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22 settembre 2026

La battuta dell'anno l’ha detta Max Angioni su Giuseppe Cruciani a “Roast in Peace” (Amazon Prime): “Dice di non essere né di destra, né di sinistra. Strano... per un coglione" Il meglio delle perculate

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

22 settembre 2026

Inizia la stagione di “Roast in Peace” e regala subito gioie. I nomi dei defunti sono già promettenti e tra i comici ce n’è uno che riesce a disinnescare il defunto più difficile di tutti: Giuseppe Cruciani. Quel comico è Max Angioni, che con un semplice “coglione” crea il capolavoro e ci spiega come si disinnesca il Crux: non con l’intelletto, ma con la banalità. E gli altri morti? Alcuni si lamentano dei tagli, altri tradiscono una certa permalosità

foto di Ansa

La battuta dell'anno l’ha detta Max Angioni su Giuseppe Cruciani a “Roast in Peace” (Amazon Prime): “Dice di non essere né di destra, né di sinistra. Strano... per un coglione" Il meglio delle perculate

Di comici che scherzano sulla morte ne avevamo maledettamente bisogno. E anche se non sono comici di professione, va bene lo stesso. Tanto la televisione è spettacolo e ad oggi se non fai ridere non puoi far parte della schiera dei vip. Poco importa se si faccia ridere volutamente o meno. Ci avete fatto caso? Con il dominio dei social nel mondo dello spettacolo, non esistono più divi e dive inarrivabili: il pubblico pretende che i personaggi facciano ridere, o quantomeno, che non si prendano sul serio, che è l'atteggiamento che fa comunque ridere.
Ci sono programmi nati per compiacere e programmi nati per fare del male salutare. Su Prime Video, a Roast in Peace, in questa seconda stagione, si fa una cosa bellissima: non ci si prende sul serio e non si ha paura del black humor. Al timone una capitana che è già un ottimo biglietto da visita: Michela Giraud, che annuncia i nomi dei defunti della prima puntata: Fedez, Alessandro Borghese, Simona Ventura, Giuseppe Cruciani e Asia Argento. I roaster, invece, sono: Stefano Rapone, Eleazaro Rossi, Martina Catuzzi e Max Angioni. A loro il compito di ricordare i defunti e di farlo nel modo più cattivo (e quindi onesto) possibile. Quindi niente coccodrilli volti ad innalzare la loro figura a tutti i costi, d’altronde è un programma comico che fonda la sua comicità sul politicamente scorretto. E menomale.
Poi ci sono anche i sollevatori di polemiche a livello agonistico, come Fedez, il quale fa sapere sui suoi social che le sue battute su Selvaggia Lucarelli siano state tagliate, insinuando il sospetto che si tratti di una sorta di censura. Ma la verità è che a noi piace il Fedez che ride di se stesso. Pertanto, le risate sulle battute che riguardano la sua salute, risultano senz'altro più apprezzabili dei soliti attacchi al presunto cattivone che vuole tappargli la bocca. Rapone, per esempio, la serve così: "Quando ha detto che doveva togliersi un brutto male speravo nelle corde vocali". Sipario. Martina Catuzzi incalza su Alessandro Borghese: "Se vi chiedessi di dirmi il nome di uno chef italiano famoso, uno dei primi nomi che vi verrebbe in mente sarebbe sicuramente Carlo Cracco, ma subito dopo pensereste a lui… Antonino Cannavacciulo, però dopo questi inevitabilmente pensereste a Bruno Barbieri. E poi Massimo Bottura, Joe Bastianich, Gianfranco Vissani, Simone Rugiati… Ma poi, forse, a un certo punto, facendovi aiutare da ChatGpt verrebbe fuori lui chef Rubio, ma Borghese mai, anche perché nessuno l’ha mai visto cucinare". Provate a darle torto: il comico non deve far ridere, deve dire la verità. E Max Angioni non scherza per niente su Asia Argento: "Asia è quello che viene fuori se prendi Ambra Angiolini, togli lo Xanax e le dai tutto il resto". E proprio lei tradisce un certo fastidio nell'incassare le battute più affilate. Sarà solo una nostra impressione?

A Roast in Peace si prende un personaggio pubblico, gli si celebra un funerale finto da vivo e lo si sottopone a un’esecuzione verbale senza sconti o disclaimer ed è vietato offendersi, anche se le espressioni di alcuni “defunti” tradiscono un fastidio mal camuffato. Chissà quanto costa farsi umiliare per chi non è abituato a non prendersi sul serio. Ma in questa prima puntata c’è stato un incontro speciale: quello tra la scrittura millimetrica di Max Angioni e la sagoma ingombrante di Giuseppe Cruciani, un incontro che ha dominato la scena. E a volte per farlo basta solo una battuta. Ma come fai a far ridere su Cruciani? Significherebbe far ridere su chi fa ridere senza sforzarsi: la figuraccia è dietro l’angolo. Attaccare un personaggio che a sua volta è un personaggio: non si può che prevedere un attacco debole. E non puoi neanche attaccarlo con il mood da intellettuale, perché Cruciani se la gioca il giorno dopo a La Zanzara e ti smerda facendo ridere il doppio, perché Crux è maestro nell’arte dello smontare: più elabori, più gli dai modo di smontare.

Max Angioni
Il comico Max Angioni Ansa

Ma qui succede una cosa. Molti comici si riservano il meglio alla fine, in un'esclation di battute che converge nell'esplosione comica finale. Angioni, invece è il comico contemporaneo perfetto perché ha capito che l’attenzione (quindi la risata) va catturata alla prima frase. Angioni annuncia: “È morto Giuseppe Cruciani, libero pensatore. Ha sempre detto di non essere né di destra né di sinistra, strano per un coglione”. Mic drop. L’intervento di Angioni poteva anche concludersi qui. In quel gancio c’è tutto. In perfetto stile Angioni: semplice ed efficace. Poi Max prosegue: “Questo levriero afgano con i Carrera è il professor Piton in Harry Potter e il prigioniero di San Patrignano. Andrea Pirlo col Fentanyl è un personaggio divisivo: c’è gente che lo odia e gente a cui sta sul cazzo”. Il massacro più bello della storia di RIP, tanto che immaginiamo che alla fine Max Angioni sia uscito dallo studio e si sia acceso una sigaretta con intorno l’aura del supereroe.
Da vent’anni Cruciani costruisce il suo mito radiofonico e televisivo su un mantra granitico: “Io non sono di destra e non sono di sinistra, io sono un libero pensatore”. È lo scudo furbissimo del provocatore che vuole la licenza di sparare su tutti senza mai dover mostrare la tessera di un partito. Max Angioni prende questo totem, lo alza davanti al pubblico e lo distrugge con un tempo comico perfetto. Angioni fa una deviazione a trecento all’ora e fa schiantare tutto contro una realtà diretta: “strano per un coglione”.

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L’efficacia della battuta sta nel fatto che Angioni eleva il “coglione” a categoria politica a sé stante, dotata di una sua precisa appartenenza ideologica, stabilendo che se ti professi super partes stai mentendo. Come dire che Cruciani è un coglione sì, ma non un coglione semplice, un coglione “malformato”, che anziché collocarsi nella sua posizione naturale (a destra o a sinistra), rimane centrale, andando contro natura. Questa singola, minuscola battuta di Angioni è talmente giusta che non avrebbe bisogno di ulteriori spiegazioni e disamine. E la forza del colpo sta tutta nel contrasto con chi lo sferra. Max Angioni ha la classica faccia da bravo ragazzo e il tono quasi apologetico. Non sembra mai armato, ed è proprio così che ti azzera le difese: si avvicina sorridendo e ti stacca la testa prima che tu ti sia accorto del fendente.
C’è da dire che dall’altra parte della bara c’era il bersaglio perfetto. Giuseppe Cruciani si nutre da sempre dell’odio altrui, ci fa gli ascolti e ci campa le serate. Un attacco indignato o un’accusa di qualunquismo su di lui non funzionano mai, perché lui ci gode e (ancora) ci apre la puntata de La Zanzara il giorno dopo. L’unico modo per disarmarlo è togliergli l’aura del cattivo maestro e restituirgli la sagoma della caricatura pura. In poche parole: non prenderlo sul serio. Dettaglio che in molti non hanno ancora colto. Cruciani non fa politica, fa intrattenimento puro e Angioni con una semplice battuta ha disinnescato il meccanismo di indignazione che Cruciani avvia ogni volta che compare sullo schermo.

Angioni ci riesce piazzandogli prima il bollo in fronte in apertura, e poi demolendone l’estetica con una sequenza di immagini spietate. Di solito le battute sull’estetica risultano facili, deboli e scontate. Ma con un gancio così potente diventano il contorno perfetto: il “levriero afgano con i Carrera”. Il “professor Piton in Harry Potter e il prigioniero di San Patrignano”. “Andrea Pirlo col Fentanyl”. Poi Angioni chiude l’introduzione sul suo essere divisivo, perché per uno come Cruciani non c’è spazio per l’affetto: o lo odi o ti sta sul cazzo. E qui l’ego di Cruciani, che è settato per nutrirsi di odio, avrà goduto molto. Ma va bene lo stesso, bisogna essere compassionevoli: Cruciani è morto, ma ad ucciderlo è stato proprio Angioni, era giusto regalargli una gioia al suo funerale.
L’intervento è stato il migliore della serata, è chiaro ormai che non abbiamo più dubbi. Ma il gancio rimane il capolavoro. Perché uno come Cruciani non lo puoi sfottere come farebbero tutti: devi disinnescarlo, sgonfiarlo, privarlo di quello che è il suo superpotere, ossia l’odio che attira con singolare e rispettabile talento. Quale migliore immagine di quella del coglione disorientato? Più Max Angioni per tutti.

P.S.: È arrivato il momento di svelare un segreto: chi scrive non ha mai riso a una battuta di Angioni prima di questa. Questo “chapeau” vale doppio.

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