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16 luglio 2026

Cari radical chic, babbioni del web, cari Paladino e Crosetti: di Lele Adani e di questo calcio non avete capito niente

  • di Andrea Spadoni Andrea Spadoni

16 luglio 2026

L'Argentina gioca una delle partite più belle del mondiale, cuore e magia. Eppure l'italiano medio, ben rappresentato da politici e giornalisti, parla solo di Lele Adani e della sua telecronaca un po' barocca come se la mediocrità fosse una soluzione. Evidentemente, più che di calcio in Italia ci si intende di ippica
Cari radical chic, babbioni del web, cari Paladino e Crosetti: di Lele Adani e di questo calcio non avete capito niente

Perché ce l’avete con Lele Adani? Ha passione, buona dialettica, si presenta bene in video. Capisce di calcio e non è mai banale. Ma in questo paese, forse, uscire dal seminato di un linguaggio crepuscolare e ricoperto dalla polvere della vecchia retorica, non va bene. 

Meglio il corto muso di Allegri o le interviste balbettanti, tutte uguali, ai calciatori.

Siamo in Italia, bellezze. Quel posto dello zero nel calcio. Del nulla cosmico. Delle partite intrappolate nella paura di perdere, chiusi nelle difese più estreme e aggrappati all’ “io speriamo che me la cavo”. Uno spettacolo indegno, noioso, nauseante. 

La corazzata Potemkin del gioco del pallone. E nel parallelismo, geniale, Fantozziano, ritroviamo un paese, 50 anni dopo, meno appassionato e abitato da dinosauri che si credono migliori di chiunque e offrono lezioni di etica, telecronaca e narrativa dello sport. 

Così, nel day after di Inghilterra - Argentina, in Italia, non si celebra la magia del più grande di tutti, Lionel Messi, non si impara a rinascere, nel gioco del pallone, dopo tre mondiali seguiti dal divano, dalla Garra Charrua degli argentini e dall’attaccamento alla loro maglia. No. Si critica Lele Adani. Gli si scaglia addosso un giudizio perentorio, severo, come si fosse davanti al male assoluto della politica in Italia.

Ci ha provato anche Luca Paladini, consigliere regionale in Lombardia, fondatore dei Sentinelli e ora con un posto al sole nel palazzo dei bottoni a Milano. Ci ricorda che con i soldi pubblici (oltre al suo croccante stipendio) si paga compenso, vitto e alloggio a un professionista, Lele Adani, che a lui non piace. Ah, perché lo decide Paladini. Alla fiera radical chic si è aggiunto anche Maurizio Crosetti di Repubblica, che si dice infastidito dalla voce di Lele, mentre pelosamente sorseggia un Arneis tra le sue Langhe.

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Un post condiviso da Luca Paladini (@lucapaladini1970)

Ma chi ama il calcio vero non vuol far parte del club dei giusti. Adani ci piace perché è diverso e genuino. E come ci ha spiegato dopo la partita, l’emozione del calcio gli fa perdere anche la lucidità delle parole. Che bello essere veri in un mondo di manichini! Che bello ascoltare la manificenza dell’immaginario di Maradona che prosegue la sua storia nei panni di un Dios moderno e ancora più perfetto che di nome fa Lionel.

Che bella l’espressione “La routine dello straordinario”, al cross di destro di Messi che ha messo ko un’Inghilterra impaurita. Di sicuro resterà, inciderà questa pagina di storia del calcio. Lele è bravo, conosce il calcio e ci porta dentro le sue emozioni. I moderati lo ritengono eccessivo e ridondante? Opinione loro, legittima. Ma allora perché ci esaltiamo sulle parole di Victor Hugo Morales, quello del Barilete Cosmico, e Adani invece vi da fastidio?

Viva la competenza appassionata in un mondo di pagine fotocopiate.

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