono sconfitti e la persona umana è finalmente al centro, insieme al concetto cruciale di famiglia: la moglie Penelope, il figlio Telemaco, la patria da riconquistare. Questo muove Ulisse, non il senso di colpa che l’eroe omerico non prova. Insomma, più dell’Achille non binario e dell’Elena nera, il tradimento di Nolan mi appare ben più grave perché cucina in salsa woke una vicenda che aveva tutto un altro senso e apriva a un’era nuova per l’Occidente, non ne descriveva il declino.
I leoni da tastiera da quando sei stato arrestato dicono che sei come lo stato – quello che ti ha messo ai domiciliari – che fa la morale, ma poi vende i gratta e vinci. Cosa rispondi ai tuoi haters?
Gli haters sui social sono inevitabili per un personaggio esposto e divisivo come me, figuriamoci se questo personaggio viene arrestato. Io non ce l’ho con loro. Il male non sono i social, il male è nei media mainstream che costruiscono le narrazioni che più convengono loro. Nel mio caso la narrazione del cattolico puritano che in realtà è un losco truffatore che accumula milioni di euro navigando materialmente tra i lingotti d’oro funziona, è una storia perfetta con cui si prendono due piccioni con una fava: si demolisce un personaggio anche politicamente sgradito e si ottiene massima attenzione, tanti click. C’era il vertice di Ankara della NATO il giorno in cui sono stato arrestato, ma ci sono prime pagine del 9 luglio in cui la mia foto era dieci volte più grande di quella di Trump o Meloni. Adinolfi ai ceppi fa vendere e fa godere i tanti che da anni cercavano di travolgermi col fango. È il gioco della vita, se decidi di essere come Ulisse, un intelligente che combatte: non puoi pretendere di non avere nemici potenti. Mi aspetto ancora che il pm archivi le accuse inconsistenti contro di me, il pm precedente aveva chiesto l’archiviazione in una vicenda analoga scrivendo nero su bianco che “la condotta denunciata non appare idonea ad integrare alcuna ipotesi di reato”.
Ti proclami, dunque, innocente?
Mi sento come Walter Chiari, presero un suo vizio e lo sbatterono in galera quand’era al massimo del successo e lui scriveva addolorato dello spettacolo reso da coloro che godevano della sua disgrazia. Non è che ci fossero i social negli Anni Settanta, ma quando ne uscì innocente comunque gli avevano spento la luce negli occhi. Mi riguardo Detenuto in attesa di giudizio, un film che ho scoperto essere stato girato nell’anno in cui sono nato, il 1971. La macchina della giustizia può stritolarti, io trascorro i giorni provando a non impazzire e pregando, Cristo è l’unico amico che non ti abbandona mai. Hanno persino scritto che Cristo Regna fosse la causale di bonifici per tre milioni di euro, una bufala totale. Ma sempre utile alla narrazione. Ho l’unica colpa di essere un giocatore e giocando collettivamente in molti, moltissimi, con me hanno vinto e alcuni stravinto: ho già fatto i nomi alla gip e al pm perché io voglio essere totalmente collaborativo e voglio aiutare le indagini, per quelli che hanno perso mi dispiace e come sempre ho fatto in vita mia sarò al loro fianco, ma non di approfittatori ed estorsori e veri criminali che invece vogliono approfittare di questa vicenda per arricchirsi sulla mia pelle. Altro che haters, sono questi i veri odiatori (ed evasori fiscali) ma se ci sarà processo con loro ci vedremo lì. Continuo a credere nonostante tutto nella giustizia. Se non altro in quella di Dio. Tra qualche giorno, nella festività dell’Assunzione, sarà il mio compleanno e spero che Maria vorrà volgere il suo sguardo benevolo sul suo figlio ferito a terra in più col braccialetto elettronico alla caviglia. Mi dicono gli agenti che vengono a controllare che non evada dai domiciliari, che alla procura di Roma il braccialetto sia riservato solo a stalker pericolosi, stupratori e spacciatori, mai a un accusato di truffa come me neanche rinviato a giudizio. Ma accetto il crucifige, il Vangelo è chiaro, Gesù ci dice: hanno perseguitato me, perseguiteranno voi. La foto che usano di più è quella mia con il crocifisso, con intento denigratorio: non sanno che è quella che mi è più cara. I giudici mi hanno vietato pure di andare a messa, quando ero sull’Isola dei Famosi sono stato l’unico naufrago in vent’anni di storia di quel reality a far mettere nel contratto il mio “diritto alla messa”. Ma, come ho detto all’inizio, vogliono colpirmi in ciò che ho di più caro per spezzare ogni resistenza. Però io sono Ulisse: può sembrare che questi dei potentissimi riescano a togliermi tutto ma non mi piegherò, percorrerò tutto il mio viaggio e per quanto difficile possano rendermelo, arriverò ad Itaca e inizierà una stagione tutta nuova.