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30 settembre 2026

Lo scrittore Aurelio Picca difende Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in Campidoglio: “Meglio due amazzoni che questo moralismo. È stato un colpo di genio”

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

30 settembre 2026

Mentre l'Italia perbene s'indigna per la premiazione delle ex regine delle televendite nella Sala Protomoteca di Roma, lo scrittore reazionario e liberale smonta i moralismi di maniera. Picca difende la provocazione e attacca il sistema globale: “Oramai è saltata la gerarchia dei valori. Meglio due guerriere in una camera mortuaria che questo conformismo”

foto di Ansa

Lo scrittore Aurelio Picca difende Wanna Marchi e Stefania Nobile premiate in Campidoglio: “Meglio due amazzoni che questo moralismo. È stato un colpo di genio”

Ma come si passa dalla galera alla Sala Protomoteca del Comune di Roma? Busto di marmo sullo sfondo, scatto d'ordinanza e quel “Grazie Italia” sparato sui social che fa indignare tutti (o quasi). La premiazione di Wanna Marchi e della figlia Stefania Nobile al Premio Internazionale alla Cultura - evento ideato e organizzato dal loro editore Alessandro Gian Maria Ferri - ha scatenato la solita tempesta di indignazione in rete. Le due donne sono state premiate rispettivamente per i libri: La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l'unica misura è l'amore e Vendere... cara la pelle, invece firmato da Nobile.
L'Italia “perbene” si strappa le vesti urlando allo scandalo per l'uso delle sale capitoline. A onor del vero va specificato che l’evento è stato organizzato da una realtà privata (l'editore Alessandro Gian Maria Ferri) che ha semplicemente affittato la sala capitolina Non si tratta, dunque, di un riconoscimento del Comune di Roma. Tra l’altro, il consigliere comunale Dario Nanni (Gruppo Misto), si è successivamente scusato per aver richiesto la concessione della sala. Nanni si è assunto la responsabilità della richiesta, ma ha spiegato che non era a conoscenza della presenza di Marchi e Nobile tra i premiati. Se lo avesse saputo, dice, non avrebbe sostenuto l'utilizzo della Protomoteca.
Eppure, fuori dal coro dei moralisti a comando, la lettura del fatto prende una piega decisamente diversa. Per lo scrittore Aurelio Picca, voce viscerale e da sempre insofferente al perbenismo di maniera, l'episodio va ribaltato. Nessuna vergogna o sacrilegio: la vicenda, anzi, va letta come una trovata straordinaria. Anzi, il fatto che questo corto circuito sia andato in scena proprio in quella stanza del Campidoglio rende l'operazione un autentico colpo di genio.

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Wanna Marchi e Stefania Nobile ringraziano per il Premio sui social Ansa

 

Usare la Protomoteca del Campidoglio per premiare Wanna Marchi e Stefania Nobile ha suscitato una grande polemica. Lei cosa ne pensa della questione e della figura di Wanna Marchi?
Non so bene la questione, però conosco lei. Ti posso dire che io ho sempre adorato le televendite. Per dieci anni ho seguito dall'arte ai gioielli, perché lo trovavo creativo e stimolante. Per i gioielli non seguivo la Marchi, perché seguivo una donna giunonica, molto ritratto dipinto di Tiziano, con delle mani bellissime, ne ero innamorato. Poi seguivo il mio amico Carlo Vanoni su Orler e compravo i dipinti di notte. Con due-tre giovani amici facevamo una roba furiosa tutta la notte. Quindi Wanna Marchi a me è stata sempre simpatica, perché poi gli scheletri nell'armadio solo io non ce li ho, ce l'hanno tutti (problemi personali, di giustizia ecc.). Però quella signora a me non è stata mai antipatica perché l'ho vista sempre una combattente, un'amazzone folle. Ora io non so giudicare però, anche al Campidoglio, chi ha deciso? Perché non è male, è fortissima la camera mortuaria! Eccezionale! Io sono un cultore dei morti e foscoliano, quindi secondo me stare nella camera dei morti va benissimo!

 

Marchi e Nobile hanno ricevuto il Premio Internazionale della Cultura per i loro rispettivi libri. Secondo lei c’è o no una dissonanza nell’affiancare i loro nomi al concetto di “cultura”?
Io non ho mai letto i loro libri quindi quelli non posso giudicarli. Però questa storia mi sembra divertente quanto una televendita. Intanto togliamo la frase fatta e retorica di “essere democratico”: io sono liberale, sono un reazionario liberale. Sono un antimoderno però liberale. Quindi dico che le persone possono fare quello che vogliono, basta che non ammazzino le persone. La situazione era possibile ed era nella logica, non è stata forzata. Giacché vanno tutti dappertutto... Allora loro nella camera mortuaria - non per prenderle in giro - ma mi sembra una notizia, una bella notizia. Per quanto riguarda il fatto, diciamo che nel momento in cui tutto è sdoganato, non mi sembra scandaloso. Non è questo uno scandalo. Ci sono tanti altri scandali. Io sulla qualità di ciò che è stato premiato non posso dire nulla, ma c’è da dire che non esiste più la qualità. È tutto molto fungibile. Noi siamo nel “tutto accade”. Dire che questo è uno scandalo, mi sembra un moralismo. La cultura in questo momento, la famosa cultura, è una roba del mondo globale, molto discutibile, nel senso che non c'è più; è saltata la gerarchia dei valori, saltati i maestri che moralmente potevano indicare - almeno i miei - gli ultimi grandi del secondo Novecento. Adesso è tutto molto opinabile perché il sistema informativo-editoriale ne ha fatto un uso e uno scambio reciproco. L’artista - anche se oggi c'è anche un abuso della parola - va preso nella sua singolarità. A me non interessa se Marchi e Nobile vengono dalla cronaca, dalla criminalità, dal mondo della onestà empirea. Mi interessa la qualità del loro lavoro. Io non conoscendola non posso dare un giudizio se valgono o non valgono. Se poi mi si chiede: “Era giusto farlo o non era giusto?” ti dico che se la regola funziona, se loro hanno scontato la loro pena e il Campidoglio gli si poteva concedere e gliel’hanno concesso, va bene così. Avrei trovato più scandaloso se ci fosse andato un qualsiasi personaggio della tv o un calciatore, per dire, una personalità ordinaria. Io lo trovo divertente che due sopravvissute alle televendite - che io adoro - vanno a ritirare un premio nella sala dei morti e lo trovo soprattutto divertente. Già questa è una trovata espressiva quantomeno. Se fosse toccato a una celebrità romana, anche se impertinente, non se ne sarebbe parlato.

 

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Wanna Marchi e Stefania Nobile ritirano il PIC in Campidoglio Ansa

 

Quindi secondo lei in questa vicenda non c’è spazio per i moralismi?
No, se tutti i passi formali sono stati adempiuti, non trovo che si debbano muovere i grandi sistemi. Perché i grandi sistemi oramai si battono sulla individualità, non sui grandi sistemi. Non siamo più sui blocchi contrapposti. Perché i grandi sistemi ti portano all'ideologia. L'ideologia non c'è più, quindi soltanto sulla propria individualità. Siamo tornati indietro. La qualità del futuro è rappresentata dalla qualità dell'individualità, non dal macrosistema. Marchi e Nobile sono state carcerate? Hanno scontato la pena? Sarò ancora più estremo: anche se fosse stato un criminale che ha scontato la sua pena e poi avesse scritto un grande libro (ripeto che io non so se le due donne abbiano scritto un grande libro), anche lui sarebbe potuto andare qualora tutti i passi formali, e dunque sostanziali, fossero stati legalmente e giustamente svolti. Io non sono nel partito di quelli che “questi devono andare e questi non devono andare”. Ma chi è che deve andare? Chi lo stabilisce? Chi è l'anima bella? Chi è l'anima eterna?

 

Cosa ne pensa del mancato pentimento di Marchi e Nobile riguardo ai reati perpetrati in passato? Questo può influire, almeno dal punto di vista morale, sul processo di riabilitazione mediatica?
Ma loro due sono due “matte scalcinate”! Io intuisco questo, che nella loro vivacità che le tiene in vita è proprio questa strana fierezza di combattenti che le tiene in piedi; sono due amazzoni smidollate. Io le vedo così. Io se fossi un regista italiano, anziché fare come fanno tutti, che vanno raccontando sempre le storie di piagnistei miserabili, le prenderei e le metterei a fare le rapinatrici a mano armata! Sono due personaggi veramente inediti. E aggiungo un'altra cosa: il pentimento afferisce alla sfera morale. Cioè se uno paga e non si vuole pentire, non si pente. Io per esempio sono uno che non dà perdono. Sono uno che se uno mi chiede perdono dico: “No, sei morto”. Il perdono lo può dare solo Dio. Il problema è che siamo nella laicità. Se le due hanno pagato, basta. Ma quanta gente non si è pentita? Nessuno in Italia che ammazza tre persone si fa più di 10 anni di galera, o sbaglio? Allora noi non possiamo metterci su un piano moralistico quando nessuno sa più che cos'è la moralità. Anzi, nessuno sa più che cos'è la morale, il moralismo lo sanno tutti, infatti il moralismo si applica come l'elastico: nel giudizio. “Hai fatto male, hai fatto bene”. Ma la moralità riguarda lo stoicismo, lo stare fermo sulla propria posizione esistenziale. Paradossalmente queste due sono rimaste ferme sulla loro posizione esistenziale. Io non sono l'avvocato difensore di Wanna Marchi e Stefania Nobile e neanche conosco bene dal punto di vista del gossip la loro vicenda giudiziaria. Io sapevo che Wanna Marchi era la venditrice che strillava, l’avrò vista tre-quattro volte, non era il mio genere; il mio genere era la donna giunonica con delle mani meravigliose che trattava gioielli. Ma le riconosco una ferocia naturale. Queste due sono due guerriere che stanno ancora a lottare dopo 40 anni contro tutti. E poi la cosa assurda, se la vogliamo vedere dal punto di vista del moralismo, è che più gli altri si s'incazzano, più loro non cedono! Potevano dire: “Ma che andiamo a fa al Campidoglio?”, e invece no, vanno pure al Campidoglio! E poi, per tornare al concetto di perdono, io che sono un cristiano delle origini, ti dico: chi perdonavano i cristiani delle origini? Tagliavano la mano e si facevano scorticare. Quindi perdono di che? Tu dopo una settimana che hai ammazzato tre persone e l'hai scortate chiedi perdono? Ma c'è qualche cosa che non va! Quindi se noi la mettiamo su questo punto è un punto fragile, almeno dal mio punto di vista. Cioè entriamo in una combina retorica.

Wanna Marchi
Wanna Marchi nel docufilm "Wanna" prodotto da Netflix

Qual è secondo lei il confine tra un prodotto mediatico o commerciale e la vera Cultura con la C maiuscola?
Tanti scrittori italiani e artisti italiani fanno cultura. Che vuol dire poi la cultura? La cultura qui in questo paese si è dimenticata come scriveva Pavese ne “La luna e i falò”, che anche colui che zappava la terra e che non era andato mai a scuola era intelligente e quel lavoro che faceva era un lavoro nobile, era cultura! La cultura è ormai globale, asservita al sistema del capitalismo finanziario, cioè del tutto comunicativa (questa è la parola giusta); una cultura che non tenta più di creare un nuovo mondo, quel qualcosa per cui un altro può dire: “Oddio, che c'è pure 'sta cosa?”. Manca questo. Tutti ripetono quello che sanno tutti: i film raccontano la storia che sanno tutti, i libri raccontano la storia che sanno tutti. Quindi di che cosa parliamo? Qual è la cultura? Vogliamo parlare di Dante, di Parini? Vogliamo parlare dei grandi scrittori del Novecento? C'è poi, in realtà, molta differenza tra uno scrittore come Verga che conosceva 2000 parole ed è un grande scrittore, colto, che si è messo a studiare tutta la vita come gli amanuensi. Questo fatto di sbandierare cultura, non cultura... Cultura in questo mondo che vuol dire?

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