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17 luglio 2026

Questo weekend Milano tornerà a cantare BENITO! BENITO! Il cortocircuito italiano da Bad Bunny a Vannacci

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

17 luglio 2026

BENITO! BENITO! Anche a Milano sentiremo questo coro durante il concerto di Bad Bunny (nome d’arte di Benito Antonio Martìnez Ocasio)? Nelle altre tappe del tour il pubblico ha gridato il suo nome, ma in Italia fa tutto un altro effetto. No, non solo per il passato, ma pure per il presente e soprattutto per l’avanzata di Vannacci e Futuro Nazionale. Tutto bellissimo. Il consenso si sposta verso figure che nascono altrove: nei social, nella musica, nello spettacolo e i politici cercano consenso con i meme che diventano virali. Per questo stavolta vogliamo dare un consiglio non richiesto a Giorgia Meloni…
Questo weekend Milano tornerà a cantare BENITO! BENITO! Il cortocircuito italiano da Bad Bunny a Vannacci

Ci racconta il direttore PISTO che ad Amsterdam, durante il concerto di Bud Bunny, è successo qualcosa che visto dall'Italia produce un inevitabile cortocircuito. Decine di migliaia di persone lo hanno accolto gridando all'unisono: “Benito! Benito! Benito!”. Naturalmente non si trattava di una manifestazione nostalgica. Benito è il vero nome del cantante portoricano, Benito Antonio Martínez Ocasio. Eppure, per un italiano, sentire uno stadio che urla “Benito” conserva un effetto straniante: si conosce un cantante non si conosce la storia. Il che non è una novità, se non fosse che Bad Bunny, una delle figure più influenti della cultura pop mondiale, è arrivato in Italia per la tappa milanese e si presenterà come un simbolo culturale e politico per milioni di giovani latinoamericani e statunitensi. I suoi concerti assomigliano sempre più a comizi dove la musica si mescola all'identità, ai diritti civili e alla critica sociale.

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Bad Bunny Ansa

Del resto Bad Bunny non ha mai nascosto le proprie posizioni. Durante una sua esibizione indossava una maglietta rivolta all'allora presidente Donald Trump con la scritta: “¿Eres Twitero o Presidente?”, cioè: “Sei un utente di Twitter o un presidente?”. Una domanda che, a pensarci bene, riassume gran parte della politica contemporanea meglio di molte analisi pubblicate sui giornali. E quale migliore occasione, per Giorgia Meloni, per vendicarsi di Trump che presentarsi al concerto di Bad Bunny indossando quella stessa maglietta e urlando a squarciagola BENITO! BENITO! BENITO! (“Benito, signor presidente, Benito, non si confonda e non dica Duce, mi raccomando”). Negli anni il cantante ha criticato le politiche anti-immigrazione americane, ha difeso la comunità latina e ha utilizzato la propria enorme popolarità per intervenire nel dibattito pubblico. Una posizione che lo ha trasformato in qualcosa di più di una star musicale. Per molti giovani è diventato una voce politica riconoscibile, una specie di opinion leader globale capace di raggiungere persone che non leggerebbero mai un editoriale e non seguirebbero mai un dibattito parlamentare. 

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Roberto Vanacci Ansa

È qui che la vicenda diventa interessante. Perché la politica tradizionale continua a discutere di ideologie, programmi e alleanze mentre il consenso si sposta verso figure che nascono altrove: nei social, nella musica, nello spettacolo. Un tempo i giovani appendevano in camera i poster dei cantanti e ascoltavano i politici. Oggi ascoltano i cantanti per capire la politica. Bad Bunny è in Italia, a Milano (ippodromo SNAI), due giorni, 17 e 18 luglio. Con l'avanzata di Vannacci come saranno interpretati quei cori? Ci saranno soltanto fan del cantante o ci sarà anche una parte del pubblico che andrà da Bad Bunny solo per intonare il coro? E come distinguere chi urla “Benito” perché a favore dell'immigrazione e chi lo urla perché a favore della remigrazione? Ma quale migliore occasione per Giorgia Meloni del concerto di Bad Bunny, paladino dei diritti civili e dell'immigrazione, per contrastare l’ascesa del Generale, presentandosi in uno stadio a urlare "Benito"?

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