“Lascia stare, è sorda. Non capisce un cazzo” mi interrompeva Vittorio Feltri, sogghignando come suo solito. Ero, credo, al sesto tentativo di presentarmi a sua moglie, Enoe Bonfanti. Mentre le stringevo la mano mi guardava con un sorriso mesto e cordiale, ma non riusciva a capire cosa stessi cercando di dirle. Immobile, continuava a sorridermi con tenerezza. In quel momento mi ricordò molto mia nonna. Con una pila di panni appena lavati era entrata in salotto mentre il Direttorissimo si accendeva l’ennesima sigaretta. Era prima mattina. Anche se era aprile faceva parecchio freddo e la televisione in sottofondo mormorava del primissimo attacco di Israele all’Iran, quello del 2024. Ciccio, il gatto di Feltri, se ne stava accoccolato sulla sedia di fianco alla sua appena all’ingresso del salotto.
Nell’angolo accanto c’era un comodino e poggiate su una decina di confezioni di medicinali. Vittorio intanto continuava a sbuffare cerulee nuvolette di fumo nell’aria. Gli avevano appena asportato un polmone a causa di un cancro, ma lui alla domanda di quante sigarette fumasse al giorno rispondeva, come a tutti, “più che posso”. Davanti a una copia di Libero aperta sul una tovaglia a quadri, una tazza di latte e due fette biscottate, Feltri mi aveva accolto per un’intervista. Ricordo con affetto quella mattina perché ero molto emozionato. Era la prima volta che andavo ospite, consapevolmente, a casa di un pezzo di storia del giornalismo italiano. Quel modo un po’ burbero di rivolgersi alla moglie, con cui era sposato da più di cinquant’anni, nascondeva, mi pareva di capire, una grande tenerezza e di nuovo, mi ricordava i modi un po’ duri di mio nonno che dal divano impartiva ordini a mia nonna con una sigaretta tra le labbra.
(un piccolo estratto dell’intervista che realizzai, tempo fa, per Dissipatio, di Sebastiano Caputo)
“Poi insomma, a me le donne piacciono molto, ma non mi ricordo perché. Diciamo che in gioventù ne ho scopate un esercito. Non mi ricordo neanche più i nomi (ride). Poi il calcio lo seguo, certo, però trovo sia molto meglio passare del tempo con una donna piuttosto che andare allo stadio. Concordi?”
Naturalmente! Però si dice anche che le donne siano meno pericolose nell’amicizia che nell’amore.
Sì, verissimo.
Perché?
Perché l’amore è un genere di consumo, e si consuma in fretta. Sai, la convivenza… dopo un anno non ne puoi più. Questo vale anche per le donne. Anzi, sono forse proprio loro che si rompono le palle per prime, e allora iniziano a romperle a te (…). Poi va beh, io sono sposato da cinquantasette anni e voglio bene a mia moglie, però quello che è l’amore intenso in senso classico, quello che ti fa palpitare, ovviamente, beh… non palpito più. Ci mancherebbe che a ottant’anni palpitassi ancora. E’ un genere deperibile, l’amore.
Si dice che sia unico l’errore che ci inganna tutti, qual è?
Pensare all’amore come a una cosa definitiva. (si accende la sigaretta)