Vuoi vedere che le suggestioni di cui ci si è riempiti la bocca per bollare tutto e tutti, alla fine, sono nella storia delle indagini per il delitto di Chiara Poggi e non sul presente e il futuro di questa stessa indagine? Viene da chiederselo dopo aver letto la bomba (rinforzata, visto che dopo un primo articolo ne è stato pubblicato anche un secondo) sganciata da Luigi Grimaldi dopo che la trasmissione Mediaset Quarto Grado ha mostrato le foto del contenuto del frigorifero di Chiara Poggi scattate dopo l’omicidio. In quelle foto si vede chiaramente una confezione di EstaThè e è innegabile che l’associazione col brik trovato nella spazzatura della villetta di via Pascoli – e in cui ci sarebbero tracce di DNA di Alberto Stasi - sia balenata alla mente di tutti. Solo che su Garlasco non ci sono solo occhi distratti. E c’è pure chi ha dedicato anni e anni di studi e attenzioni. Allenandosi a non farsi sfuggire proprio niente.
Luigi Grimaldi, su Grimaldipress, mette infatti in fila una serie di dettagli che, se confermati, cancellano di netto il valore di quel reperto trovato nella spazzatura. E non solo. Se Grimaldi ha ragione — e gli elementi sul tavolo dicono che la strada sembra proprio quella — allora per chi condusse quelle indagini nel 2007 le cose da spiegare diventeranno decisamente troppe. Di fronte a incongruenze così, intendiamoci, non si potrà neppure più cavarsela liquidando l'accaduto sotto la solita, benevola etichetta della sciatteria o della superficialità investigativa. Il primo dato incontrovertibile riguarda la colazione in sé, che Chiara non ha mai fatto. La ragazza soffriva di una severa intolleranza ai latticini e l'ultima perizia firmata da Cristina Cattaneo sul contenuto gastrico, conservato al freddo per vent’anni, lo ha messo nero su bianco: quella mattina Chiara non toccò alcun Fruttolo. Cade così la premessa stessa della colazione condivisa.
Poi c’è il capitolo del brik e è qui che la vicenda prende una piega che puzza di brutto. Basta confrontare le immagini dell’epoca per accorgersi che nel frigorifero di casa Poggi c’erano i contenitori con la grafica dello sponsor del Giro d’Italia 2007, una promozione terminata a maggio. Quello trovato nella spazzatura, al contrario, non riportava quel logo. L’analisi del codice di lotto impresso sul fondo mostra che quel brik è uscito dalla fabbrica il 20 giugno 2007, dunque non avrebbe mai potuto avere la grafica promozionale scaduta un mese prima. In sostanza, appartiene a un’altra spesa e nel frigorifero di Chiara non c’era mai entrato. O forse Chiara l’ha semplicemente buttato nella spazzatura dopo averlo trovato in giro per casa, magari rimasto lì da giorni prima. Ma c’è anche altro: ci si deve chiedere come possa trovarsi il DNA di Stasi su una cannuccia senza che vi sia mezza traccia di saliva e, soprattutto, come ci sia finito un brik del tutto estraneo dentro quel secchio dell'immondizia.
La risposta, inutile negarlo, va cercata nella gestione della scena del crimine. Quella pattumiera rimase abbandonata nella villetta per ben otto mesi, fino ad aprile 2008. Già a fine 2007 i rilievi fotografici dei consulenti della difesa mostravano che i rifiuti erano stati palesemente spostati e rimaneggiati, mentre agli stessi tecnici veniva persino vietato di ispezionarne il contenuto. Insistere oggi su quel reperto per dimostrare la presenza di Alberto la mattina del 13 è un'operazione che si presta più alla malizia che al rigore. Quando una presunta prova riemerge dopo mesi da una catena di custodia sconcertante, tra l’altro con codici di lotto incongruenti e profili genetici privi di fluidi biologici, siamo davvero davanti a una conferma scientifica? Oppure ormai siamo a tutti gli affetti davanti a una voragine da riempire in fretta sull'operato di chi doveva indagare? Definirla semplice approssimazione, questa volta, non basterà.