Se leggete i giornali di questi giorni capirete facilmente che se qualcuno aveva in mente di rovinare l’immagine di Sigfrido Ranucci, l’obiettivo è stato raggiunto. Eppure il conduttore di Report è vittima dell’attentato, Valter Lavitola il presunto mandante. Ranucci non sapeva del “movente ragionevole” dietro alla bomba. La sua possibile conoscenza non emerge mai, in nessuna chat. È tutta opera dell’ex faccendiere, stando al gip. Ma, anche senza arrivare ai giornali, bastava leggere la nostra telefonata con Lavitola per capire l’obiettivo era colpire la credibilità di Ranucci. L’ex direttore de L’Avanti! ci chiama di domenica mattina, il tono è amichevole. Ne nasce una chiacchierata di quasi un’ora dove Lavitola mostra tutti i suoi, innumerevoli, volti. Implorante capro espiatorio ma anche minaccioso ambasciatore di non ben specificati potenti. Factotum e burattinaio. Più leggiamo le sue parole, più capiamo la mente di Lavitola, il suo modus operandi. Alla luce dell’arresto e di ciò che ha detto il gip quelle assumono un valore ancora diverso. Vediamole una per una.
Lavitola e l’avventura politica di Ranucci
Perché se da mesi i giornali e le tv martellano Sigfrido Ranucci è soprattutto per opera di Valter Lavitola. Sì, Sigfrido Ranucci è stato cucinato da Lavitola. Lo dicono chiaramente anche le carte del gip. Lavitola ha cominciato a stuzzicare il conduttore già nel 2024 sulla possibile scesa in campo. Messaggi, lusinghe, battute. Una stima probabilmente sincera, manifestata anche nei momenti più complessi per il conduttore, quando per esempio a inizio 2025 è sotto pressione per alcune puntate del programma che riguardano soggetti riconducibili alla maggioranza. Poi arriva l’attentato, le varie piste, le ipotesi sui mandanti. E infine l’arresto di Lavitola: “Se l'ha fatto Gomes, vuol dire che l'ho fatta fare io; e se l'ho fatta fare io, vuol dire che l'ho fatto d'accordo con Sigfrido, perché non vado certo a fare un favore a Sigfrido senza dirglielo. E se ipotizziamo che io voglia fare un favore a Sigfrido, questo favore deve avere una finalità”. Se vado giù io, viene giù lui con me. “Se sono stato io è stato anche Ranucci”. E in passato aveva detto: “Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere”. Chi voleva distruggere Ranucci ci è riuscito. Ne abbiamo parlato proprio con l’ex faccendiere: il movente quale potrebbe essere? “È chiaro: togliersi Sigfrido di torno”. Quindi l'obiettivo della bomba era comunque rovinare l'immagine di Ranucci? “E quale altro poteva essere?”. Sull’identità di quel “qualcuno” non dice nulla. Saranno le indagini a scoprirlo. Ma come può essere così sicuro dell’intenzione senza conoscere il soggetto? E poi Lavitola, mentre è intercettato, parla del “movente ragionevole” che il nucleo investigativo aveva colto: la bomba era un “favore” a Ranucci. Le parole che ha usato prima di essere arrestato, però, fanno pensare a tutt’altro. A un suggerimento: se colpite me, colpite Report di rimbalzo. E dunque c’è da chiedersi: e se Lavitola si fosse venduto il suo amico Ranucci? Sarebbe il gioco dell’ex faccendiere, quello che fa da una vita, quello del perfetto capro espiatorio che in cambio ottiene qualcosa. Ma allora chi c’è dietro al mandante?
“Non guardate in Africa”
E la domanda sui mandanti ci porta in Africa, perché Lavitola ci chiama sì, ma non per cortesia. Ci chiama per sincerarsi sulla nostra intervista al suo socio Benjamin Chimutengo: per screditarlo, per dirci di non ascoltarlo. Per pararsi il culo in certo senso. Ma lo fa parlando di querele, di danni a un business da decine di milioni, una storia in cui sarebbero entrati il ministero degli Esteri dello Zimbabwe, presunte promesse di investimento e una rete commerciale e finanziaria che dall’Italia arrivava fino in Sudafrica. Non lui certo, “non ho mai denunciato un collega”, ma i suoi potenti investitori non sarebbero certo contenti. E anche lì, emergono le maschere di Lavitola, almeno stando alle parole di Chimutengo: “Valter mi aveva chiesto di pagare, con fondi della società, il proprio safari di caccia personale, circa 9.300 dollari. Gli feci notare che quei fondi erano destinati ai progetti sul carbonio, non a spese personali. Mi rispose che un medico in Italia gli aveva dato pochi mesi di vita e che voleva andare a caccia per ‘vivere più a lungo’, cosa che mi è parsa poco credibile, trattandosi comunque di un uso improprio di fondi societari”. Insomma, Lavitola ci induce a lasciar perdere, ad abbandonare la strada africana e Chimutengo. Il messaggio in codice è: non vi impicciate.
Il sondaggio e il tempismo della bomba
Infine c’è la questione sondaggi, un altro misto di allusioni, verità e voci. Dietro c’è sempre quel piano politico: “Se dovessi fare un attentato a te per farti un piacere, te lo farei quando ti è utile, no? Non lo farei così, a caso. Mesi prima lo volevano cacciare dalla Rai. Poi, quando ha avuto le puntate confermate, perché fare un attentato? Escludiamo quindi quell'ipotesi. Voleva avere la scorta? No, ce l'aveva già. Voleva più notorietà? Ce l'aveva, di più non ne poteva avere, e infatti non ne ha avuta di più”. Ma la reale volontà di Lavitola più che in ciò che dice e in ciò che fa, è da ricercare in ciò che non dice e in ciò che non fa. “C'è un elemento - per fortuna via WhatsApp - legato a una serie di ritardi dovuti al fatto che non riuscivo a mettere insieme i soldi per fare il sondaggio, e siamo riusciti a farlo proprio nella settimana in cui li hanno arrestati. Per cui ci fu una sovraesposizione mediatica, e mandai un messaggio a Stefano Cappellini (da poco direttore di Repubblica), che aveva collaborato a fare i sondaggi, dicendogli di sospendere i sondaggi perché sarebbero usciti falsati”. La prima volta che Lavitola parla del sondaggio è a gennaio 2025 in una chat con Ranucci. In quel momento non ha le risorse per commissionarlo e rimanda. L’idea viene messa a terra l’aprile dell’anno successivo (mesi dopo l'attentato di ottobre 2025), con l’aiuto di Cappellini e Paolo Mieli; a giugno, quando la griglia è pronta, arrestano i presunti esecutori dell’attentato e per questo il sondaggio viene sospeso: avrebbe dato dei risultati falsati. Il 5 luglio, mentre è intercettato al Cefalù, Lavitola dice che “il mercoledì”, dunque l’8 luglio, sarebbero dovuti arrivare i risultati aggiornati dopo la storia dell’arresto. Ma “ancora oggi non ho i risultati, perché mi sono guardato bene dal chiederli”.
Un altro messaggio in codice? Torniamo al punto di partenza: se c’è davvero qualcuno che voleva rovinare Ranucci, l’obiettivo è stato raggiunto. Ma lo abbiamo capito. Questo è il modus operandi necessario: serve andare oltre alle parole. Soffermarsi sui non detti. E le piste dei soldi africani e dei possibili mandanti del mandante, forse, si incrociano.