Sembrava bello, talmente bello da sembrare finto. E infatti. Rimandato a settembre il voto sulla riforma di legge del cinema audiovisivo, previsto inizialmente il 6 agosto. La votazione avverrà il 9 settembre, nel mezzo della Mostra del cinema di Venezia. Cinema sul tappeto rosso e tra le mani dei deputati. Il “testo unificato” frutto di un’intesa bipartisan apporterà alcune modifiche sostanziali alla macchina della settima arte italiana: il cardine della riforma restano l’Agenzia indipendente e una diversa gestione dei fondi pubblici destinati al settore. Che intanto, come riferito da Il Sole 24 Ore, aumentano per il biennio 2026-2027: 200 milioni, 50 il primo anno e 150 il secondo. Tra le righe della vecchia legge Franceschini però c’è anche scritto che a settembre di ogni anno è necessario depositare una valutazione d’impatto relativa all’esercizio precedente (il 2026 per il 2025 e così via). Il punto segnalato da Angelo Zaccone Teodosi, presidente di IsiCult, oltre ai ritardi nella presentazione delle ultime due relazioni, è l’assegnazione dell’incarico al Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche (Disse) de La Sapienza per due anni consecutivi. Nell’ottobre 2024, l’università aveva sottoscritto un accordo triennale da 210mila euro per “Analisi e valutazione delle politiche pubbliche e della spesa”, a cui si aggiungono 150mila euro per la valutazione relativa al 2024, e 150mila euro per il 2025. Più di mezzo milione di euro.
“Una concentrazione di incarichi e di risorse” che hanno spinto Zaccone Teodosi a segnalare la questione all’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) “anche sotto i profili dell’indipendenza del valutatore, della trasparenza amministrativa e dell’asimmetria informativa rispetto agli altri concorrenti”. Parlando della valutazione che dovrebbe essere presentata il 10 settembre e completata entro il 31 agosto. Se l’incarico è del 20 luglio, si chiede ancora il presidente di IsiCult, come potrà il report essere davvero approfondito con così pochi giorni di lavoro? “È legittimo domandarsi quale profondità possa avere una valutazione di impatto realizzata con una simile tempistica”. Un ulteriore verifica che Zaccone Teodosi ha richiesto all’Anac riguarda una presunta sovrapposizione di un circa un quinto di un progetto legato al tax credit e la valutazione di impatto del 2024. Non per questo, va specificato, sarebbe corretto parlare di “duplicazione illegittima della spesa”, ma occorre verificare se alcune attività già retribuite siano state inserite due volte tra le spese. La valutazione d’impatto, strumento fondamentale ma di cui poco o nulla si parla, rischia di trasformarsi “in una relazione asettica e rituale, ad usum Delphini, semi-clandestina e resa pubblica quando ormai non serve più a orientare le decisioni. È proprio per evitare che il controllato finisca per condizionare il controllore che chiediamo all’Anac di verificare indipendenza, trasparenza e correttezza delle procedure. La valutazione deve servire a disturbare il ‘manovratore’, non a rassicurarlo”.