Ironia da tastiera e sarcasmo social ne abbiamo? A volontà! Solo che manca la sostanza, ossia il presupposto da cui hanno avuto origine. Perché non sta scritto da nessuna parte che il piede di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, sarà nuovamente rimisurato. O, meglio, che non sia una bufala quella della decisione degli inquirenti di affidare un supplemento d’indagine all’antropologa forense Cristina Cattaneo per valutarne la larghezza. Eppure è bastata una interpretazione data a scatenare risatine, battute sulla Procura di Pavia che "brancola nel buio", interpretazioni superficiali a leggere tutto come una clamorosa ammissione di debolezza. Come a dire: dopo quasi vent'anni siamo ancora a misurare le piante delle scarpe, segno che l'impianto accusatorio vacilla. La verità, però, rischia di essere un’altra.
Cosa dovrebbe essere ciò che invece viene definito “nuova consulenza” ce lo siamo fatto spiegare anche dal professor Francesco Maria Galassi (che non ha bisogno di presentazioni, che per MOW c’è sempre, che risponde subito e che non se la tira come invece potrebbe fare visto il profilo scientifico che ha). “Non credo proprio possa esserci una nuova consulenza assegnata alla professoressa Cattaneo per rimisurare Sempio, non c'è alcuna evidenza di ciò – dice - Io credo che si tratti di quel famoso controllo metodologico imposto dalla Procura sulle consulenze alle consulenze. Insomma, mi fa sorridere che si pensi che qualcuno possa aver detto ‘hai sbagliato a misurare, rimisura’: siamo proprio nella fantascienza con un'interpretazione così. Quindi ritengo che l’unico vero elemento di novità è proprio che sarà la Cattaneo a valutare la contro-consulenza che, è bene ricordarlo, la difesa Sempio aveva scorporato non lasciandola dentro la consulenza del loro medico legale Pelosi. Peraltro, la stessa difesa Sempio ha sempre definito perfette le misure della Cattaneo, quindi, se sono perfette, perché dovrebbe rimisurare? Ritengo le sia stato semplicemente chiesto di verificare la loro 'relazione calzaturiera' per vedere se abbia un solido fondamento scientifico e se sia forte metodologicamente. Tutto lì”.
Ammesso che la notizia di questo nuovo incarico alla professoressa Cattaneo sia confermata — una risposta tecnica alle ultime mosse della difesa — c’è quindi davvero pochissimo da ironizzare. Chi evoca la debolezza dei magistrati pavesi sta cavalcando una narrazione distorta. Perché dai, su: i motivi dietro una scelta del genere con l’insicurezza c’entrano un ca*zo di niente. Anzi. La logica giudiziaria suggerisce due ipotesi investigative precise. Rigorose. Che lasciano spazio zero alle battutine. La prima ipotesi è di natura puramente procedurale. Quella che viene presentata mediaticamente come una "nuova" consulenza, in realtà, potrebbe non essere affatto un colpo di testa dell'ultimo minuto. Potrebbe trattarsi, invece, di una delle tante verifiche sulla scientificità e sulla tenuta metodologica già previste e calendarizzate dalla Procura. Un passaggio quasi obbligato dopo il deposito delle contro-consulenze firmate dai consulenti della difesa di Sempio. In magistratura si chiama rigore: si esamina l'obiezione della controparte e la si sottopone al vaglio dello stesso standard scientifico che ha dato il via all'azione penale. Nessun passo indietro, dunque, ma la prosecuzione lineare di un protocollo. Con tanto di avviso già inserito in un comunicato stampa che parlava d’altro, ma avvertiva su tutto.
La seconda ipotesi è ancora più solida e, se vogliamo, persino più aggressiva. Gli inquirenti potrebbero aver già fatto tutte le verifiche del caso. Potrebbero sapere già perfettamente che le contro-consulenze della difesa affermano l’inaffermabile, proponendo tesi scientificamente fragili o incompatibili con i dati antropometrici raccolti sui rilievi dello scorso anno. E allora perché chiedere un supplemento alla Cattaneo? Semplice: per blindare il fascicolo. L'obiettivo sarebbe quello di mettere nero su bianco, in modo inequivocabile e definitivo, la confutazione di quelle tesi. Un modo per arrivare all’ormai imminente richiesta di rinvio a giudizio con il minor numero possibile di obiezioni residue. Insomma: schiacciare i dubbi prima ancora che entrino in un'aula di tribunale. I fatti dicono che la difesa punta tutto su una presunta impossibilità fisica: il piede di Sempio, oggi quasi quarantenne, non potrebbe entrare in una scarpa taglia 42-43, quella che ha lasciato le impronte di sangue nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. La Procura, basandosi sui dati antropometrici iniziali, ritiene invece che vi sia compatibilità, considerando anche i mutamenti fisici di un corpo in vent'anni. La partita è tecnica. Millimetrica. E anche drammatica. Renderla pure ridicola sembrerebbe decisamente troppo.