La tassa etica è sbagliata fosse anche solo per il fatto che trattandosi di tassa, ed essendo le tasse un’estorsione, non può che essere considerata immorale. È, anzi, una contraddizione in termini, poiché non può esistere logicamente alcuna tassa etica, essendo ogni tassa una violazione dei diritti individuali. Nel caso specifico è anche comico immaginare che lo Stato possa importi un’addizionale Irpef e Ires del 25% perché fai porno, poiché lo Stato, già solo per il fatto di imporre tasse, cioè di operare estorsioni legalizzate, non può essere considerato un’autorità morale. Non da ultimo fa abbastanza ridere che questa tassa sia stata introdotta durante il terzo governo Berlusconi. Per fortuna il comitato ha raggiunto le cinquantamila firme necessarie e ora la proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della tassa verrà presentata in Parlamento.
Quindi perché candidare Valentina Nappi? Non fai in tempo a chiudere il sito del Ministero della Giustizia che ecco Matteo Hallissey che vuole fartene aprire un altro, neanche così distante poi. Valentina Nappi, per chi non lo sapesse, è un’attrice porno lanciata nel 2011 da Rocco Siffredi, tra le più note d’Italia. La mossa di candidarla, forse, è stata ventilata dal presidente di Più Europa (che noi abbiamo intervistato e a cui vogliamo bene), per ora resta una “suggestione”. Ci auguriamo resti tale, e non perché Valentina Nappi, come sottolinea Hallissey, non sia più competente di tanti attuali politici. Il motivo è un altro. Quella di Nappi potrebbe non essere una candidatura, spiega al Foglio, simile a quella di Cicciolina con Marco Pannella nel 1987, perché non si tratterebbe di una provocazione, ma un progetto concreto. Primo errore: significa togliere al gesto di candidare una pornoattrice quella sana dose di umorismo che ha caratterizzato la pratica politica radicale, accanto a una verbosità da templare che, come è già stato detto, era solo di Pannella e dunque non si può replicare. Ma se al parallelismo togli, inevitabilmente, la prosa e pure l’ironia, cos’è che resta? Una provocazione posticcia.
Non solo, è evidente che la scelta segua tutti i crismi promozionali del caso: per quanto possano dire, la candidatura di Valentina Nappi sarebbe prima di tutto la candidatura di una pornostar, cosa che ovviamente non dovrebbe scandalizzare (non è chiaro, per esempio, perché un macellaio dovrebbe essere considerato migliore di un attore porno), ma che, proprio per questo, svuoterebbe completamente di contenuto la candidatura di Nappi come persona competente. Esistono tante persone competenti e sconosciute che potrebbero essere candidate. Il motivo per cui si sceglie Nappi e non altri, sarebbe specificatamente la sua professione e, a seguire, la conseguita fama (anche questa molto particolare), non la sua competenza. Quindi sì, in fondo sarebbe esattamente una candidatura come quella di Cicciolina, ma con un esotismo tutto involontario, e dunque goffo, ai limiti del folkloristico.
Arriviamo così all’ultimo aspetto problematico. Non che i Radicali abbiano mai ottenuto plebisciti, ma almeno ai tempi d’oro c’era una massa di gente colta, mobilitata, interessata, studentesca, in fibrillazione. Oggi non credo che in Italia ci sia la possibilità di spaccare l’opinione pubblica con tali espedienti. Il moralismo di ritorno della società italiana fa sì che mosse del genere appaiano semplicemente come delle carnevalate buone per i social. Semmai funziona esattamente il contrario. Cioè al massimo la provocazione che tende non verso il libertinismo ma verso l’etica militaresca, marziale, al mito dell’ordine e della disciplina, con tutta la retorica scialba incarnata alla perfezione da Futuro Nazionale (tant’è che loro volano ai sondaggi e i Radicali no). Candidare Valentina Nappi sarebbe un errore politico. Allora mi chiedo: e se ai Radicali, a cui le idee non mancano, mancasse proprio una spinta innovativa che permetta loro di entrare finalmente nel XXI secolo? Perché va bene tutto, anche la politica sul territorio, quella concreta, la disobbedienza civile, gli assalti ai balneari e così via, ma poi serve altro per incidere in Parlamento, nelle coalizioni e, chissà, magari anche nel governo.