Per giorni s’è pensato che fosse fatta e che, massimo entro un paio di settimane, si sarebbe arrivati all’iscrizione di almeno un nome nel registro degli indagati per il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Secondo le solite voci indiscrete è così che andrà, ma in queste ore la Procura della Repubblica di Larino ha disposto un nuovo accertamento tecnico irripetibile su alcuni dispositivi informatici che, al netto di tutto, spiazza un po’ rispetto alle certezze fin qui maturate. Ci sta che sia un passaggio obbligato, così come ci sta che – ferma restando la posizione decisamente scomoda di una persona – si voglia effettivamente valutare chi altro – come e in che ruolo – potrebbe finire a sua volta iscritto sul registro degli indagati. Quindi è una retromarcia? No, semmai è l’ennesima conferma che se anche si dovesse arrivare a un primo indagato a breve, le indagini continueranno nella volontà, da parte degli inquirenti, di escludere con assoluta certezza l’ipotesi dell’incidente e, soprattutto, nella consapevolezza che, escluso l’incidente, a agire non possa essere stata una sola persona.
Il provvedimento firmato dal Sostituto Commissario Roberto Valente della Squadra Mobile di Campobasso per conto del PM, infatti, è il segnale chiaro che la Procura intende scavare a fondo e non lasciare nulla al caso. L'operazione tecnica è fissata per la mattina del 28 settembre 2026 presso la Sala Rosano della Questura di Campobasso. Lì, gli specialisti della Terza Divisione STAI della Direzione Centrale Anticrimine si metteranno al lavoro su un vero e proprio deposito informatico sequestrato lo scorso 31 luglio nell'abitazione di via Risorgimento e convalidato dal giudice il 3 agosto. Il materiale finito sotto chiave è una miniera di possibili dati: un computer desktop Lenovo ThinkCentre e ben dieci pen-drive di ogni forma e capacità, da vecchi supporti da poche centinaia di megabyte fino a più moderne chiavette USB. Molte di esse portano la dicitura "Carta Nazionale dei Servizi" e sono ricoperte da etichette cartacee scritte a penna con nomi di terze persone e lunghi codici identificativi numerici.Quasi certamente roba di lavoro di Gianni Di Vita che, lo ricordiamo, è un noto commercialista.
Si procederà a estrarre la copia forense in triplice copia e successivamente lavorare alla "copia fine" indicizzata per scandagliare la memoria digitale dei dispositivi alla ricerca della verità. I tecnici della Polizia di Stato dovranno passare al setaccio anni di storia informatica, dall'epoca della prima accensione di ogni dispositivo fino al suo ultimo utilizzo, per cercare tracce di navigazione internet direttamente orientate all'approvvigionamento della ricina da parte di Sara Di Vita o di sua madre Antonella. Non solo: il mandato impone di spulciare chat, messaggi vocali, profili social network, foto, diari digitali, note personali sugli alimenti consumati nei giorni precedenti all'intossicazione e ogni documento riferibile a patologie o condizioni fisiche sofferte dalle vittime tra il 24 e il 28 dicembre 2025.Ma, dettaglio non certo trascurabile, tra i quesiti c’è anche quello di risalire a eventuali metadati che permettano geolocalizzazioni.
Le operazioni di svolgeranno alle presenza dei legali di parte e dei consulenti tecnici nominati dagli indagati e dalle persone offese — tra cui figura la giovane sopravvissuta Alice Di Vita insieme al padre e ai parenti vicini — mentre le conclusioni del lavoro svolto dovranno essere depositate in sessanta giorni.