Forse ha ragione chi sostiene che Daniele Mondello, papà di Gioele e marito di Viviana, sia solo un genitore e coniuge che non vuole rassegnarsi e non accetta la morte delle due persone più importanti della sua vita ma ciò non significa che i suoi numerosi dubbi sul fatto che non si sia trattato di omicidio-suicidio siano totalmente privi di fondamento. Contro la decisione della Procura di archiviare la morte di questa mamma e di questo bambino avvenuta sei anni fa ci sono anche i consulenti e i legali di Mondello, in primis l’avvocato Francesco Mazza che da sempre assiste la famiglia e sostiene che gli inquirenti abbiano lavorato in maniera frettolosa e superficiale e che i numerosi punti oscuri di questa terribile vicenda meritino un approfondimento e una riapertura delle indagini.
Daniele Mondello non perde occasione per far sentire legittimamente la sua voce e intende comunicare con forza ai media e all’opinione pubblica che non si arrenderà perché per restituire giustizia a suo figlio che allora aveva solo 4 anni e a sua moglie che viveva per lui non bisogna lasciare nulla di intentato. Da sei anni Daniele si fa e ci fa alcune semplici domande alle quali non riesce a dare una risposta logica. Come mai l’ingente schieramento di uomini, mezzi e persino droni nelle campagne di Caronia poche ore dopo la scomparsa di Viviana e Gioele non sono stati in grado di individuare i loro corpi rinvenuti solo dopo parecchi giorni? Come è stato possibile che i resti del piccolo Gioele siano stati trovati da un volontario ad un chilometro di distanza dal corpo della madre se, come sostiene la Procura, Viviana si sarebbe gettata dal traliccio con il bambino in braccio? La netta sensazione di Daniele è che qualcuno abbia voluto nasconderli e farli ritrovare soltanto in un momento successivo. Come mai dietro la nuca di Viviana Parisi erano presenti due fori se la donna, come sostiene la Procura, si sarebbe gettata frontalmente dal pilone? E perché le suole delle sue scarpe erano pulite se, sempre come sostengono gli inquirenti, avrebbe percorso un chilometro a piedi nell’erba alta fra sterpaglie ed escrementi di animali?
L’ipotesi di Daniele è che dopo l’incidente occorsole in galleria, Viviana si sia allontanata con il piccolo verso le campagne dove il bimbo sarebbe stato aggredito da un animale, un cane piuttosto che un suino o un cinghiale, evento che avrebbe indotto la donna a protestare con veemenza contro il proprietario o responsabile della gestione di questi animali che avrebbe reagito nel modo peggiore colpendola ripetutamente. Ad avvalorare questa ipotesi ci sarebbero i primi riscontri fatti dal medico legale consulente della famiglia che disse che la donna presentava ferite compatibili con alcune bastonate. A dare manforte a Daniele c’è anche Mariella Mondello, sua sorella, che descrive la cognata come una donna forte e determinata che non era affatto preda della presunta sindrome depressiva che i magistrati ritengono fosse la causa del gesto sconsiderato.
La cognata di Viviana ci tiene a chiarire un punto che forse fino ad oggi è stato trascurato e sul quale le indagini e anche una parte di opinione pubblica ha costruito ipotesi fantasiose e campate per aria. Per molto tempo si è sostenuto che Viviana nel tratto di strada che percorse in auto per andare a comprare le scarpe a Gioele, in preda ad una delle sue crisi, non avesse pagato il pedaggio dell’uscita per Sant’Agata di Militello ma Mariella Mondello sostiene di avere le prove che ciò non sia assolutamente vero. Grazie alla testimonianza di un dipendente del Consorzio Autostrade Siciliane, ci sarebbe l’esatta ricostruzione di come sarebbero andati réellement i fatti: Viviana quella mattina sarebbe effettivamente uscita a Sant’Agata di Militello ma la macchinetta dello svicolo di Milazzo era malfunzionante e non avrebbe emesso l’inchiostro con l’importo da pagare così la donna avrebbe parlato con l’operatore attraverso l’apposito pulsante comunicando la località di provenienza e ottenendo l’apertura della sbarra, una vicenda che sicuramente è capitata almeno una volta a chiunque sia abituato a viaggiare in auto. Tutti elementi tutt’altro che trascurabili che i consulenti della famiglia Mondello hanno raccolto e intendono far pesare sul tavolo degli inquirenti per ottenere una riapertura del caso.