Il caso Pisto – Ranucci è noto e non lo ricostruiremo, basta leggere uno dei tanti articoli apparsi come questo ben fatto sul Secolo d’Italia: l’ex conduttore di Report ha infatti pubblicato un post su Instagram, tra l’altro definendosi ancora “conduttore di Report Rai3”, cosa che non è più. Il primo ad abboccare è stato Open che ha rilanciato. La vicenda - oltretutto in puro stile Report - è quindi ormai ben conosciuta ma non si è chiarito bene perché il Ranucci definisca “meloniano” - tra l’altro come se fosse un insulto o uno stigma - il direttore Moreno Pisto.
Sorvoliamo sul “sedicente giornalista” che il teutonico (nel senso del nome) Sigfrido appioppa ad un collega in barba alla solidarietà tra colleghi sancita dall’Ordine. Tutto nasce dal fatto che l’ex – conduttore di Report prende una topica su un articolo del 25 settembre 2022, proprio il giorno delle elezioni politiche: il titolo è “Lo ammetto, ho votato per la migliore”, con sotto una foto della Meloni con due croci, ma scorrendo gli sarebbe comparsa anche una foto di Marco Pannella e della stessa Emma Bonino. Se Ranucci si fosse quindi preso la briga minimale per un giornalista di non fermarsi al titolo ma avesse letto tutto l’articolo avrebbe evitato la gaffe, infatti il direttore elenca tre voti utili per le elezioni: Giorgia Meloni, Enrico Letta, Carlo Calenda.
Tuttavia, alla fine c’è il colpo di scena e per vederlo bisogna appunto leggere l’articolo fino in fondo: Moreno Pisto ha votato la radicale Emma Bonino. Quindi del tutto infondata l’accusa di “melonismo”, anche perché Moreno ha fatto sia articoli a favore che critici verso la leader di Fratelli d’Italia, come deve essere un giornalismo genuinamente indipendente. Il malizioso Sigfrido però dice che è “meloniano”. Forse voleva indurre nel lettore del suo post il sospetto che la vicenda sia stata orchestrata dalla destra e in particolare dalla Premier, magari con il coinvolgimento della Rai e di qualche dirigente? Speriamo di no. Vogliamo ancora credere che sia stata una svista e una presupposizione dovuta al fastidio di leggere un articolo fino in fondo limitandosi ai titoli e le foto. Sarebbe sempre una superficialità ma meglio della seconda ipotesi complottista.