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16 luglio 2026

E se dietro la bomba ci fossero i Servizi? Ranucci in Commissione Antimafia accusava Fazzolari e gli 007: tutto quello che dovete sapere sull'audizione desecretata

  • di Michele Larosa Michele Larosa

16 luglio 2026

Cosa c'è nell'audizione che Ranucci resa venti giorni dopo la bomba alla Commissione Antimafia: il dossier su Fazzolari, il generale dell'Aisi Mario Parente, gli articoli del Giornale. E perché quella pista (per ora) non regge più

Foto di: Ansa

E se dietro la bomba ci fossero i Servizi? Ranucci in Commissione Antimafia accusava Fazzolari e gli 007: tutto quello che dovete sapere sull'audizione desecretata

Di nuovo i Servizi. E se dietro la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci ci fossero loro? Una tesi da anni di piombo, ma è un'altra delle piste che sono state vagliate dalla procura di Roma su quello che sta diventando il mistero dell'estate. A riportarla al centro del dibattito è un documento agli atti del fascicolo: la deposizione che il conduttore di Report ha reso il 4 novembre 2025, appena venti giorni dopo l'esplosione, davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, desecretata oggi dal Domani con un articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia. L'audizione, poi trasmessa dalla presidente della Commissione Chiara Colosimo al procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, ha orientato in una prima fase le indagini del pm Carlo Villani su tre fronti: il governo Meloni, l'intelligence e il Giornale.

Sigfrido Ranucci a Report

Comincia da lontano, il giornalista. Fa mente locale dei suoi “nemici”, e tira in ballo un servizio di Report che aveva riportato a galla un nome pesante: quello del padre di Giorgia Meloni (con cui la premier non ha rapporti da molti anni), accostato decenni prima al clan Senese come corriere della droga. Una storia vecchia, riesumata da un video di anticipazione sui social. E da lì, dice Ranucci, qualcosa si è mosso a Palazzo Chigi. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ritenuto un uomo ombra della premier, si sarebbe agitato. Avrebbe voluto sapere chi avesse parlato con Report. “Ho la certezza che Fazzolari attivò i servizi segreti per informarsi su di me” aveva detto qualche mese prima Ranucci ad un incontro con gli europarlamentari del Pd. Il sospetto, racconta poi il conduttore, sarebbe caduto su un apparato dei Servizi: in particolare sul generale Mario Parente, a capo dell'Aisi tra il 2016 e il 2024, che il giornalista però afferma di non conoscere.

Ranucci parla poi di un dossier, cucito insieme da Fazzolari, con dentro audio e video girati di nascosto anni prima, ai tempi dell'inchiesta sul caso Tosi. Materiale che sarebbe stato tenuto pronto, forse come un'arma in un cassetto? E poi c'è Il Giornale: nelle stesse settimane, sostiene il conduttore, il quotidiano degli Angelucci pubblica una serie di articoli a firma di Luca Fazzo — un cronista, ricorda Ranucci, allontanato tempo prima da Repubblica per i suoi legami con l'intelligence — articoli che lasciano intendere un coinvolgimento del fratello nella vicenda Striano, il finanziere finito nell'inchiesta sulle banche dati violate. Coincidenza, o disegno? Quegli articoli, nota Ranucci, escono a ridosso della decisione del Cda Rai di tagliare le repliche di Report.

C'è poi un altro dettaglio inquietante nell'audizione, che si ricollegherebbe alla domanda lanciata qualche giorno fa da Massimo Giletti: chi sapeva che quella notte Ranucci si trovava proprio nella sua casa di Pomezia, dato che il giornalista non vi pernotta sempre? Ranucci dice di aver comunicato alla propria scorta l'orario di rientro a casa poco prima del rientro stesso.

Ma certo, se con quello che sappiamo oggi è una follia dire che Sigfrido Ranucci si è messo una bomba da solo, lo è anche dire che gliel'ha messa il governo. La versione infatti appare ad oggi come notevolmente ridimensionata, Fazzolari ha sempre respinto con fermezza ogni ricostruzione, parlando di “insinuazioni deliranti”, e le verifiche disposte in seguito — compreso un interrogatorio a un ex generale della Guardia di Finanza legato all'intelligence — non hanno prodotto riscontri. Inoltre non si spiegherebbe così il coinvolgimento di Valter Lavitola e del suo factotum Gomes, oltre che le modalità dell'attentato, avvenuto mobilitando criminalotti legati alla camorra con un ordigno fatto solo per intimidire, un profilo lontanissimo da quello di un'operazione degli 007. Anche lo stesso Ranucci si difende: “Non ho mai detto che Fazzolari e il Giornale fossero i mandanti del mio attentato. Quanto riportato dagli organi di stampa, che riportano estratti di verbali di seduta secretata alla Commissione Antimafia, non corrisponde al vero. Ho sempre detto dall' inizio che non ho mai pensato che ci fossero mandanti politici, basta vedere le cronache di quei giorni”. Ma il quotidiano diretto da Tommaso Cerno ha confermato quanto riportato. Fazzolari gongola sulla stampa, e intanto la pista sui Servizi, per ora, sembra tramontata, ma la partita sui mandanti e sul movente è tutt'altro che vicina a una conclusione.

https://www.youtube.com/watch?v=T6on1N3RSzk&t=20s

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