Gianluca Zanella è un cauto, ma su Garlasco non è certo l’ultimo arrivato. Ci studia e ne scrive da tempo, sin da quando a molti fregava più niente di niente dell’omicidio di Chiara Poggi e le indagini su quel delitto erano argomento per pochi “nerdoni”. Poi è scoppiato tutto e nel marasma delle narrazioni uno come Zanella è finito quasi per passare come quello che è troppo attento, troppo accorto, magari pure troppo pauroso rispetto alle millemila ipotesi circolate. Vero? Non vero? Non è questa la sede per dirlo. Però oggi Gianluca Zanella ha tirato fuori un’ipotesi e forse, proprio per ciò di cui “lo accusano”, quell’ipotesi è da prendere seriamente in considerazione. Se è vero che è uno da mani sul freno, l’essersi esposto così tanto verso la possibilità di una nuova pista dovrebbe far venire almeno il dubbio che in mano possa avere molto di più di quello che per ora ha pubblicato con tutti i doverosi condizionali del caso. O che, semplicemente, se parla è perché sa perfettamente quello che dice e ha anche modo di argomentarlo.
Cosa ha raccontato? C’è un video del suo canale DarkSide (che pubblichiamo qui sotto) in cui spiega bene tutto e l’estrema sintesi è quella di una traccia rimasta a lungo in vecchi hard disk che potrebbe riempire il vuoto più grande di questa storia che vede in carcere Alberto Stasi e indagato Andrea Sempio: il movente. Al centro di tutto c’è una figura che Zanella chiama "Mister X", un soggetto con discrete competenze informatiche. La cronologia di questa pista inizia molto prima del 13 agosto 2007. Per la precisione il 30 agosto 2006. Quel giorno, sul computer della famiglia Poggi, qualcuno crea una falsa identità online utilizzando le foto di un’amica e collega di Chiara. Non è Chiara a farlo, dicono le perizie. Le stesse foto finiscono ad Alberto Stasi, che risponde con uno scatto intimo di sé, archiviato poi nello stesso computer.
C’è anche un altro episodio che avviene a luglio 2007, pochi giorni prima del delitto. Chiara scambia alcune email con la stessa collega. Parlano di questioni intime, chiacchiere normali per due ragazze, ma potenzialmente imbarazzanti se letti da terzi. Il 10 luglio, quella conversazione viene copiata su una chiavetta USB e subito cancellata dal computer principale. Secondo Zanella non è stata Chiara. Qualcuno che aveva accesso fisico a quella casa ha frugato nei suoi dati? Ha isolato il file e lo ha sottratto? Qui si innesta l’ipotesi del ricatto. Nel 2007 non c’erano le leggi sullo stalking o sul revenge porn che abbiamo oggi. Quel tipo di minaccia digitale si gestiva in silenzio. In qualche modo è pure ciò che ipotizza anche Dal Checco nella sua consulenza informatica, raccontando di un sistema che oggi è noto, ma che c’era pure nel 2007. Chiara non parla con i genitori, non parla con Stasi. Tenta di risolvere la faccenda da sola. Le quattro telefonate senza risposta alla collega, a metà luglio, prima di imbarcarsi per Londra, sono i passi di chi cerca disperatamente una sponda?
La teoria di DarkSide si spinge fino al mattino del delitto. Chiara capisce di essere sotto controllo, decide di non subire più e affronta chi la sta ricattando, minacciando di denunciare. È la sua fine. E il resto è tutto quello che conosciamo già. Sia chiaro, come lo stesso Zanella ha precisato in ogni occasione, non c’è la pretesa di una verità assoluta e meno che mai un tentativo di scavalcare i giudici, ma una strada – o una pista per usare un termine più corretto – su cui può valere la pena andare un attimo a guardare. A meno che gli inquirenti non l’abbiano fatto già, visto che le indagini sono ancora in corso e molto resta ancora da raccontare.