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8 agosto 2026

Vi spieghiamo il caldo dell’estate senza ideologia e senza complotti con L’avvocato dell’atomo: “I condizionatori sono necessari e non inquinano nel modo in cui immaginate”. Gli investimenti pubblici? “Non solo rinnovabili: è ora del nucleare”

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

8 agosto 2026

Le città hanno raggiunto temperature di quaranta gradi. Il motivo? L’emergenza climatica. Se ne parla moltissimo, soprattutto durante la stagione estiva. Noi di MOW abbiamo intervistato Luca Romano, fondatore di “L’avvocato dell’atomo”, un gruppo di fisici, ingegneri e appassionati che ha scelto di combattere la disinformazione sull’energia nucleare attraverso la divulgazione scientifica. Romano ci ha detto la sua su condizionatori, efficienza delle misure green, altre possibili soluzioni e su quanto la politica italiana sia impreparata sul tema

foto di Metropolitano.it

Vi spieghiamo il caldo dell’estate senza ideologia e senza complotti con L’avvocato dell’atomo: “I condizionatori sono necessari e non inquinano nel modo in cui immaginate”. Gli investimenti pubblici? “Non solo rinnovabili: è ora del nucleare”

La crisi climatica non si risolve spegnendo il condizionatore o installando pannelli solari a ogni costo. Almeno secondo Luca Romano, fisico teorico, eco modernista e fondatore de L’Avvocato dell’Atomo, che da anni prova a riportare il dibattito sull’energia dentro i confini della scienza. Per Romano, rinnovabili e nucleare non sono alternative, ma pezzi dello stesso sistema: senza il secondo, la transizione rischia di continuare a dipendere dai combustibili fossili. E mentre individua nella politica la paura di pianificare, ci dice la sua anche sugli ambientalisti, che considera tutt’altro che un fronte compatto. Lo abbiamo intervistato per capire cosa significa davvero affrontare la crisi climatica senza slogan.
 

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In molte città si stanno addirittura superando 40 gradi, come se lo spiega?
Accade per via del cambiamento climatico. L’Europa è un hot spot del cambiamento climatico, quindi c’entra moltissimo. Le conseguenze si fanno sentire qui più che in altri posti del mondo ed è sicuramente correlato a questo.

Se dovesse spiegare la crisi climatica a una persona che non ne sa nulla, come lo farebbe?
Il paragone che mi viene più spontaneo è quello di una vasca da bagno, dove l’acqua che entra è il calore che ci arriva dal sole e la CO2 è lo scarico della vasca. Nel momento in cui c’è troppa CO2, lo scarico si restringe, il passaggio si fa più stretto e l’acqua non esce alla stessa velocità con cui entra: l’acqua, quindi, si accumula. In questo caso si accumula il calore nell’atmosfera e negli oceani. La CO2 è letteralmente una valvola che filtra quando il calore esce dalla Terra. Se c’è troppa CO2, esce poco calore e quindi quello che entra: quello che entra è più di quello che esce e la Terra si scalda.

In che modo si può agire per attutire la crisi climatica?
La crisi climatica è fatta di cambiamenti percettibili ma lenti. Per questo nessuno capisce davvero l’urgenza e l’importanza di agire. Evidentemente non bisogna agire nel modo in cui lo si è fatto finora. Servirebbe un grande piano europeo di implementazione di energia nucleare in primis, OGM, elettrificazione, economia circolare. Sono varie soluzioni che andrebbero tutte messe in atto.

In molti individuano nel condizionatore una delle principali cause della crisi climatica. Quanto c’è di vero?
Non è né vero né falso. Il condizionatore contribuisce al riscaldamento globale, ma non perché emette calore. Il calore diretto emesso dalle attività umane scalda il pianeta di una frazione di millesimo rispetto alla CO2. Il problema del condizionatore non è tanto il calore che rilascia, ma la CO2 che viene generata per produrre l’elettricità con cui il condizionatore viene alimentato. In questo senso sì, il condizionatore contribuisce al riscaldamento globale, come contribuiscono i riscaldamenti d’inverno, però sono necessità. Incolpare i condizionatori del riscaldamento globale è, invece, privo di senso. Sarebbe sbagliato dire che non contribuisce, così come lo è demonizzarlo.

Per costruire pannelli solari, batterie e reti elettriche servono miniere, acciaio e quantità di energia notevoli. Quanto è davvero verde questa transizione?
Dipende. Le rinnovabili decarbonizzano. Vero che servono miniere e materie prime, che c’è un impatto ambientale, ma l’impatto ambientale è molto inferiore a quello dei combustibili fossili. E lo stesso vale per le batterie, le auto e le reti elettriche, che vanno espanse se si vogliono elettrificare riscaldamenti e industrie. Chiaramente queste soluzioni non sono sufficienti e quindi il problema non è tanto che queste non siano realmente “green”. Il problema è che, non essendo sufficienti, se si punta solo su queste servirà sempre mantenere una quota di combustibili fossili, di generazione fossile di energia come complemento, sia per il riscaldamento sia per la produzione di elettricità.

Non sono sufficienti, ma sono importanti. Quindi nessuna di queste misure green andrebbe abolita?
No, non andrebbero abolite. Andrebbero ripensate. Nel senso che noi oggi stiamo attuando queste politiche green in un’ottica di “facciamo più rinnovabili possibili e poi vediamo quali buchi sono rimasti da tappare”. Ma è una strategia sbagliata. Perché i sistemi energetici vanno pianificati, quindi bisogna stabilire prima, studiandolo, qual è la quota ottimale di rinnovabile (di solare, di eolico, di idroelettrico, di nucleare e via dicendo) e implementare quelle quote lì. Invece noi stiamo facendo tutto il solare e l’eolico che riusciamo e poi quando abbiamo finito decideremo. Questa è la strategia sbagliata, bisogna pianificare in anticipo.

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Secondo lei qual è la più grande contraddizione del movimento ambientalista di oggi?
Oggi non credo che si possa parlare di “movimento ambientalista”. Esistono tanti movimenti ambientalisti con priorità diverse. Ci sono quelli che lottano contro gli allevamenti intensivi, quelli che lottano a favore dei pannelli solari e delle pale eoliche e ci sono anche quelli che lottano contro i pannelli solari e le pale eoliche perché deturpano il paesaggio. Quindi la più grossa contraddizione dell’ambientalismo, secondo me, è quella di presentarsi come un fronte unico e unito in piazza quando facevano i Fridays for Future, però poi a livello locale ci sono dei conflitti. Ci sono ambientalisti ecomodernisti favorevoli al nucleare e ci sono ambientalisti contrari. Ci sono ambientalisti che vogliono un sacco di rinnovabili e quelli che firmano contro le pale eoliche a Orvieto perché, essendo più alte del duomo, rovinano la vista. La contraddizione è proprio questa: gli ambientalisti si presentano sempre uniti quando si tratta di fare fronte contro gli altri, ma poi invece sono molto disuniti. Non sono accomunabili in un unico movimento.

E la politica? Cosa dovrebbe fare nel concreto per fronteggiare la crisi climatica?
A livello italiano bisognerebbe sicuramente essere più seri sul nucleare, perché il problema è che hanno fatto un DDL che è anche buono, però l’hanno fatto al quarto anno di legislatura ed è ancora da approvare in Senato. E poi ci sono i decreti attuativi. Quindi è evidente che anche da questa legislatura non partirà nulla. Serve un piano molto serio per l’elettrificazione dei consumi, invece in Italia non stiamo facendo. A livello europeo servirebbe sicuramente più neutralità tecnologica, perché il nucleare è accettato nella tassonomia della finanza sostenibile, ma non gode ancora di tutte le agevolazioni di cui godono le rinnovabili nel documento CEEAG, per cui se io finanzio le rinnovabili con soldi pubblici va bene, se finanzio il nucleare con soldi pubblici parte l’indagine per la commissione degli aiuti di Stato ed è chiaramente una disparità di trattamento ingiusta. E poi servirebbe maggiore pianificazione. La politica italiana ha molta paura di pianificare, invece servirebbe studiare il sistema energetico italiano e stabilire quanto solare, eolico, nucleare servono al 2050 e decidere quelle quantità, non fare tutto più possibile adesso e poi saranno affari di qualcun altro, che è una cosa che molti politici italiani tendono a fare.

Lei afferma che “la politica italiana ha paura di pianificare”. Crede che sia questo il motivo per cui molti politici negano l’emergenza climatica? Per paura di affrontarla?
No, io penso che si tratti di idiozia e complottismo. Basti pensare che abbiamo anche politici No Vax, altri che dicono che si può stampare denaro per risolvere i problemi economici. Purtroppo la nostra politica è caratterizzata anche da personaggi ignoranti e complottisti che credono alle peggiori scemenze.

 

https://www.youtube.com/watch?v=_Iq-3VyRFzM

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