Se l’è presa comoda, Ranucci, prima di citarci.
Dopo quattro mesi di inchiesta si ricorda finalmente di noi e del direttore Moreno Pisto. Di MOW, che lui chiama ironicamente “maomao”. In ogni caso, la cosa interessante è questa. Ranucci ci cita dandoci una notizia, un po’ come se una spia, prima ancora di essere torturata, ci fornisse delle informazioni sensibili così, gratis.
Perché Moreno Pisto era andato a cercare Laura Cianfoni dove gli avevano detto che abitava. Non si aspettava certo di scoprire che quell’appartamento fosse nella, cito, “disponibilità” di Ranucci.
Andiamo avanti, Ranucci si ricorda di noi ora che vuole provare a sputtanarci, ma, per farlo, usa il solito schemino alla Report, forse il metodo più marcio dell’informazione d’inchiesta in Italia, a un passo dal puro complottismo e dal delirio narrativo. Tanto per cominciare la butta in politica: Moreno Pisto è meloniano, tirando fuori un editoriale del direttore di MOW che, però, non ha letto (se lo avesse letto avrebbe visto che Moreno Pisto, nel 2022, non aveva votato Meloni e dunque non era meloniano, ma aveva votato Emma Bonino). Questo serve ad attivare la sua fan base di infervorati in cerca di pericolosi fascisti, anche se essere meloniani - e Pisto non lo è - non è un difetto in una democrazia.
Poi passa alle insinuazioni: “Pisto si è giustificato dicendo che sta semplicemente facendo il suo lavoro, di questo non ho dubbi. Bisogna capire per conto di chi.” Quindi si sta insinuando che Pisto stia lavorando per conto di qualcuno? Che non sia poi così indipendente? Che sia pilotato? Pare proprio di sì, infatti Ranucci rincara la dose in un secondo post: “Fari accesi su chi sta finanziando Mow Mag.” Certo, se si riferisce al fatto che con il direttore siamo finiti spessissimo sulla Rai non dovrebbe stupirsi: la Rai ha finanziato per anni, fino a pochi mesi fa, anche il suo lavoro, le sue pseudoinchieste, e così via. Dunque, tutto normale. Ma quello è secondario.
Visto che Ranucci ha parlato tanto di chi finanzia chi, come glielo spieghiamo al giornalista di razza che si vanta di fare informazione libera e indipendente, che lui fino a ieri è stato pagato (bene) dall’unica tv di Stato che c’è in Italia, cioè l’unica per definizione che “DIPENDE DALLA POLITICA”, mentre noi campiamo grazie a un editore davvero puro e indipendente, fuori dai circolini, che con le altre testate si occupa di tutt’altro e che non ha mai dettato la linea editoriale di MOW, del direttore o di altri dentro il giornale.
Tra l’altro non ci risulta ci sia alcun faro acceso su chi ci finanzia. E se serve chiarire possiamo farlo molto facilmente, a differenza di chi è immischiato nel giro di soldi di Lavitola e dei suoi soci in Zimbabwe, sì, in Zimbabwe, dove Ranucci ha rilasciato un’intervista sul carbon credit (poi misteriosamente scomparsa), il settore dell’amico e forse mandante della bomba Valterino, e su cui abbiamo condotto degli approfondimenti e ci siamo posti delle domande (su quelle, Ranucci, però preferisce non rispondere).
Fa ridere, infine, come Ranucci si lamenti del linciaggio mediatico buttando in pasto alla massa di suoi lettori i suoi “avversari”, colpevoli di fare il lavoro che lui si vanta di aver condotto per decenni sulla rete pubblica. E fa ridere ancora di più che a farlo sia un giornalista di inchiesta che non ne azzecca una sul racconto della visita sotto (SOTTO, NON DENTRO) casa sua e su chi quella azione l’ha compiuta.