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17 luglio 2026

Delitto di Garlasco: la camminata di Alberto Stasi? Anche l’Istituto di Scienze Forensi demolisce la perizia Testi (con un video)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

17 luglio 2026

La “perizia Testi” sempre più sotto il fuoco. Dopo il giudizio dei carabinieri di via Moscova, lo studio di Marco Strano e un recente video fatto circolare da La Bilancia in Discussione, anche l’Istituto di Scienze Forensi va giù duro (con una relazione e un video) con l’esperimento giudiziale sulle scarpe Lacoste: massa del collaudatore sballata, usura cancellata e leggi della biomeccanica totalmente ignorate. La scienza è stata adattata per blindare un verdetto?

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: la camminata di Alberto Stasi? Anche l’Istituto di Scienze Forensi demolisce la perizia Testi (con un video)

L’assenza di una traccia è quasi sempre un elemento neutro o, al più, un fattore a discarico. Nel processo d'appello bis per il delitto di Garlasco, che ha condotto alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, questo principio è stato ribaltato. L’assenza di sangue sulle calzature Lacoste dell’imputato è uno dei perni dell’accusa. Secondo il teorema giudiziario, era impossibile attraversare il corridoio della villetta di via Pascoli senza imbrattarsi le suole; di conseguenza, l'assenza di tracce dimostrerebbe che Stasi ha mentito sul percorso o ha sostituito le scarpe. Già Marco Strano, come anche un video realizzato per il gruppo social La Bilancia in Discussione (come avevamo già raccontato) avevano però mostrato tutte le criticità della così detta perizia Testi. Stessa cosa, nella loro informativa di chiusura indagini, avevano fatto i carabinieri di via Moscova, citando anche un precedente caso per spiegare come mai le scarpe di Alberto Stasi e il tappetino della sua auto non presentassero tracce del passaggio sul sangue di Chiara Poggi.

Adesso, a demolire la perizia Testi c’è anche uno studio critico dell’Istituto di Scienze Forensi (ISF) che, con tanto di video, parla di un cortocircuito logico e metodologico derivato dalla forzatura delle variabili scientifiche. Il primo vizio strutturale risiederebbe nella mancata distinzione chimico-fisica tra sangue fluido e sangue essiccato. Il sangue liquido possiede un’elevata tensione superficiale e capacità di adesione molecolare: se calpestato, penetra per capillarità nelle porosità della gomma. Il sangue essiccato subisce invece la "scheletrizzazione" per l’evaporazione del plasma e la contrazione del reticolo di fibrina, comportandosi come una crosta fragile. Il calpestamento di una traccia secca genera una frattura meccanica, non uno spalmamento: l'inclusione nel battistrada è labile, superficiale e priva di adesione chimica. La perizia Testi ha testato entrambi gli scenari con il luminol al così detto "istante zero", ottenendo risposte positive immediate, ma non ha esplicitato alla Corte che una micro-scaglia secca non ha la persistenza del sangue fluido. Il Tribunale ha così applicato al sangue secco i parametri di tenuta del liquido.

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Il passaggio sulla "perizia Testi" dei Carabinieri di via Moscova

A ciò si somma la variabile della deambulazione successiva. Le scarpe di Stasi vennero sequestrate diciannove ore dopo il delitto. In questo lasso di tempo, l'indagato ha camminato su asfalto, ghiaia e cemento. Nella scienza forense, l'attrito continuo su superfici abrasive agisce come un nastro abrasivo a grana grossa, erodendo micron del polimero della suola e disintegrando ogni frammento cristallizzato. L’esperimento giudiziale del 2014, che impressionò i giudici per la luminescenza della suola del collaudatore, è ritenuto dall'ISF privo di validità scientifica: il tecnico pesava venti chili in più di Stasi e calzava un 44 rispetto al 42 dell'imputato, alterando la pressione esercitata sul fluido e la leva biomeccanica. Soprattutto, l'esperimento è stato interrotto subito dopo il passo, azzerando l'usura ambientale delle diciannove ore successive, un limite che gli stessi periti avevano dichiarato ma che la Corte ha ignorato.

Il postulato dell'imbrattamento inevitabile, poi, cadrebbe anche di fronte al confronto con i soccorritori. Carabinieri e personale del 118 deambularono nel medesimo corridoio e le loro calzature, sequestrate e analizzate, risultarono negative al luminol, a eccezione del medico che calpestò la pozza fluida sotto il cadavere. Se il sangue secco non si è ancorato alle suole dei soccorritori, lo stesso principio non dovrebbe valere anche per Stasi. Infine, l'ISF contesta i modelli geometrico-matematici usati per calcolare la probabilità di evitare le macchie (stimata dall'algoritmo allo 0,00038%). L'essere umano non è un robot bidimensionale che posiziona i piedi in modo casuale. Davanti a stimoli cromatici netti – il sangue di una persona cara sul pavimento – il cervello attiva automatismi inconsci di evitamento gestiti dalla visione periferica e dai movimenti saccadici. Il cervelletto altera la biomeccanica, modificando la lunghezza del passo e l'angolo di appoggio.

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