“Mi sono abbeverato, come tanti colleghi, a pozzi che erano avvelenati. Mi sono fidato di consulenti, opinionisti, super mega oracoli della verità che mi hanno raccontato delle cose di cui non ho poi trovato riscontro”. Milo Infante va giù dritto nella lunga intervista rilasciata a Chi alla vigilia del suo debutto su Mediaset dopo una vita passata in Rai. Il giornalista, che ovviamente si occuperà di cronaca e avrà sia la fascia mattutina che un appuntamento serale su Rete4, fa chiaramente riferimento a Garlasco in quel passaggio. E, specificatamente, al suo “cambio di idea” maturato man mano che raccontava le indagini e i processi sull’omicidio di Chiara Poggi.
Era, come noto, dalla parte di quelli che sostengono la colpevolezza di Alberto Stasi. Poi, però, studiando atti, carte e dinamiche umane, s’è convinto dell’esatto contrario: Alberto Stasi c’entra niente con la barbara uccisione della sua fidanzata. Lo ripete ormai in ogni occasione. E lo ha fatto anche nell’intervista pubblicata su Chi. Aggiungendo, però, un passaggio sibillino. “La mia idea – ha detto - è che Stasi non c’entri niente, che non ci siano le prove della sua colpevolezza. C’è un elemento molto forte, che riguarda la perizia Testi e ancora non è emerso ma che uscirà, e di cui sono a conoscenza, che getta ulteriori dubbi su quello che è l’impianto accusatorio verso Stasi”. C’è qualcosa che Infante conosce e tutti noi ancora no? Probabilmente no e il riferimento è al fatto che ormai da più parti, anche da esperti autorevoli, è venuta meno la certezza che la perizia Testi non è più lo scoglio insuperabile che si credeva. E che, anzi, è piena di criticità che ormai non si potranno non prendere in considerazione e su cui si fonderà anche la richiesta di revisione della condanna.
Al di là dei tecnicismi, però, quasi a ferire umanamente Milo Infante c’è la narrazione che s’è fatta per anni. La famosa cartella militare – dice - avrebbe dovuto contenere ogni forma di abominio e, invece, quando l’ho vista, mi sembrava piuttosto brutta pornografia anni Ottanta. Alberto Stasi per la legge è oggi l’assassino di Chiara Poggi, ma il movente della pornografia non è un movente valido e chi ancora oggi lo porta avanti con caparbia determinazione lo fa solo perché ha un interesse personale nella mostrificazione di quel ragazzo. All’inizio il grande movente era la pedopornografia che poi si è scoperto non esistere e si è virato sul movente della pornografia. Si favoleggia di immagini inquietanti di cui, però, non c’è riscontro. Andrea Sempio? Ho grande fiducia nella Procura di Pavia che, fino a questo momento, si è mossa con prudenza e con determinazione. E non sono cose da poco. Il grande pericolo è che si vada incontro a una fotocopia della vicenda processuale di Stasi, con un’alternanza di assoluzioni e condanne. Vedremo cosa succederà con la richiesta di rinvio a giudizio e l’eventuale processo: forse avremo le idee più chiare”.
A destare curiosità dopo il passaggio di Infante a Mediaset, sempre in relazione al caso Garlasco, c’è pure l’inevitabile contrapposizione con il collega Gianluigi Nuzzi che, inutile negarlo, ha idee del tutto opposte e ha nella sua “Quarto Grado” la piazza più feroce nei confronti di Alberto Stasi. “Siamo amici – conclude Infante - La nostra amicizia è nata per strada perché siamo due cronisti di giornali, televisione, sempre concorrenti. Se mi chiedi chi è Gianluigi Nuzzi, ti dico che è uno onesto, che è uno puro, che se sbaglia lo fa con la sua testa, che è uno rigoroso. E spero che lui dica altrettanto di me. Quando sento Gigi, posso non condividere quello che dice, ma lo rispetto sempre”.