Ma come biasimare il Presidente della Repubblica Mattarella. Nicole Minetti è decisamente meglio di Mario Roggero sotto qualsiasi punto di vista. È certamente molto più bella del gioielliere piemontese. È una constatazione oggettiva che vuole insinuare assolutamente nulla. Inoltre, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi non ha certamente ucciso nessuno, tanto meno due ladri inseguendoli con una pistola. C’è un passaggio interessante, però, oggi (anzi ieri) da tenere d’occhio. Mattarella ha addirittura convocato il Guardiasigilli Carlo Nordio per ricordargli, davanti all’Italia tutta, che la Grazia è prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica. Questo può voler dire due cose. O che Mattarella, davanti a tutti ha voluto comunicare che, tra le poche grazie concesse, quella a Nicole Minetti è stata, dopotutto il pasticcio scatenato da il Fatto Quotidiano, una scelta sua e soltanto sua. Oppure, al contrario, che il pasticciaccio Minetti – che poi si è risolto nel nulla – non è stato affatto una colpa sua, ma di quel combina guai di Nordio, e che un caso Minetti, ora, con Mario Roggero non può e non deve ripetersi. Delle due l’una… oppure entrambe? Non possiamo sapere né vogliamo insinuare cose che, ripetiamo insieme, non possiamo sapere e quindi la risposta giusta la conoscono soltanto i diretti interessati.
Certo è che questa presidenza della Repubblica deriva da un romanzo Quirinale molto interessante scritto nel 2022. E per i soliti colpi di scena, e per l’impossibilità scientifica di prevedere quel che sarebbe accaduto con sondaggisti da un lato ed esperti dall’altro prendere sonorissime cantonate nei loro fallimentari pronostici. L’Italia è, e sarà sempre, un Gattopardo e la scelta di Sergio Mattarella, per la seconda volta, questo ha rappresentato. Il momento politico, però, era molto particolare soprattutto per i deputati e i senatori di Forza Italia. Perché ecco, tutti gli uomini di Silvio Berlusconi, ai tempi ancora in vita, si mossero, ricordiamolo, con grande intensità – chi più e chi meno, per carità – al fine di individuare un candidato alla presidenza della Repubblica che fosse incline a concedere la grazia al compagno di mille avventure del Cavaliere, Marcello Dell’Utri, che all’epoca era in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Chi lo andava a trovare durante la sua reclusione avrebbe poi riferito a Silvio Berlusconi che il suo amico si sentiva abbandonato da lui in particolare. Cosa che ferì molto l’ex Premier e che tentò di rimediare a questa tristezza. Questo, perlomeno, è quanto ha raccontato circa un mesetto fa Giancarlo Micciché durante la sua audizione come teste durante il processo Baiardo.
Qualora fosse salito al Colle Berlusconi, quella grazia ci sarebbe stata eccome, ma ecco, l’intesa sul suo nome, come ci insegna la storia, non venne mai trovata. L’intera macchina della politica nazionale trovò convergenza su Sergio Mattarella, un nome sicuro, tutto sommato. Forza Italia inclusa, pur sempre alle prese con il processo di ricerca di qualcuno che mostrasse un po’ di benevolenza a Dell’Utri. Poi, come ben sanno tutti, non c’è mai stata. Quella nei confronti di Nicole Minetti, invece, accusata di reati ben meno gravi e destinataria di una pena, per altro, non detentiva, sì. Cosa si vuole insinuare con questo? Assolutamente nulla. Solamente ricordare che la grazia è un atto di clemenza individuale, prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, che ha natura giuridica, istituzionale e, inevitabilmente, politica.