Ci racconta il direttore PISTO che ad Amsterdam, durante il concerto di Bud Bunny, è successo qualcosa che visto dall'Italia produce un inevitabile cortocircuito. Decine di migliaia di persone lo hanno accolto gridando all'unisono: “Benito! Benito! Benito!”. Naturalmente non si trattava di una manifestazione nostalgica. Benito è il vero nome del cantante portoricano, Benito Antonio Martínez Ocasio. Eppure, per un italiano, sentire uno stadio che urla “Benito” conserva un effetto straniante: si conosce un cantante non si conosce la storia. Il che non è una novità, se non fosse che Bad Bunny, una delle figure più influenti della cultura pop mondiale, è arrivato in Italia per la tappa milanese e si presenterà come un simbolo culturale e politico per milioni di giovani latinoamericani e statunitensi. I suoi concerti assomigliano sempre più a comizi dove la musica si mescola all'identità, ai diritti civili e alla critica sociale.
Del resto Bad Bunny non ha mai nascosto le proprie posizioni. Durante una sua esibizione indossava una maglietta rivolta all'allora presidente Donald Trump con la scritta: “¿Eres Twitero o Presidente?”, cioè: “Sei un utente di Twitter o un presidente?”. Una domanda che, a pensarci bene, riassume gran parte della politica contemporanea meglio di molte analisi pubblicate sui giornali. E quale migliore occasione, per Giorgia Meloni, per vendicarsi di Trump che presentarsi al concerto di Bad Bunny indossando quella stessa maglietta e urlando a squarciagola BENITO! BENITO! BENITO! (“Benito, signor presidente, Benito, non si confonda e non dica Duce, mi raccomando”). Negli anni il cantante ha criticato le politiche anti-immigrazione americane, ha difeso la comunità latina e ha utilizzato la propria enorme popolarità per intervenire nel dibattito pubblico. Una posizione che lo ha trasformato in qualcosa di più di una star musicale. Per molti giovani è diventato una voce politica riconoscibile, una specie di opinion leader globale capace di raggiungere persone che non leggerebbero mai un editoriale e non seguirebbero mai un dibattito parlamentare.
È qui che la vicenda diventa interessante. Perché la politica tradizionale continua a discutere di ideologie, programmi e alleanze mentre il consenso si sposta verso figure che nascono altrove: nei social, nella musica, nello spettacolo. Un tempo i giovani appendevano in camera i poster dei cantanti e ascoltavano i politici. Oggi ascoltano i cantanti per capire la politica. Bad Bunny è in Italia, a Milano (ippodromo SNAI), due giorni, 17 e 18 luglio. Con l'avanzata di Vannacci come saranno interpretati quei cori? Ci saranno soltanto fan del cantante o ci sarà anche una parte del pubblico che andrà da Bad Bunny solo per intonare il coro? E come distinguere chi urla “Benito” perché a favore dell'immigrazione e chi lo urla perché a favore della remigrazione? Ma quale migliore occasione per Giorgia Meloni del concerto di Bad Bunny, paladino dei diritti civili e dell'immigrazione, per contrastare l’ascesa del Generale, presentandosi in uno stadio a urlare "Benito"?