È da studiare sui fascicoli dei casi di cronaca privi di esito, la carriera da allenatore di Andrea Pirlo. Da maestro del centrocampo a una storia perfetta per finire tra i misteri irrisolti della storia d’Italia. È lui, a quanto pare, il predestinato. L’uomo che dovrà risollevare la Nazionale italiana di calcio secondo la linea dettata da Maldini e Leonardo, direttore tecnico e advisor, di fresca nomina dalla Figc. Un nome che non si può nemmeno considerare una semplice sorpresa o una scelta alternativa. Qui siamo addirittura all’assurdo. Ma come si fa? Il calcio italiano è al suo punto più basso della storia e si continua a brancolare nel buio, a fare scelte senza logica. Senza meritocrazia. La Serie A, disposta a tassarsi per questo, vuole Antonio Conte (ancora lui!), le alternative papabili fino a qualche giorno fa erano Roberto Mancini (quello che ci aveva lasciato in mezzo al mare per inseguire i soldi del petrolio) e Stefano Pioli. Poi il colpo di genio: Andrea Pirlo. Ma come si fa? Sapevamo fosse un fetish di Maldini già ai tempi di Milan, ma in nazionale facciamo fatica a inquadrare l’idea. A questo punto non era meglio proseguire con l’ottimo lavoro di Silvio Baldini? Sembrava l’uomo perfetto al momento giusto per ricostruire e solidificare i valori che il nostro calcio ha smarrito. Ma in Italia il merito non funziona, perché non basta aver vinto il Mondiale e due Champions League calciando con classe cristallina il pallone, per essere un ottimo ct. Lo diceva anche Sacchi: “Non ho mai visto un cavallo eccezionale diventare un ottimo fantino”.
Siamo d’accordo perché basta analizzare la carriera del “maestro” in panchina per tracciare un quadro preoccupante. Con la Juventus nel 2020/21, ha vinto sì Coppa Italia e Supercoppa chiudendo al quarto posto in campionato, ma la sua esperienza è rimasta segnata da tante polemiche e dalla faticosa gestione Cristiano Ronaldo. Quando lo abbiamo visto all’opera nella serie All or Nothing su Prime Video, ci è sembrato di assistere al film “Polpette” di un giovanissimo Ivan Reitman e pezzo d’esordio di Bill Murray nei panni di capo animatore continuamente messo in mezzo dai ragazzi del campo estivo. Stessa roba. Ricordiamo Cristiano totalmente disconnesso nello spogliatoio, Bonucci a ruota libera. Chiesa spento. Ci poteva stare alla prima esperienza, in un ambiente complesso come la Juve. Il percorso successivo però non ha cambiato il canovaccio. Nel 2022 si è trasferito in Turchia, al Fatih Karagümrük, con cui ha risolto il contratto a tre giornate dalla fine di un campionato senza obiettivi. È terminata con un esonero, invece, l’avventura in Serie B alla Sampdoria, guidata per un totale di 45 partite tra campionato e Coppa Italia. Il ruolino di marcia diceva 16 vittorie, 12 pareggi e 17 sconfitte. Un fallimento. Infine la Serie B a Dubai, con lo United Fc. Esperienza di cui non abbiamo notizie di campo. Ma Maldini ci crede ancora e vuole affidargli la Nazionale. Nei giorni in cui assistiamo a un mondiale che abbiamo guardato dal divano per la terza volta. Dodici lunghi anni di buio. E ora ci vogliono rifilare anche questa …polpetta.