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20 luglio 2026

Mamma e figlia avvelenate a Natale: “Sara è crollata tra le mie braccia”. Le due SIT di Antonio Di Vita (e quel litigio con un medico)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

20 luglio 2026

Nella relazione autoptica depositata nei giorni scorsi presso la procura della Repubblica di Larino nell'ambito delle indagini sulla morte di Antonella Di ielsi e Sara Di Vita, c'è anche il doppio verbale delle dichiarazioni di Antonio Di Vita, cognato e zio delle due vittime, nonchè fratello di Gianni. L'uomo, nelle primissime ore e quanto ancora non si parlava di ricina (ma forse il sospetto di un qualche veleno c'era già da quanto si evince?) sembrava ipotizzare più un caso di malasanità

Foto di: Ansa

Mamma e figlia avvelenate a Natale: “Sara è crollata tra le mie braccia”. Le due SIT di Antonio Di Vita (e quel litigio con un medico)

Due verbali. Uno asciutto, molto breve, freddissimo. E un altro, trascritto poco dopo, che somiglia quasi alla presa di coscienza della necessità di raccontare proprio tutto, dopo aver compreso che in quel lutto tremendo ci sarebbe stato da vederci chiaro. Le parole che Antonio Di Vita ha affidato agli inquirenti dopo aver appreso della morte della cognata e della nipotina Sara viene quasi da sintetizzarle in questo modo, ponendo da subito l’accento sul fatto che per lui i verbali sono stati due. Poi entrambi allegati alla relazione autoptica consegnata alla procura di Larino. Il racconto dello zio inizia dal pranzo del 24 dicembre 2025. L'uomo riferisce di aver consumato una parte di vongole preparate dalla cognata Antonella a casa della madre, mentre il resto della famiglia – il fratello Giovanni, la moglie e le figlie – consumava lo stesso pasto insieme ad altri parenti. A tavola ci sono nove persone. La sera stessa, durante il cenone della vigilia, nessuno mostra segni di malessere. Il mattino di Natale, però, Giovanni confida al fratello che la moglie ha passato la notte a vomitare. Nelle ore successive, Antonio Di Vita assiste alla partenza del fratello, che in auto accompagna d'urgenza la moglie (che poi resterà ricoverata) e la figlia Sara al Pronto Soccorso di Campobasso.

Il testimone descrive poi la mattina del 27 dicembre come il momento del definitivo tracollo. Salito nell'abitazione del fratello, Antonio Di Vita trova una situazione disperata, con Gianni che descrive la notte peggiore della sua vita e la nipote Sara a letto, gravemente compromessa, che già oscilla tra la lucidità e il delirio. Sul posto interviene la guardia medica che lascia tre sacche di soluzione fisiologica. Per la somministrazione, i familiari chiamano un infermiere amico di famiglia. È proprio questo professionista, come messo a verbale dallo zio, a notare la scarsa reattività della ragazza e a imporre l'immediato ritorno in ospedale. Il secondo verbale di Antonio Di Vita, invece, si concentra sulle ore convulse all'interno del Pronto Soccorso, dove nel pomeriggio dà il cambio alla nipote Alice. Descrive macchinari in costante allarme e valori pressori bassissimi. È in quei momenti che si consuma la scena più drammatica: lo zio racconta che Sara “si alza di colpo dal letto e si accascia priva di sensi proprio tra le mie braccia”. L'uomo urla, attira l'attenzione del personale che adagia il corpo a terra. In quel frangente, il testimone nota che le pupille della ragazza sono completamente girate all'indietro.

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La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli

La testimonianza prosegue con il racconto di una progressiva e incontrollabile agitazione psicomotoria della giovane, che si rigira nel letto rischiando di perdere la flebo, mentre il monitor della pressione massima registra il valore critico di 67. Lo zio, rimasto nel box per aiutare il personale a contenerla, riferisce le frasi sconnesse pronunciate dalla nipote. In questi minuti, un'operatrice sociosanitaria nota la comparsa di segni rossastri sullo sterno e sull'addome di Sara. L'uomo mette a verbale lo sguardo terrorizzato dell'operatrice verso l'infermiera, descrivendolo come la sensazione di chi ha appena visto un segno clinico irrimediabile.

Antonio Di Vita riferisce anche i suoi tentativi di spingere per un trasferimento d'urgenza in elisoccorso, opzione esclusa da un rianimatore a causa dell'estrema gravità della paziente, pur confermando che i medici erano in contatto con un centro antiveleni (quindi l’ipotesi del veleno c’era?). Verso sera, i medici decidono di sottoporre Sara a una TAC. Da lì sarà la fine. Nel verbale, Antonio Di Vita racconta anche di un duro scontro verbale con il medico del turno serale. Quest'ultimo tenta di sostenere che le precedenti dimissioni della ragazza fossero state concordate con la famiglia, provocando la secca replica dello zio, che ribadisce come tali decisioni spettino esclusivamente alla responsabilità del personale medico. Quel litigio, però, passa in secondo piano quando Sara tracolla definitivamente: un collasso fatale durante l'esame radiologico.

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La famiglia Di Vita

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