Gli avvocati di Lavitola hanno dato l'ennesima versione. Ora, per bocca dei suoi legali, il patron del Cefalù ha tentato di togliere dai guai quelli che per lui sono come “un figlio e un fratello”, Gomes Clesio Tavares e Sigfrido Ranucci. È l'ennesimo aggiornamento di una storia che dal suo avvio ad oggi ha solo due punti fermi, al suo inizio e alla sua fine: Lavitola e la bomba. Nel mezzo c'è stato e continua a esserci di tutto. Questa è solo l'ennesima versione, ma c'è anche un'altra storia che non regge, ed è quella che riguarda la cena con Urban Vision al ristorante Cefalù.
Quando abbiamo parlato con Valter Lavitola, il giorno prima che venisse arrestato, lo abbiamo lasciato parlare. Giustificarsi, spiegare, bisognerebbe dire anche depistare alla luce di quanto sta emergendo. Era la prima volta che ci sentivamo, gli abbiamo fatto poche domande, apparentemente innocue. Una di queste era: cosa c'entra Urban Vision? La sua risposta è stata la seguente: “Non c'entra proprio niente, Ranucci non ha mai fatto nessuna consulenza a Urban Vision, non c'entra nulla. Abbiamo fatto una cena una volta perché lo volevano conoscere e gli ho detto ‘ti dispiace se faccio venire questi altri’. Non c'è stato nessun problema, siamo rimasti alla fine della cena, abbiamo bevuto qualcosa insieme, se non sbaglio”. Questa storia di Urban Vision, lo scorso luglio, l'aveva tirata fuori il Fatto Quotidiano, parlando di una “cena con i potenziali investitori sul carbon credit africano”, gli investitori erano Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, AD e Presidente di Urban Vision, società italiana che si occupa di pubblicità e cartellonistica, leader in una nicchia molto specifica, quella della pubblicità sui ponteggi dei cantieri di restauro, di monumenti e palazzi storici, che nel suo network editoriale può contare sulla rivista Rolling Stone e sul podcast di Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola “Viva el Futbol”. Insomma, una società di comunicazione digitale con varie ramificazioni. Ma al tavolo con Lavitola l'affare di cui parlano, secondo il Fatto, è un altro: un maxi-progetto africano sui carbon credit, valutato “1,3 miliardi di euro all'anno”, che da quanto si legge sul Corriere “non andò in porto”. Lo stesso Corriere sull'accaduto ha intervistato De Marchi, che ha minimizzato: “L'incontro con Ranucci è avvenuto in modo totalmente casuale e fortuito. Ci siamo uniti al tavolo con loro ed è durato pochissimo”. Qualche chiacchiera di circostanza, carbon credit? No, “carboidrati” smorza De Marchi, che poi alla domanda se Urban Vision è dunque estranea ai fatti risponde “Totalmente”. Ma certo! Cosa c'entra un'impresa pubblicitaria con le foreste di mangrovie in Africa e i crediti di carbonio. Ma del resto anche: cosa c'entrano due imprenditori, il giornalista d'inchiesta più famoso d'Italia e un pluripregiudicato allo stesso tavolo? Tra l'altro pochissimo tempo dopo la bomba, a fine ottobre del 2025. Be', in realtà i contatti non si fermano ai “carboidrati” e al “potenziale”. Noi, a Valter Lavitola, abbiamo fatto quella domanda perché eravamo già su una pista che ora trova conferme. Anche in questo caso, come spesso in questa storia, la versione di Lavitola non torna del tutto. O almeno, può anche essere vera, possiamo credere alla cena casuale, in cui non si è parlato di carbon credit, ma in tutta questa storia si sono dimenticati di raccontarci un pezzo. Perché De Marchi e Mazzoni con i carbon credit c'entrano eccome, e i collegamenti risultano essere molto più datati della cena del Cefalù. E ora vi spieghiamo meglio, partendo da Urban Vision.
Urban Vision
Urban Vision nasce nel 2004, con socio unico Filmas S.r.l. e Gianluca De Marchi Amministratore Unico. Nel maggio 2005 la governance si allarga a un Consiglio di Amministrazione di tre componenti, con De Marchi che ne diventa presidente, Ricardo Avila e Cristiano Brau. Sei mesi dopo, il 21 novembre 2005, De Marchi assume anche la carica di amministratore delegato, affiancato in questo ruolo dallo stesso Avila, con firma disgiunta. Nel novembre 2008 la società passa sotto il controllo esclusivo di una holding, Holding ADV S.r.l., di cui, secondo il suo LinkedIn, è CEO Fabio Mazzoni, che nel 2010 diventa presidente di Urban Vision. Da questo momento Mazzoni e De Marchi si alternano stabilmente al vertice, con deleghe che si ridisegnano più volte negli anni.
Poi Holding ADV S.r.l. viene incorporata per fusione in Urban Vision, nel 2017 da S.r.l. diventa S.p.A. e il consiglio si allarga: oltre a De Marchi (confermato presidente) e Mazzoni, entra, tra gli altri, Marco Jacopo Dell'Utri, figlio di Marcello Dell'Utri. Un mese dopo, il 30 agosto 2017, Mazzoni, De Marchi e Dell'Utri diventano tutti amministratori delegati con firma disgiunta. Dell'Utri jr. poi lascia la carica di AD a fine 2018, ma resta legato alla società: nel luglio 2020 rientra come consigliere, con deleghe sui mercati esteri e, secondo un verbale del 2018, anche su un'attività condotta tramite una partecipata di diritto russo, Easy Ride. Oggi, alla guida di Urban Vision, siedono ancora Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni, il primo come amministratore delegato e il secondo come presidente oltre che Daniela Valenza come consigliera. Apparentemente, con foreste, crediti ed emissioni non c'entrano nulla, eppure in quel mondo ci sono entrati da una porta laterale.
Neutralia
Nel 2020 nasce Adivent S.r.l., che nel 2021 diventa Neutralia, società specializzata in servizi per la misurazione, riduzione e compensazione delle emissioni di CO2, che inizia ad operare nel marzo del 2022. Neutralia valuta e misura le emissioni di CO2 e aiuta le aziende a diventare “carbon neutral” attraverso “progetti certificati, guidati da noi, che riducono i gas serra presenti in atmosfera”. Il rapporto tra Neutralia e Urban Vision è strettissimo, intanto perché Mazzoni e De Marchi detengono il 50% ciascuno del capitale di Neutralia, e poi perché le due aziende hanno una collaborazione documentata: Neutralia compare come referente ufficiale del Rapporto di Sostenibilità di Urban Vision, nel 2024 ha tenuto una formazione interna ai dipendenti di Urban Vision su ESG e Carbon Footprint, hanno partecipato insieme a un panel congiunto al Sustainability Phygital Expo di Roma e sul sito di Neutralia compare materiale fotografico che mostra affissioni pubblicitarie riconducibili a Urban Vision.
Le dichiarazioni di Mazzoni
Per capirne di più, anche sulla base di ulteriore documentazione in nostro possesso, abbiamo contattato direttamente Fabio Mazzoni, presidente di Urban Vision e Amministratore Unico di Neutralia. Gli abbiamo telefonato nel primo pomeriggio e, all'udire il nome di Valter Lavitola, si è affrettato a chiuderci il telefono in faccia dicendo: “Ora non posso parlare”. Poco dopo abbiamo ricevuto una sua comunicazione scritta via WhatsApp. Innanzitutto ci ha tenuto a precisare una cosa, “Urban Vision spa è del tutto estranea alle attività trattate in questo articolo”. È la stessa cosa che ha detto il suo collega De Marchi al Corriere, e da un certo punto di vista può anche essere vero, Urban Vision e Neutralia, bene dirlo, sono due società distinte. Peccato che condividano i due soci principali, oltre che uno stretto rapporto di collaborazione. Però, nel suo messaggio, Mazzoni ha ammesso: “La società (Neutralia) ha intrapreso un percorso imprenditoriale per lo sviluppo di progetti connessi ai Carbon credits, percorso che è stato risolto contrattualmente la primavera scorsa” (non ha spiegato quali contratti). Insomma, Mazzoni ammette una generica attività relativa al carbon credit, svolta “attraverso iniziative e veicoli societari locali nel rispetto delle norme vigenti”. Il veicolo societario locale, secondo la documentazione in nostro possesso, risponde al nome di Afro Carbon Solutions. E proprio nei rapporti fra Future Awaits e quest'ultima società torna, sempre secondo la documentazione a nostra disposizione, lui: Benjamin Chimutengo, il socio di Lavitola in Africa (come ha raccontato nell'intervista: "fui incaricato da Lavitola di avviare due nuove società in Sudafrica: Afro Carbon Solutions e Future Awaits South Africa. Sono amministratore di entrambe") che una settimana fa abbiamo intervistato, e che ci cita anche Mazzoni riguardo alla cessazione dei contratti, che sono avvenuti “nello stesso periodo nel quale anche Ben Chimutengo ha interrotto la partecipazione all'attività”. Insomma, esiste un rapporto fra Mazzoni e Ben Chimutengo, e non è testimoniato solo da questo messaggio, ma anche da una serie di foto che pubblichiamo in esclusiva. Le foto ritraggono Mazzoni e Chimutengo alla COP29, la 29ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Baku, in Azerbaigian, dall'11 al 22 novembre 2024. Un vertice per definire politiche comuni di contrasto al riscaldamento globale, dove, tra le altre cose, le nazioni hanno raggiunto un accordo sugli standard dell'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi, che ha sbloccato le regole per un mercato globale dei crediti di carbonio centralizzato e supervisionato dalle Nazioni Unite, consentendo a stati e aziende di scambiare “emissioni risparmiate” per raggiungere gli obiettivi climatici. Mazzoni posa con Chimutengo davanti alle bandiere della conferenza, e insieme a loro un'altra coppia di protagonisti di questo romanzo fra Monteverde e l'Africa. I due si trovano infatti insieme a Giuseppe Lavitola, figlio di Valter, e a Gomes Clesio Tavares, fedelissimo faccendiere di Lavitola, precedentemente legato alla camorra, uomo del carbon credit in Camerun e oggi atteso in Italia per rispondere dell'accusa di essere il trait d'union fra l'ex direttore de L'Avanti! e il commando che ha posto la bomba sotto l'abitazione di Sigfrido Ranucci.
Dunque la versione di Lavitola e di De Marchi su quella famosa cena e i loro rapporti è quantomeno incompleta. Perché nelle loro giustificazioni hanno dimenticato di dire due cose: la prima è che che De Marchi e Mazzoni, in quanto amministratori di Neutralia, all'epoca della cena già si occupavano di carbon credit; e in più che il loro rapporto con Lavitola, come dimostrano le foto alla COP 29, è molto più datato della famosa cena al Cefalù. E, sia ben chiaro, con l'attentato i due big di Urban Vision non c'entrano nulla, ma con Valter Lavitola, il suo cerchio magico e il suo groviglio societario sì, e questa matassa ci porta direttamente in Africa. Altro che rapporti casuali o potenziali, quello fra i vertici di Urban Vision e Valter Lavitola è un legame che va avanti dal 2024, e questa storia ha bisogno di tante cose, ma non certo dell'ennesima versione poco trasparente, che non fa che gettare altre ombre, in particolare in un settore fumoso e opaco come quello del carbon credit.