La villetta assediata, gli occhi addosso, il sospetto che cominciava a farsi pesante intorno a un dolore, a un dramma umano, già atroce di suo. Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, per giorni, hanno cercato di mandare avanti la vita. A respirare lo stesso. Poi hanno capito che non sarebbe stato possibile. Quindi hanno lasciato un biglietto nella casa dell’altro figlio che li stava ospitando, a Roma, e si sono messi in macchina verso Anguillara Sabazia. Un’ora di strada con l’anima in frantumi, il cuore congelato e la testa già piena di un programma preciso: due corde, una trave, un salto insieme. Una lucidità che fa più paura della disperazione. E che dovrebbe far riflettere. Lei, Maria Messenio, ex poliziotta ed ex assessore alla Sicurezza del Comune di Anguillara, lui, Pasquale Carlomagno, imprenditore titolare di una ditta di scavi e movimento terra che era diventata il riferimento di tutti a Anguillara. Lei, la mamma, con il figlio Claudio aveva rapporti difficili e si parlavano anche poco. Lui, il papà, provava a tenere insieme le cose con fatica. Prima che tutto si rompesse. Prima che quel figlio si macchiasse di un delitto atroce (uccidendo la donna, Federica Torzullo, che aveva sposato e da cui aveva avuto un figlio circa 10 anni fa). Prima che anche lui, Pasquale, si trovasse raggiunto dal sospetto di essergli stato complice nell’occultare il cadavere di Federica Torzullo.
Nelle poche righe lasciate sul tavolo della casa romana dell’altro figlio, secondo quanto emerso, ci sarebbe anche uno sfogo contro la gogna mediatica che li aveva travolti negli ultimi giorni. Schiacciandoli sotto un peso insostenibile oltre il peso che già s’erano ritrovati a sopportare. La Procura di Civitavecchia sta valutando ogni elemento e non esclude l’apertura di un fascicolo per istigazione al suicidio. Claudio Carlomagno, intanto, ha appreso la notizia della morte dei genitori nel carcere di Civitavecchia, dove è detenuto e sorvegliato a vista. A confermarlo è il suo avvocato, Andrea Miroli, che parla di una tragedia che continua a produrre vittime anche oltre il reato. “Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime – dice in una nota diffusa dall’Ansa - vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una catabasi, una discesa agli inferi che i signori Carlomagno non sono riusciti tragicamente a sopportare. Le ragioni dietro a questo terribile gesto sono state spiegate in una lettera al loro altro figlio Davide, in merito alla quale occorre rispetto e privacy. Purtroppo ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come ‘quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro’. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici. Il mio pensiero adesso va non solo al mio assistito e a come affronterà questa terribile notizia, ma anche a suo figlio che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre”.
Sì, sono parole che hanno il dovere della coscienza. Per provare a rendersi conto che a volte – anzi sempre più spesso – una certa ferocia che è tipica dei social è animata dalla stessa frustrazione che anima persino certi assassini. Ok, non è la stessa cosa di un delitto, ma nasce dalla stessa cecità. Dalla stessa incapacità di reggere le emozioni e metabolizzarle. E, purtroppo, anche di riconoscere l’umanità pure quando è molto difficile farlo. E’ da qui che bisogna guardare, se si vuole capire come una tragedia possa continuare a moltiplicarsi fino a non lasciare più nessuno illeso. Magari per evitarlo. Che poi è anche la stessa cosa che ha fatto, in una lezione di rarissima umanità, anche i familiari di Federica Torzullo, dopo aver appreso quello che era successo ancora.
La sorella di Federica, Stefania, ha parlato di “una tragedia nella tragedia, un orrore nell’orrore”. “Siamo attoniti per quello che è successo – ha aggiunto il loro avvocato, Carlo Mastropaolo - questa storia sembra riservare di continuo terribili sorprese”. Le due famiglie, già distanti dopo la scomparsa di Federica e prima del ritrovamento del corpo, si erano contattate solo con un messaggio di scuse inviato dai genitori di Claudio dopo la scoperta dell’omicidio. E’ chiaro, e dannatamente umano, che i rapporti si erano freddati, così come è chiaro che anche quel messaggio di scuse era il minimo in quel momento. Ma era pure un segnale di disperazione condivisa che, paradossalmente, è stato colto con grande umanità da quelli che forse – trovandosi a piangere una figlia e una sorella - sarebbero stati legittimati a non coglierlo e no da quelli che, invece, ormai si rivelano abili solo a commentare da dietro qualche tastiera.