Ieri, al TG1, in un servizio firmato da Martino Villosio, è spuntato un articolo molto particolare. Parliamo di un'intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci a un giornale dello Zimbabwe, The Standard. Tema? Il carbon credit, e una "grande inchiesta sul caso di presunta corruzione riguardante un investitore italiano". Un'intervista che, secondo le informazioni in nostro possesso, ha destato qualche preoccupazione anche tra qualche inviato storico di Report, che ha cercato di informarsi per vie confidenziali. Ma ancora più particolare è stata la conseguenza, poche ore dopo la messa in onda del servizio infatti l'articolo è sparito dal web (ma noi ve lo riproponiamo integralmente).
Ranucci e il carbon credit, l'impressione è che a questa storia manchino ancora parecchi pezzi. L'amico fraterno Lavitola ha cercato di inserirsi nel settore in Africa: questo, ormai, è dato assodato. Ci sono società, documenti e dichiarazioni dello stesso Lavitola che lo testimoniano. Ma il conduttore c'entrava qualcosa?
Al centro di tutto c'è la cena dell'1 novembre 2025 al Cefalù: al tavolo Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci e i vertici di Urban Vision, Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni. Su quella cena le versioni sono cambiate: prima De Marchi l'ha bollata come una cena casuale, in cui non si è parlato di carbon credit. Poi Ranucci, qualche giorno fa, ha chiarito: "Siccome a Report ci eravamo occupati del carbon credit, ho spiegato come si potevano fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore". Lavitola poi, nella sua ultima intervista prima dell'arresto rilasciata a MOW, ha detto: "Ranucci non ha mai fatto nessuna consulenza a Urban Vision". Ma a lui sì? È quello che stanno cercando di capire anche gli inquirenti, che hanno avviato verifiche per chiarire quanto il suo presunto movente manipolatorio abbia provato a interferire nel lavoro di Report.
La strana cronologia
Ed è la cronologia ad essere altrettanto degna di nota. Siamo al 5 luglio 2026, la presunta firma di Valter Lavitola sull'ordigno a Pomezia è appena spuntata. Il 4 luglio infatti gli inquirenti effettuano la prima perquisizione a casa del faccendiere, scoprendo per la prima volta le loro carte, e nella notte fra il 4 e il 5 luglio ci sarebbe stata la famosa telefonata, avvenuta tramite sistemi criptati ma captata dalla microspia nella macchina di Lavitola, ricevuta dal conduttore intorno alle 3:30 del mattino e durata circa due ore. Una telefonata che ha destato interrogativi: il carnefice chiama la vittima e lo avvisa della perquisizione, e insieme ragionano su alibi e movente.
Il giorno dopo sullo Standard, esce quest'intervista. Ranucci viene intervistato da Kenneth Nyangani, che lo presenta come giornalista che sta indagando su un caso riguardante un investitore italiano che sarebbe stato truffato in Zimbabwe da un uomo che sosteneva di avere legami con il Presidente Emmerson Mnangagwa.
La replica di Ranucci
Ma l'intervista, alla luce dei fatti, non può che suscitare svariate domande e perplessità. La prima, e la più importante: è vera? È una domanda lecita, e in questa storia non si sa mai, perciò ce la siamo posta. E per toglierci il dubbio abbiamo telefonato proprio Sigfrido Ranucci, che ha replicato: "Cosa c'è di male in quell'intervista? Io cose false non ne faccio".
Ma a farci sorgere il dubbio, oltre all'anomalia della circostanza (quanti giornalisti italiani vengono intervistati dai giornali dello Zimbabwe?) è lo stesso formato dell'articolo. Le domande seguono una progressione anomala, sono lunghe e il giornalista vi inserisce affermazioni fattuali molto specifiche. Sapeva dove andare a parare, e lo serve all'intervistato su un piatto d'argento.
E se le domande sono strane, ancor di più lo sono le risposte. C'è una strana corrispondenza fra le due, e le risposte poi sono generiche, infarcite di ovvietà. Ma, arrivati al clou dell'intervista, il tono cambia, e sul carbon credit diventano improvvisamente dettagliate e precise. L'assetto generale dell'intervista poi, a dire il vero, è piuttosto promozionale: sembrerebbe un articolo uscito per far dire a Ranucci cose rassicuranti sullo Zimbabwe e per parlare di questa presunta truffa subita da investitori italiani. Ma perché Ranucci si presta a questa strana specie di marchetta? Quando glielo chiediamo rivendica la lunga storia di Report sul carbon credit, poi, arrabbiato, riattacca.
Le domande che restano aperte
Assodato quindi che l'intervista è vera, è inevitabile farci e fare ai diretti interessati altre domande e osservazioni.
Prima: è stata autorizzata dalla Rai, trattandosi di un vicedirettore di rete che parla a un giornale estero di un'inchiesta in corso?
Seconda: esiste davvero un'inchiesta di Report sul carbon credit in Zimbabwe, o è un'iniziativa personale mai formalizzata in redazione?
Terza: come è nata questa intervista? Valter Lavitola, che proprio in Zimbabwe aveva il centro dei suoi affari, ha avuto un ruolo? Il profilo degli "investitori italiani", poi, sembrerebbe coincidere proprio con quello di Lavitola e il suo gruppo, Mazzoni e De Marchi. E la "truffa" raccontata nell'intervista somiglia molto a quella descritta dallo stesso Lavitola nella telefonata a MOW che ha preceduto il suo arresto. Un tentativo di screditare il suo ex socio locale, Ben Chimutengo, che secondo Lavitola lo avrebbe ricattato chiedendo o di vendergli la propria quota di minoranza per 400.000 euro, o di comprare lui l'intera quota di maggioranza per 30.000 dollari, vicenda poi risolta, a suo dire, con un pagamento di 5.000 dollari.
Ultima e più grave questione: se il legame con Lavitola è quello emerso dagli atti, un rapporto descritto come "fraterno", con incontri regolari, allora Ranucci si troverebbe in un evidente conflitto d'interessi, avendo di fatto prestato la propria credibilità professionale e il proprio programma a sostegno degli interessi economici e reputazionali di un amico stretto, oggi indagato come mandante dell'attentato contro di lui. Tra l'altro, sempre secondo il TG1, il testo dell'intervista sarebbe stato sottoposto da Ranucci a Lavitola, in dei messaggi finiti poi agli atti. Un'ulteriore conferma che il faccendiere fosse a conoscenza dell'inchiesta di Ranucci e dell'intervista. Una circostanza che, se confermata definitivamente, si andrebbe a configurare come gravissima. Un uso strumentale, per fini privati, della tv di Stato e dei mezzi di Ranucci (lautamente pagati dagli italiani come ha dimostrato Il Tempo).
E poi infine, perché si sono affrettati a far sparire l'intervista? Chi l'ha fatta sparire? Noi, per fortuna, siamo riusciti a salvare il testo, che ora vi riportiamo integralmente, tradotto in italiano:
L'intervista
Kenneth Nyangani ha intervistato Sigfrido Ranucci, vicedirettore di Rai Tre e conduttore di Report, il programma di giornalismo investigativo della RAI, l'importante emittente pubblica italiana. Ranucci sta indagando su un caso riguardante un investitore italiano che sarebbe stato truffato in Zimbabwe da un uomo che sosteneva di avere legami con il Presidente Emmerson Mnangagwa. Da quando lo Zimbabwe è tornato sotto i riflettori internazionali, dopo la fine dei 37 anni di governo del defunto Presidente Robert Mugabe nel 2017, il governo della "Seconda Repubblica" guidato dal Presidente Mnangagwa ha introdotto nuove politiche democratiche, dichiarando lo Zimbabwe "aperto agli affari" per tutti — cosa che ha suscitato grande interesse nella comunità internazionale. Il rinomato giornalista investigativo italiano è da tempo il volto del noto programma di Rai 3, Report, celebre per le sue inchieste su corruzione governativa, illeciti aziendali e criminalità organizzata. Ranucci vive sotto scorta da anni a causa delle numerose minacce ricevute per le sue inchieste internazionali.
In questa intervista, Ranucci afferma che il suo obiettivo è fare chiarezza sulle accuse di grande corruzione in Zimbabwe. L'intervista mira anche a comprendere meglio come la stampa internazionale veda lo Zimbabwe come meta di investimenti, e il futuro del Paese alla luce dell'obiettivo del governo di trasformarlo, entro il 2030, in una società a reddito medio-alto. Ranucci ha dichiarato che la redazione di Report sta preparando una grande inchiesta sul caso di presunta corruzione riguardante l'investitore italiano, con una squadra di giornalisti investigativi che sarà inviata dall'Italia e da altri Paesi. Ha inoltre espresso l'interesse a intervistare il Presidente per ottenere informazioni di prima mano sulla sua strategia di riavvicinamento ai Paesi europei. L'intervista offrirebbe inoltre al Presidente l'opportunità di rassicurare l'opinione pubblica internazionale e gli investitori stranieri sul fatto che chi sceglie di investire in Zimbabwe non incontrerà persone che, spacciandosi per rappresentanti della più alta carica dello Stato, cercano di appropriarsi delle loro aziende o dei loro investimenti. Ecco cosa ha dichiarato Ranucci:
Giornalista: Oggi abbiamo il privilegio di intervistare Sigfrido Ranucci. Secondo informazioni raccolte da fonti diplomatiche, lei starebbe valutando personalmente di condurre un'inchiesta sulla corruzione in Zimbabwe e in altri Paesi della regione. Data la sua reputazione e la credibilità del programma che dirige, un'iniziativa del genere potrebbe avere un impatto significativo sulle prospettive di sviluppo del Paese. Qual è il suo approccio iniziale quando si occupa di realtà complesse come la corruzione in un Paese come lo Zimbabwe, che secondo Transparency International Zimbabwe (TIZ) è classificato come il secondo Paese più corrotto della Comunità di sviluppo dell'Africa australe (SADC)?
Sigfrido Ranucci: Il mio approccio parte sempre da fatti verificati e documentati, cercando al contempo di comprendere il contesto senza pregiudizi. Raccontare realtà complesse significa ascoltare tutte le parti in causa, analizzare dati e testimonianze, e presentare un quadro il più completo e onesto possibile.
Giornalista: Alcuni investitori internazionali europei che hanno visitato il Paese descrivono lo Zimbabwe come una nazione di straordinaria bellezza naturale e enorme potenziale economico, ma segnata anche da povertà diffusa e persistenti difficoltà sociali, comprese sfide legate alla sicurezza alimentare in alcune aree rurali. Come si può raccontare questa complessità senza cadere in una narrazione unilaterale?
Sigfrido Ranucci: È essenziale evitare le semplificazioni eccessive. Ogni Paese ha punti di forza e debolezze, e il compito del giornalismo è proprio quello di raccontare entrambi i lati della storia. Solo così si può offrire al pubblico una visione equilibrata e rispettosa della realtà. Questo richiede la verifica di tutti i dati e sopralluoghi effettivi per raccogliere prove concrete su qualsiasi affermazione.
Giornalista: Lo Zimbabwe sta cercando di attrarre investimenti esteri attraverso la politica "Open for Business" avviata dal governo della Seconda Repubblica. Ritiene che una rappresentazione esclusivamente negativa del Paese possa scoraggiare gli investitori internazionali e compromettere gli sforzi per promuovere la crescita economica?
Sigfrido Ranucci: Il giornalismo non deve essere né promozionale né distruttivo. Deve semplicemente raccontare ciò che accade. Se emergono problemi, è giusto evidenziarli, ma allo stesso tempo è importante non ignorare gli sviluppi positivi e le opportunità.
Giornalista: Tornando alle informazioni provenienti da ambienti diplomatici secondo cui lei starebbe valutando di indagare su presunti casi di corruzione in Zimbabwe, non ritiene essenziale acquisire una conoscenza approfondita del Paese prima di realizzare un'inchiesta che potrebbe attirare l'attenzione dei media internazionali su questioni che potrebbero rappresentare solo una parte della realtà nazionale?
Sigfrido Ranucci: Assolutamente sì. Ogni inchiesta richiede tempo, studio e verifica. Non si può raccontare una realtà senza comprenderla appieno, altrimenti si rischia di presentare un quadro distorto.
Giornalista: Nel corso della nostra stessa indagine è emerso un caso di suo interesse, riguardante un gruppo di investitori internazionali, tra cui cittadini italiani, attivi nel settore dei crediti di carbonio e interessati a sviluppare programmi di agricoltura rigenerativa in collaborazione con le comunità locali. Quanto ritiene significativi questi progetti nel contesto africano?
Sigfrido Ranucci: Sono progetti molto importanti perché possono coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale. Tuttavia, è essenziale che vengano gestiti con trasparenza e nel pieno rispetto delle comunità locali.
Giornalista: Secondo alcune fonti, dopo anni di attività e dopo aver individuato investitori potenzialmente significativi, questo gruppo ha deciso di lasciare il Paese. Progetti che avrebbero potuto generare benefici ambientali ed economici per le comunità locali rischiano quindi di non essere mai realizzati. Come interpreta situazioni di questo tipo?
Sigfrido Ranucci: Situazioni di questo tipo vanno analizzate con attenzione. Le cause possono essere molteplici, da difficoltà operative a problemi legati al contesto normativo o istituzionale. L'importante è capire cosa sia realmente accaduto. Il ruolo dei media è quello di fare da cane da guardia. Dove ci sono zone grigie, soprattutto quando coinvolgono investitori internazionali, il giornalismo investigativo approfondito offre una prospettiva sulla vicenda e la massima visibilità internazionale possibile, oltre a richiamare l'attenzione delle autorità zimbabwesi sull'importanza di proteggere gli investimenti, garantire trasparenza istituzionale e combattere la corruzione.
Giornalista: Le stesse fonti sostengono che un socio locale, titolare di una quota di minoranza, abbia inviato messaggi presentandosi come persona vicina al Presidente dello Zimbabwe, mentre venivano avviate azioni legali inizialmente ritenute con scarse probabilità di successo. Quanto è importante verificare queste dinamiche prima di trarre conclusioni?
Sigfrido Ranucci: È fondamentale. Nel giornalismo investigativo nulla può essere dato per scontato. Ogni affermazione deve essere supportata da documenti affidabili e testimonianze credibili. Finora ho contattato direttamente l'Ambasciata dello Zimbabwe in Italia. L'Ambasciatore, pur essendo molto cortese, ha fornito una collaborazione limitata. In contrasto, un alto funzionario dell'Ambasciata si è dimostrato molto disponibile, fornendo informazioni ed esprimendo anche l'opinione che la persona che sostiene di agire per conto del Presidente sia in realtà un impostore. Tuttavia, questo caso ha un precedente: gravi accuse erano già emerse in passato nel documentario "Gold Mafia" prodotto da Al Jazeera, senza però ricevere il livello di attenzione internazionale che forse avrebbero meritato. Per questo motivo mi sto interessando a questa vicenda.
Giornalista: Secondo queste testimonianze, sarebbero sorte preoccupazioni sul fatto che il controllo di importanti concessioni potesse passare agli azionisti di minoranza, portando al ritiro degli investitori internazionali. Quali strumenti giornalistici utilizza per distinguere tra percezioni, preoccupazioni e fatti verificabili?
Sigfrido Ranucci: Ci basiamo su documenti ufficiali, incrociamo le fonti e cerchiamo conferme indipendenti. Solo così si può distinguere tra percezione e realtà.
Giornalista: Fonti locali riferiscono inoltre che numerose comunità rurali avevano espresso interesse per questi progetti. Quanto è importante l'impatto sociale di iniziative economiche che coinvolgono direttamente le comunità locali?
Sigfrido Ranucci: L'impatto sociale è centrale. Le comunità locali devono essere partecipanti e beneficiarie dei progetti, non semplici spettatrici. Questa è la vera democrazia, quella che porta a uno sviluppo autentico.
Giornalista: Naturalmente, tutte queste informazioni restano da verificare. Il nostro giornale intende esaminare i documenti, parlare con le persone coinvolte e raccogliere le posizioni di tutte le parti, comprese le autorità statali. Quanto è importante, nel suo lavoro, garantire il diritto di replica?
Sigfrido Ranucci: Il diritto di replica è un pilastro del giornalismo. Dare voce a tutte le parti è essenziale per costruire un racconto credibile e completo.
Giornalista: Nell'ambito di queste indagini sono stati presi contatti anche con l'Ambasciata dello Zimbabwe in Italia. Un funzionario si è detto disponibile a fornire informazioni e a sottolineare che lo Zimbabwe non dovrebbe essere considerato un Paese da cui gli investitori debbano tenersi lontani. Come valuta il ruolo delle istituzioni diplomatiche in casi come questo?
Sigfrido Ranucci: Le istituzioni diplomatiche possono offrire una prospettiva importante, ma anche in questo caso è necessario verificare le informazioni e confrontarle con altre fonti. Ciò che vogliamo è far emergere la verità, o eventuali irregolarità.
Giornalista: Il nostro giornale intende aprire un dibattito pubblico e invitare chiunque disponga di informazioni documentate a contribuire all'inchiesta. Quanto è importante il contributo di fonti esterne nel giornalismo investigativo?
Sigfrido Ranucci: È fondamentale. Molte inchieste nascono proprio grazie a informazioni fornite da fonti esterne. Tuttavia, ogni informazione deve essere rigorosamente verificata.
Giornalista: Allo stesso tempo, siamo interessati a raccogliere esempi positivi e storie di investimenti di successo in Zimbabwe. Ritiene importante bilanciare le critiche con le storie di successo?
Sigfrido Ranucci: Sì, è importante. Raccontare anche le esperienze positive contribuisce a offrire un quadro più completo ed evita narrazioni distorte.
Giornalista: Secondo molti osservatori internazionali, sostenere lo sviluppo economico dei Paesi africani è una strategia efficace per affrontare le cause profonde della migrazione. Qual è la sua opinione in merito?
Sigfrido Ranucci: Lo sviluppo economico può certamente contribuire a ridurre la migrazione forzata, ma deve essere sostenibile e inclusivo. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi.
Giornalista: Tuttavia, se emergesse che un singolo individuo possa tentare di appropriarsi di iniziative imprenditoriali private presentandosi come rappresentante delle istituzioni statali senza conseguenze, non si tratterebbe di una questione estremamente grave? Quanto è centrale la responsabilità istituzionale nelle sue inchieste?
Sigfrido Ranucci: È una questione centrale. La responsabilità istituzionale è fondamentale per garantire fiducia, trasparenza e Stato di diritto.
Giornalista: Infine, se questi fatti venissero confermati, la priorità sarebbe rafforzare la lotta alla corruzione e a qualsiasi forma di abuso in grado di danneggiare la credibilità internazionale dello Zimbabwe. Che ruolo può svolgere il giornalismo in questo processo?
Sigfrido Ranucci: Il giornalismo ha il dovere di portare i fatti alla luce, stimolare il dibattito pubblico e contribuire alla trasparenza. È uno strumento essenziale per la democrazia.
Giornalista: Grazie per il suo tempo e per l'immenso contributo mentre continuiamo a sviluppare questa storia sulla grande corruzione in Zimbabwe.