Di Viviana Parisi e Gioele Mondello rimangono solo quelle foto dove lei spalanca il suo splendido sorriso e i suoi grandi occhi davanti all’obiettivo stringendo ciò che di più caro ha al mondo, il suo bambino per il quale il tre agosto di ormai sei anni fa aveva deciso di mettersi in auto, sfidare la calura delle estati siciliane e recarsi a Milazzo per comprare al piccolo un paio di scarpe nuove. Purtroppo Viviana e Gioele a casa non hanno più fatto ritorno perché in seguito ad un incidente con un furgone sulla strada che porta a Palermo, la donna sarebbe scesa dall’auto con il bimbo e avrebbe camminato in direzione delle campagne circostanti risultando irreperibile per giorni fino a quando fu ritrovata cadavere ai piedi di un traliccio nei pressi di Caronia. Il corpo del piccolo venne rinvenuto nel bosco a centinaia di metri di distanza dalla madre come se qualcuno avesse tentato di nasconderne i resti sotto le sterpaglie.
La Procura di Patti decise di archiviare le indagini ipotizzando che Viviana, vittima di sintomi psichiatrici trascurati dalla famiglia, avesse ucciso il proprio figlio e si fosse suicidata salendo sul traliccio e gettandosi nel vuoto. Un’ipotesi che non ha mai convinto la famiglia delle vittime, in primis Daniele Mondello, marito di Viviana e papà di Gioele che ora chiede a gran voce la riapertura delle indagini non solo perché, a suo dire, la moglie non soffriva di una grave forma di depressione e non era sottoposta ad alcuna terapia a base di psicofarmaci ma anche perché ci sarebbero diversi punti critici che rimettono in discussione il risultato che ha portato alla decisione di archiviare il caso.
In primis le analisi tossicologiche che hanno totalmente escluso la presenza di benzodiazepine o sostanze stupefacenti sia nel sangue che nei capelli di Viviana, elemento per il quale Daniele Mondello si rivolge ai media e all’opinione pubblica facendo questa considerazione: ”mia moglie non prendeva psicofarmaci, aveva avuto episodi di ansia durante il periodo del covid come è successo a tante altre persone ma che significa? Che ogni madre a cui sia capitato un attacco di panico in passato, poi completamente superato, debba uccidere il proprio figlio che per lei rappresenta ciò che di più prezioso ha nella propria vita?”. Un altro elemento che suscita più di qualche dubbio è che sarebbe stato molto complicato per una donna dalla corporatura minuta come quella di Viviana arrampicarsi su un traliccio dell'alta tensione con un bimbo di 4 anni in braccio, un pilone di metallo che doveva presentare temperature superiori ai 50 gradi centigradi dato il periodo dell’anno. Un pilone che, a seguito delle analisi, non presentò alcuna traccia biologica della vittima, nessuna impronta o goccia di sudore o sangue. A ciò si aggiunge la posizione nella quale fu trovato il cadavere di Viviana ovvero sotto le sterpaglie e non sopra come sarebbe stato auspicabile nel caso di una caduta dall’alto e il cadavere di Gioele a centinaia di metri da quello della madre. Una caduta che dal punto di vista balistico non sarebbe compatibile neppure con la distanza del corpo di Viviana rinvenuto alla base del traliccio. Ma il particolare forse più interessante, frutto delle indagini messe in campo dai legali di Mondello nel corso degli anni, è la colorazione rosa dei denti (pink teeth) di entrambe le vittime, un particolare che la letteratura scientifica nell’ambito della medicina legale riconduce ad una particolare condizione: il decesso in seguito ad asfissia provocata da annegamento.
La domanda: perché la Procura ha escluso a priori altre piste che avrebbero potuto indirizzare le indagini in un’altra direzione? Viviana e Gioele sono al centro di un caso di omicidio-suicidio oppure sono stati assassinati da terzi? Siamo di fronte al caso di una famiglia e di un marito e padre che non vuole rassegnarsi al fatto che sua moglie abbia ucciso suo figlio per poi togliersi la vita oppure siamo di fronte al caso di inquirenti che si sono “innamorati” di una tesi e hanno tralasciato qualsiasi altra possibilità?