È un Milo Infante scottato dalla delusione quello che si confessa tra le colonne del Messaggero di ieri. Deluso ma anche forte di essere stato lui a lasciare quella relazione tossica con la Rai. Non poteva scegliere quotidiano migliore per far sì che quei sassolini dolenti, rimossi con gran garbo e cura dalla scarpa in vernice che ora calcherà gli studi di Cologno Monzese, arrivassero dritti al cuore del Palazzo e quindi in viale Mazzini a Roma. Un’intervista che hanno letto tutti, ma proprio tutti, perché trasuda tutta quella frustrazione accumulata in anni di richieste inascoltate, mancanza di considerazione da parte dei superiori, come Antonio Marano, che quando rientrò in Rai domandò la rimozione dalla carica di vicedirettori ad personam a lui, Alberto Matano e Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report in questi giorni sotto il fuoco incrociato della stampa filo-governativa e della stessa azienda che ora lo sta scaricando senza troppi fronzoli, cogliendo al balzo la questione della bomba e della sua amicizia con Valter Lavitola. Doveva essere il momento di gloria per la Rai, che invece l’ha trasformato nell’esatto contrario, e Infante riconosce anche questo nella sua intervista, che certamente non è piaciuta in viale Mazzini. “La Rai dovrebbe proteggere uno dei suoi programmi migliori, Report, e chi lo guida (…) Certi dirigenti dovevano essere più cauti”. Qui il riferimento a Paolo Corsini non è nemmeno troppo velato e riguarda la criticatissima intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui parlò di “bomba vera o farlocca”.
Nemmeno per il suo successore a Ore 14, Infante si trattiene dal perculare velatamente Salvo Sottile: “ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l’IA e il suo viso, mi è sembrato un po’ triste. Mi ha mandato un messaggio, gli ho risposto in bocca al lupo. Lui è bravo. Mi aspettavo che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio...”. Ecco, se queste parole sono passate un po’ in sordina, invece, stanno facendo parecchio discutere le sue scuse ad Alberto Stasi. Per cosa? Per aver fatto parte di quella parte oggi sconfitta nella narrazione sul caso di Garlasco. Quella dei colpevolisti. Tante le reazioni di chi, a sua volta, si dice pro e contro queste scuse, ad ogni modo dovute e corrette.
Ammettere i propri errori è dovuto per un professionista. Ciò nonostante, vi è chi sostiene che dovrebbe intervenire l’Ordine dei giornalisti in termini sanzionatori e chi, invece, sostiene che allora l’Ordine dovrebbe intervenire capillarmente con tutti quegli altri che, come Infante, hanno commesso un errore, figlio della corruzione nelle indagini e dei depistaggi che hanno ingannato l’Italia intera. Insomma, dalla torre del Messaggero, Infante butta giù Sottile, ma salva Ranucci e si scusa con Alberto Stasi, perché il sovrano del suo personaggio è lui stesso e non più viale Mazzini, e a Mediaset verrà certamente trattato con i guanti di velluto che la Rai non ha saputo indossare per distrazione o superficialità.