La condanna definitiva di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi viene da anni definita blindata e impossibile da superare, proprio a causa della cosiddetta perizia Testi eseguita nel 2014 dai professori Bitelli e Vittuari e dal dottor Testi. Questo elaborato ha stabilito che Stasi avrebbe necessariamente dovuto calpestare il sangue della vittima, trasferendone tracce sulle suole e sui tappetini della sua Golf. Ma le cose stanno davvero così? Mentre il professor Francesco Maria Galassi suggerisce che la consulenza Cattaneo “potrebbe bastare” per una revisione del processo, il canale La Bilancia in Discussione ha diffuso un video for dummies – basato sugli approfondimenti di un team dotato di una solida preparazione scientifica e di una vasta esperienza nell'analisi di materiali giuridici e tecnico-scientifici fornito da un ingegnere specializzato in tecnologie industriali – che mette ben più di qualche dubbio questa insormontabile certezza. A fargli eco c'è l'analisi critica dello psicologo e criminologo Marco Strano per il Crime-Lab, che evidenzia precisi vizi metodologici ed errori sistematici.
L’errore fatale della perizia Testi risiederebbe nel postulare che uno spazio perfetto, mappato con laser scanner e rilievi tridimensionali, renda prevedibile anche l'essere umano. Il modello matematico stima nello 0,00038% la probabilità di non calpestare il sangue, ma esclude del tutto le strategie di evitamento: quei movimenti consci e inconsci dettati dalla ripugnanza verso il sangue umano. Gli stessi periti ammettono a pagina 151 che tali condotte "non sono modellizzabili".
L’algoritmo descrive quindi un automa, non un soggetto sotto shock che si muove al buio e nel caos. A demolire il teorema interviene anche un dato di fatto: dopo l'allarme, diversi carabinieri hanno calpestato la stessa scena del crimine senza rinvenire tracce ematiche sotto le proprie calzature. Se la contaminazione fosse stata matematicamente inevitabile, la regola sarebbe dovuta valere per chiunque. Inoltre, se anche il sangue fosse stato calpestato, resta comunque da provare che ne sarebbero rimaste tracce dopo tante ore sulle scarpe.
Le carenze investono anche la sperimentazione empirica. I test di laboratorio mostrano macroscopiche anomalie nei parametri fisici: per simulare la camminata sono state impiegate scarpe di taglia 45 in luogo della taglia 42 di Alberto Stasi, aumentando la superficie di appoggio, e lo sperimentatore pesava 20 kg in più di Stasi, alterando la pressione al suolo. Anche i test sui tappetini dell'auto risultano alterati: nei video si nota uno sfregamento innaturale da zerbino, incompatibile con la normale postura di guida dove appoggia solo il tallone, oltre all'uso di moquette per camper non conforme.
Infine, manca il fattore temporale e ambientale: le scarpe del test sono rimaste in laboratorio, mentre Stasi ha usato le proprie su superfici eterogenee per 19 ore prima del sequestro. L’auto, inoltre, è stata analizzata dopo una settimana in pieno agosto, tempo sufficiente a deteriorare le micro-tracce. La perizia Testi fotografa magistralmente un pavimento, ma la conclusione sull'uomo resta teorica. Non sarà che l'alto profilo accademico dei periti ha convinto i giudici più del reale rigore degli esperimenti?