Utensili, vestiti e parenti inaspettatamente in Questura. Detta così significa niente, ma sono le tre chiavi per spiegare come sta evolvendo l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, uccise dalla ricina a Pietracatella nei giorni a ridosso dello scorso Natale. Un caso di cui s’è parlato per mesi e che ha catalizzato l’attenzione dei media, ma che ora sembra davvero essere giunto a una svolta. In ore, forse pochi giorni, dovrebbe essere formalmente indagata una prima persona. Dalla Procura della Repubblica di Larino smentiscono, ma le voci e le indiscrezioni che circolano cominciano a essere decisamente troppe per non credere che effettivamente si arriverà a almeno un nome nel giro di pochissimo tempo.
Il fatto stesso che questa mattina in Questura a Campobasso siano stati visti il fratello di Antonella Di Ielsi e la cognata (moglie del fratello) lascia supporre che si sia già in una fase specifica. Come se, insomma, prima della bomba mediatica che inevitabilmente esploderà si volessero “avvisare informalmente” i familiari di Antonella sullo scenario che si va configurando. Oggi, infatti, non erano previste escussioni proprio perché avrebbe dovuto avere luogo un summit tra Procura e Questura per fare un punto sulle indagini e, soprattutto, per capire come gestire l’inevitabile clamore anche a tutela della famiglia stessa.
Secondo quanto emerso dai laboratori tedeschi del Robert Koch Institute, infatti, gli esiti analitici avrebbero evidenziato tracce e "anomalie significative" legate alla presenza di ricina su oggetti prelevati nell'appartamento. In particolare su alcuni abiti e su alcuni utensili. In questa chiave è da leggere anche la nuova escussione, nei giorni scorsi, dell’infermiere amico di famiglia chiamato a somministrare una terapia endovenosa alla quindicenne prima del decesso.
Il nodo da sciogliere, a quanto pare, resta esclusivamente quello della somministrazione e le domande, in estrema sintesi, a questo punto sono due: chi ha portato la ricina in casa e quante sono state le effettive somministrazioni? Sembra che alla prima, sempre secondo le solite voci di corridoio, si sia già data una risposta, mentre per la seconda bisognerà aspettare anche la comparazione di tutti i dati scientifici raccolti. Intanto, sul piano delle indagini tradizionali, il lavoro degli inquirenti prosegue per capire non tanto chi altro potrebbe aver collaborato al delitto, ma i ruoli di ciascuno, visto che appare chiaro che chi ha agito non può averlo fatto in solitaria e senza una collaborazione o prima o dopo l'avvelenamento.