Un omicidio macabro quello del trentanovenne Fabio Colapietro, avvenuto il 21 settembre in via Gulli 46 a Torino. A rendere la vicenda ancora più drammatica non è soltanto la brutalità dell'occultamento del cadavere - sezionato e nascosto in sacchi neri e recipienti colmi di cemento a presa rapida -, ma un elemento che crea un profondo cortocircuito: il coinvolgimento diretto di Nicole Formichetti, quarantasettenne insegnante di italiano originaria di Rieti. La donna, che viveva in affitto nell'appartamento teatro del delitto, era in organico presso l'istituto “D'Oria” di Ciriè, ma per l'anno scolastico in corso non si era ancora presentata in aula citando generici motivi personali. Un profilo estremo che ha spinto i media a ribattezzarla “Da prof modello a Satana”.
Cosa è successo in via Gulli 46?
L'intreccio della tragedia si definisce nei suoi aspetti più inquietanti attraverso l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP Antonio Borretta. La miccia sarebbe stata un banale tentativo di furto: la vittima si sarebbe introdotta di nascosto nella stanza per sottrarre un bracciale d'oro e 50 euro a Cristian Matheus De Oliveira Morando mentre questi dormiva. Sorpreso nel sonno, De Oliveira Morando ha reagito immobilizzando l'intruso in una presa al collo rivelatasi fatale. All'aggressione iniziale è seguita una gestione fredda e disperata delle fasi successive, condotta dall'esecutore materiale insieme alle due donne presenti nell'alloggio: la Formichetti e Keith Simon Domingo (nota come “Sara” o Butig). Dalle intercettazioni ambientali riprese durante un crollo emotivo del giovane davanti ai familiari, emerge il suo tentativo di scaricare il peso delle responsabilità sulla docente. Soprannominata dagli altri "Satana", l'insegnante viene indicata come la vera mente strategica del dopo fatto, guidata dall'ossessione di eliminare ogni traccia pur di tornare alla vita di sempre. Prima della confessione, De Oliveira Morando, provato da ansia e sostanze, ha inviato un allarme criptico alla madre parlando di un insopportabile "odore di arance": una metafora legata al suo paese d'origine - dove si usano agrumi in acqua per coprire le esalazioni della decomposizione - che ha fatto capire alla donna cosa stesse accadendo. Da lì, la sequenza d'orrore: scartata l'ipotesi di buttare il corpo in una valigia nel fiume, i tre hanno sezionato la salma nella vasca da bagno, dividendo i resti in 16 sacchi neri poi immersi nel cemento a presa rapida.
Cosa sappiamo di Nicole Formichetti, la prof oggi chiamata “Satana”?
I racconti dei vicini di casa restituiscono il ritratto di una donna da tempo in caduta libera. I residenti dello stabile descrivono una figura provata, "sempre con una birra in mano a qualsiasi ora", e una vita domestica segnata dal costante consumo di alcol e da un continuo viavai di presenze estranee. Un degrado confermato dalle intercettazioni dell'indagato: “La direzione dell'attività svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo 'Satana'”.
Lo stato delle indagini
Gli accertamenti hanno confermato che a procurare il carico di droga era stato proprio Colapietro, pusher noto alle forze dell'ordine, che avrebbe fatto la spola per tre volte tra l'appartamento e la vicina piazza di spaccio di Parco Sempione. La situazione è poi precipitata quando la vittima, rivendicando un mancato pagamento, ha provato a rubare i soldi e il bracciale a Morando, innescando la reazione mortale. Dopo oltre due ore trascese in vani tentativi di rianimazione cardiaca, il gruppo ha deciso di far sparire il corpo, con la Formichetti che cercava su Google guide su come disfarsi di un cadavere. Durante l'interrogatorio di garanzia le posizioni si sono staccate: la docente si è avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre la Butig si è detta estranea all'aggressione, sostenendo di essere stata minacciata dagli altri due e costretta a comprare i sacchi prima di vagare in stato confusionale per la città.
Quali sono e come funzionano le sostanze utilizzate dagli indagati la notte del delitto
CRACK
Derivato della cocaina in forma di cristalli destinati a essere fumati o inalati attraverso apposite pipette. Questa modalità di assunzione permette al principio attivo di raggiungere i polmoni e il torrente ematico istantaneamente, impiegando appena pochi secondi per impattare sul cervello. L'effetto iniziale scatena un imponente rilascio di dopamina, provocando un “rush” di euforia violenta ma di brevissima durata, compresa in genere tra i 5 e i 10 minuti. Esaurito il picco, subentra una drastica caduta dei livelli neurochimici: il cosiddetto “crash”. Durante questa fase di discesa rapida, la mente sprofonda in uno stato di ansia persecutoria, forte depressione e paranoia acuta, che sfociano con estrema facilità in spinte aggressive e incontrollabili. Contestualmente insorge il “craving”, un bisogno compulsivo e spasmodico di reiterare l'assunzione per placare l'angoscia della discesa. È la sostanza dell'impulsività cieca e della furia immediata.
LSD
Tra le più potenti sostanze psichedeliche conosciute, l'acido lisergico diethylamide è un allucinogeno sintetico che agisce direttamente sui recettori della serotonina nel cervello. A differenza degli stimolanti, l'LSD altera in modo radicale la percezione della realtà, il pensiero e la consapevolezza sensoriale per una durata compresa tra le 8 e le 12 ore. Durante la fase acuta del cosiddetto “trip”, provoca profonde distorsioni visive, alterazioni nella percezione del tempo e dello spazio e il fenomeno della sinestesia (la sovrapposizione dei senses). Portando alla dissoluzione del senso d'identità e del giudizio critico, la sostanza espone al concreto rischio di precipitare in un “bad trip”: una condizione di panico incontrollabile, deliri paranoici e incapacità di valutare i pericoli reali. Nel contesto del delitto, ha trasformato l'ambiente domestico in una vera e propria gabbia psicotica.
Funghi allucinogeni
Contengono psilocibina e psilocina, principi attivi naturali che condividono con l'LSD il meccanismo d'azione sui recettori serotoninergici. L'esperienza psilocibica dura mediamente tra le 4 e le 6 ore e si caratterizza per una spiccata introspezione emotiva unitamente a distorsioni visive e sensoriali (superfici che sembrano muoversi, colori alterati, alterazione della percezione corporea). Sebbene presentino una tossicità organica bassa, comportano elevati rischi psicologici: quando assunti in contesti di stress, paura o alterazione psico-fisica, possono innescare attacchi di panico, profondo smarrimento e perdita del controllo mentale, azzerando del tutto la capacità di valutare la gravità delle proprie azioni.
MDPHP (Monkey Dust / Polvere di Scimmia)
È la molecola più pericolosa e devastante del mix. Appartiene alla classe dei catinoni sintetici e agisce bloccando il riassorbimento di dopamina e noradrenalina, provocando un'iperattivazione estrema del sistema nervoso centrale. La sostanza sopprime temporaneamente la fatica fisica e la percezione del dolore, ma è tristemente nota per la sua spiccata capacità di scatenare psicosi acute imminenti, deliri di persecuzione, allucinazioni e una aggressività ferocissima. Molto diffusa nei contesti di “chemsex” per l'effetto disinibente, l'aumento della libido e il prolungamento delle prestazioni fisiche, l'MDPHP causa una totale derealizzazione e depersonalizzazione. Nel delitto di via Gulli ha agito come definitivo catalizzatore: ha azzerato i freni inibitori e l'empatia, trasformando l'ambiente in uno scenario di violenza sregolata e rendendo possibile l'agghiacciante gestione della salma.