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12 settembre 2026

Il Leone d’Oro all’unica donna in concorso, le frecciate di Buttafuoco “a chi di dovere”, il premio della giuria a Naza e John Malkovich dalla distanza: la Mostra del cinema di Venezia si chiude così

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

12 settembre 2026

Tutto finito sul Lido di Venezia. Il Leone d’Oro per il miglior film va a Woman Unknown, della regista May el-Toukhy, unica donna ad aver diretto da sola un lungometraggio in concorso. Riconoscimento anche a Naza, che conquista il Premio Speciale della Giuria, mentre Possible Love, del regista Lee Chang-dong, si aggiudica il Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria. Il Leone d’Argento per la miglior regia va invece al russo Ilya Khrzhanovsky per Dau. Coppa Volpi maschile a John Malkovich, femminile a Mathilde Arcel. E Pietrangelo Buttafuoco ricorda alcune cose “a chi di dovere”

Foto: Ansa

Il Leone d’Oro all’unica donna in concorso, le frecciate di Buttafuoco “a chi di dovere”, il premio della giuria a Naza e John Malkovich dalla distanza: la Mostra del cinema di Venezia si chiude così

Partiamo dalla fine: libertà, confronto e spirito critico. Sono i valori rivendicati da Pietrangelo Buttafuoco per la “sua” Biennale. E “chi di dovere” dovrebbe ricordarselo. A chi parlava il presidente? Difficile non vedere un riferimento anche a chi, nei mesi scorsi, ha criticato la scelta di far partecipare la Russia. E russo è il regista Ilya Khrzhanovsky, vincitore del Leone d’Argento per la regia di Dau. È la serata dei premi, l’ultima dell’ottantatreesima Mostra del cinema di Venezia. La diretta dura poco più di un’ora, scorre liscia. Ci sono tutti tranne John Malkovich, vincitore della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile per Wild Horse Nine, uno dei film più belli di questa edizione. L’attore però è in Canada e saluta in differita il pubblico del Lido, “mi dispiace molto non essere lì con voi”. Forse non ci crediamo: perché non è venuto allora? La Coppa Volpi femminile, invece, va a Mathilde Arcel, protagonista di Woman Unknown, opera ambientata nella Danimarca del dopoguerra, all’indomani dell’occupazione nazista, incentrata sulla storia di una giovane donna e del ricco vedovo per cui lavora. Woman Unknown è anche il Leone d’Oro: la regista May el-Toukhy era l’unica donna ad aver diretto da sola un lungometraggio in concorso: “Fare questo film è stato molto difficile sia finanziariamente che emotivamente. Mi ha fatto andare avanti per illuminare le storie di tante donne. Voglio dedicare il premio a mia figlia adolescente: la compassione, la comunità e il coraggio per finire quello che noi e altre generazioni hanno iniziato. Usa la tua voce per parlare per le persone che sono state abbandonate e messe a tacere”, ha detto durante la premiazione.

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A Venezia 83 c’erano poche donne. Maggie Gyllenhaal, presidente di giuria, e Greta Scarano, la presentatrice insieme a Nicolas Maupas, hanno chiamato sul palco soprattutto uomini. Coralie Amédéo, sceneggiatrice di Un bon petit soldat, ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura insieme ai colleghi Stéphane Brizé, anche regista, e Olivier Gorce. Rachel Szor ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria insieme a Yuval Abraham per Naza, documentario che indaga sui massacri perpetrati dall’Idf a Gaza. Si alza Kaouther Ben Hania, regista de La voce di Hind Rajab e quest’anno parte della giuria, per portare il premio ai due autori. “Tutti gli israeliani devono vederlo”, ha detto Abraham. Lee Chang-dong con Possible Love vince il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria.

Yuval Abraham e Rachel Szor di "Naza" con Alberto Barbera
Yuval Abraham e Rachel Szor di "Naza" con Alberto Barbera Ansa

Edizione di film potenti, alcuni non premiati (L’estranea di Paolo Strippoli non vince niente) e nessun italiano considerato nelle categorie principali nonostante la larga presenza. Segno dell’internazionalità della Mostra, certo. Alberto Barbera inquadratissimo applaude soddisfatto mentre la cerimonia di chiusura procede spedita, senza sussulti né videomessaggi, fatto salvo quello istituzionale di Malkovich (l’anno scorso anche il cardinale Parolin aveva salutato la Biennale da lontano). Breve e concisa. Cerimonia che ha visto come protagonista una donna, scelta da una giuria guidata da un’altra donna, condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas. Finiscono così gli undici giorni del Lido.

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