Una persona particolarmente vicina a Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è finita ancora di più al centro dei sospetti in seguito a una intercettazione in cui, parlando con alcuni conoscenti, racconta versioni dei fatti – quei maledetti giorni a ridosso del Natale - totalmente in contrasto con quanto riferito, invece, agli inquirenti. L’indiscrezione ci è arrivata esattamente così come la riportiamo, per altro in un momento in cui su Pietracatella s’è cucita ogni bocca dopo un summit voluto dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, proprio per chiedere il silenzio assoluto e nessun rapporto con la stampa a tutte le parti coinvolte nelle indagini.
Verificare quell’indiscrezione, quindi, c’è stato impossibile. Ma è arrivata da più parti e sembra incastrarsi con il cambio di marcia a cui si è assistito in questi ultimi giorni. Pur con tutti i doverosi condizionali del caso, quindi, viene da dire che la persona in questione dovrebbe essere Gianni Di Vita e che, proprio da quella intercettazione, sarebbe partito il nuovo giro di audizioni a cui s’è assistito nelle scorse settimane. Significa che è indagato? No, al momento assolutamente no. Ma che la sua posizione potrebbe essersi complicata o aver richiesto ulteriori approfondimenti proprio per capire alcune contraddizioni che sarebbero emerse e avere le dovute spiegazioni.
Intanto, come ormai noto, si aspettano risposte da Berlino, dove gli esperti del Robert Koch Institute stanno analizzando reperti e campioni prelevati. I termini per i primi due quesiti – la ricina nei tessuti biologici di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e le verifiche sui 131 reperti prelevati in casa il 30 luglio – sono già scaduti a cavallo tra luglio e agosto. Nessun atto ufficiale è stato depositato, ma la procura ha autorizzato l'invio di informative parziali prima della perizia conclusiva. Gli altri due punti riguardano la caccia agli anticorpi nel sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, oltre all'analisi su 73 campioni alimentari prelevati in cucina tra dicembre e gennaio. Dentro questo blocco ci sono pure due borracce trovate vicino al camino – una piena d'acqua e sedimenti scuri – e una boccetta di vetro con polvere granulare recuperata a casa della madre di Di Vita.
Nel frattempo gli inquirenti hanno congelato gli interrogatori dopo aver sfiorato quota duecento audizioni. La polizia sta incrociando i verbali: le testimonianze dei parenti di Antonella, compreso il fratello Luigi con la moglie, sono state sovrapposte alle parole dei conoscenti di Gianni Di Vita, tornato in Molise dal Piemonte. Si scava anche sulle amiche di Alice per ricostruire la cronologia del 23 dicembre, la sera che la ragazza ha passato fuori casa salvandosi dalla cena fatale.
Oggi, lunedì 28 settembre, partono le analisi sui supporti digitali sequestrati: un computer e dieci chiavette USB. Gli informatici hanno sessanta giorni per estrarre chat, file e cronologie di ricerca. È l'accertamento irripetibile che, secondo gli inquirenti, potrebbe servire a trovare le tracce della ricetta del veleno, mentre le indagini si concentrano sul luogo fisico dove le piante di ricino sono state lavorate. E’ notizia di queste ore, infatti, che “il laboratorio della morte” potrebbe essere stato individuato e che, quindi, il veleno non è stato acquistato nel dark web come invece s’era creduto fin qui.