Il tempo cancella prove? Spesso sì, ma molto spesso fa emergere anche gli errori e chi ha sbagliato. Non sempre con una qualche malizia, anzi: quasi sempre perché i tempi erano altri. Adesso, però, la scienza ha fatto uno step ulteriore e in questa fame da true crime che ha preso la pancia di mezza Italia c’è da aspettarsi verità nuove su storie vecchissime. Storie che per decenni ci hanno fatto accontentare di verità processuali tirate. Costruite su intuizioni, alibi traballanti e verbali scritti con i piedi (o la malafede). Poi la biologia molecolare ha iniziato a correre a velocità che nelle aule di tribunale non si erano mai neanche sognate. E d'improvviso ci si è accorti che tanti faldoni lasciati a prendere polvere potrebbero essere bombe a orologeria. Oggi, tra genealogia forense, DNA nucleare da campioni degradati e nuove tecnologie per la micro-tracciaologia, il banco della vecchia investigazione sta saltando in aria. Rivalutando, paradossalmente, le indagini tradizionali, ma affossando l’approccio scientifico così come lo avevamo conosciuto in favore di un metodo più raccordato e multidisciplinare. Ecco perché, mentre si parla di Garlasco, di Pietracatella, di Pamela Genini e indagini recenti, abbiamo provato a chiederci quali potranno essere i casi destinati a riaprirsi grazie al nuovo metodo scientifico.
Via Poma: il profilo genetico che la Roma bene voleva dimenticare
Il 7 agosto 1990, Simonetta Cesaroni viene ammazzata con ventinove colpi di tagliacarte al terzo piano di via Poma 2. Da allora sono passati oltre trentacinque anni di buchi nell'acqua, sospetti eccellenti polverizzati e processi finiti nel nulla. Ma la Procura di Roma oggi lavora su un dato bio-informatico: l'isolamento di un profilo DNA maschile estratto dai reperti dell'epoca, in particolare dal corsetto e dalla maniglia della porta dell'ufficio dell'AIAG. Attraverso la genealogia genetica, i periti stanno incrociando quel profilo con i ceppi familiari di chi quell'immobile lo frequentava o lo gestiva. Se il DNA troverà un'assegnazione anagrafica certa, crollerà l'intera impalcatura di reticenze. E forse si troverà davvero anche un colpevole.
Mostro di Firenze: la resa dei conti della micro-balistica
Sugli otto duplici omicidi che hanno insanguinato la Toscana tra il 1968 e il 1985 si è detto e scritto tutto. Inventando persino categorie sociologiche d'accatto. Eppure, la parte scientifica era rimasta ferma ai tempi delle perizie cartacee. La svolta concreta arriva dalla rianalisi dei reperti originali tramite micro-balistica forense a alta risoluzione e la ricerca di tracce genetiche silenti sui bossoli e sui lembi di stoffa. Gli accertamenti biologici mirano a estrarre profili di DNA da contatto lasciati sulle cartucce e sugli effetti personali delle vittime. L'obiettivo delle nuove perizie è verificare se la Beretta calibro 22 e la mano che la impugnava appartengano davvero al perimetro umano circoscritto all'epoca. O se la catena dei delitti porti a soggetti mai entrati formalmente nel registro degli indagati.
Il giallo di Arce: la fisica contro le ricostruzioni di comodo
La morte di Serena Mollicone, scomparsa nel giugno 2001 e ritrovata nel bosco dell'Anfiteatro a Arce, resta un caso esemplare di scontro tra dinamiche investigative tradizionali e riscontri fisici. Oggi, però, c’è la micro-tracciaologia: la comparazione chimico-fisica tra i frammenti lignei rinvenuti sul nastro adesivo che legava la ragazza e le strutture architettoniche esaminate dagli esperti. Serena, come ha spiegato la professoressa Cattaneo, morì per asfissia. Invece di basarsi su testimonianze strane o ricordi condizionati dagli anni, la verifica scientifica lavora ancora, dopo l'annullamento in Cassazione delle sentenze di assoluzione, sulla compatibilità dei materiali e sull'analisi della cinematica del trauma. insomma, le parole si possono ritrattare man mano che i ricordi vanno via, ma qualche traccia resterà sempre.
Il fantasma della Cattolica: Simonetta Ferrero aspetta giustizia
Un locale dell’Università Cattolica di Milano, il 24 luglio 1971. Ventotto coltellate a tradimento (poi se ne conteranno addirittura 44) spengono la vita della venticinquenne Simonetta Ferrero in uno dei casi più bui e inquietanti della Milano bene. Nessun movente apparente, nessuna testimonianza utile, zero indagati credibili per oltre cinquant'anni. Eppure, proprio i vestiti che la ragazza indossava quel giorno rappresentano oggi la vera minaccia per l'assassino raccontato per decenni come “il fantasma della Cattolica”. La possibilità di estrarre DNA toccato (touch DNA) dalle fibre degli abiti potrebbe far riaprire il caso.
L'Olgiata: quando la genetica smentisce vent'anni di pigrizia
Se c'è un precedente che fa impazzire chi gestisce le inchieste irrisolte, è la storia della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio 1991 nella sua villa alle porte di Roma. Per vent'anni il fascicolo è rimasto archiviato tra ipotesi strampalate e piste estere, finché una perizia di genetica forense di ultima generazione condotta sui reperti del 1991 — nello specifico il sotto-unghia della vittima e il lenzuolo del letto — ha isolato il DNA di Manuel Winston, il maggiordomo. L'Olgiata è la dimostrazione scientifica di un fatto brutale: ciò che nel secolo scorso veniva bollato dagli inquirenti come "reperto illeggibile" o "inconcludente", con i marker attuali diventa un nome e cognome. Non è, chiaramente, tra i casi che potrebbero essere riaperti, ma lo mettiamo qui come una lezione che oggi spaventa chi sperava che il tempo coprisse gli errori commessi sulla scena del crimine.