Ma non staremmo un po' esagerando nel trasformare degli schiamazzi e insulti in treno in un incidente diplomatico fra Italia e Thailandia? Nell'elevare una gita di sedicenni su di giri al manifesto della decadenza del Paese? È l'ennesimo sintomo di una società ossessionata dal melodramma. Andiamo con ordine, un gruppo di ragazzini italiani in viaggio-studio a Bangkok schiamazza in metropolitana, una passeggera thailandese li invita a smettere, loro rimandano parolacce e gestacci e lei di tutta risposta li riprende e li schiaffa sul web. In un mondo normale la vicenda si chiuderebbe qui: una figuraccia memorabile, una severa lavata di capo da parte dei tutor e, al massimo, la sanzione delle autorità locali. Invece, con l'italica indignazione, l'abbiamo trasformato in un caso di rilevanza nazionale. Il video finisce nel tritacarne dei social, esponendo alla gogna pubblica dei minorenni, arrivano una pioggia di insulti, auguri di morte e l'ambasciata italiana è addirittura costretta a mandare delle scuse ufficiali.
Noi, soliti bastian contrari, vogliamo difenderli. Non perché non si siano comportati da maleducati, questo è evidente e il caso gli servirà sicuramente da lezione, ma per un semplice quanto banale: so' ragazzi. Sono sedicenni in vacanza, in gruppo, in branco, in un posto dove nessuno li capisce e dove dunque si sentono in potere di dire la qualunque. Ma chi, a quell'età, non è mai stato un po' coglione? Abbiamo solo avuto la fortuna di non avere una telecamera in faccia e un esercito di indignati performativi pronti a insultare dall'alto della loro statura morale.
Insomma smettiamola di innalzare, in una masochistica forma di provincialismo, un fatterello sgradevole in un manifesto dell'italiano all'estero e in un mea culpa collettivi. Ragazzini caciaroni, cafoni, che hanno avuto un comportamento deprecabile e hanno fatto una figuraccia, sono stati fermati, multati e addirittura fotografati al comando della polizia thailandese manco fossero trafficanti di chissà che cosa. Direi che la lezione è abbastanza, e si sarebbe potuta fermare prima di una caccia alle streghe non serve a educare nessuno: serve solo a farci sentire, per un attimo, appagati e migliori di loro.
P.S. (per smontare un po' di populismo da tastiera): Sta circolando la favola secondo cui questi ragazzi starebbero viaggiando “a spese dei contribuenti”. Falso. Il bando Estate INPSieme è finanziato dai contributi versati dagli stessi dipendenti pubblici, non dalla fiscalità generale. Il bando non è aperto indiscriminatamente a tutti ma è un programma meritocratico che prevede una graduatoria di merito basata su ISEE e voti scolastici. Usare la maleducazione di qualche singolo per scagliarsi contro un programma che ogni anno permette a migliaia di ragazzi di viaggiare è pura strumentalizzazione.