Qui a MOW stiamo rosicando così tanto per non essere stati invitati al matrimonio dei Me Contro Te che abbiamo deciso di vendicarci con un articolo al vetriolo. Che poi sarebbe stato ancora più malefico se ci avessero invitato, ma con meno rancore: chi scrive avrebbe adorato fare un “bel” reportage sulle nozze dell’anno. Chiaramente non prima di aver superato il disturbo post traumatico da stress, si intende.
E comunque non serviva essere invitati (a pagamento) al matrimonio di Luigi Calagna (Luì) e Sofia Scalia (Sofì) per essere lì. Ognuno dei seimila partecipanti ha documentato per filo e per segno tutto ciò che è accaduto sabato 5 settembre all’Unipol Dome di Milano.
Questa è una di quelle notizie che ci fa venire in mente come avrebbero reagito alcuni personaggi dello spettacolo. Sicuramente Francesco Totti avrebbe detto: “Speravo de morì prima”. Wanna Marchi avrebbe esclamato un appropriatissimo: “I coglioni vanno inculati, cazzo”. E Christian De Sica si sarebbe giustamente chiesto: “Ma che è ‘sta cafonata?”.
É la “grattata” più grattata di tutte. Per citare Gué. Chi lo avrebbe mai detto che qualcuno avrebbe saputo grattare più del guercio? Signori: benvenuti nel 2026! Benvenuti nell’era in cui chiunque ha capito che per diventare ricchi bisogna capitalizzare qualsiasi cosa, soprattutto la sfera intima e sentimentale. Sticazzi della morale. Ma quale morale poi? Provate a chiederlo in giro: c’è più di qualcuno che ritiene che in una scelta simile non ci sia nulla di male. Cosa può fare una buona narrazione, il giusto target e un pizzico di creatività capitalista! Tutto diventa legittimo e persino petaloso. A una signora lì presente, durante un’intervista al TG Rai Lombardia hanno chiesto: “Non pensa che sia una mercificazione dei sentimenti?”. E la signora: “Non siamo andati così nel profondo noi”. E ci mancherebbe, signò: se ne guardi bene dal farlo. Addirittura chi critica si prende dello stronzo, se non addirittura dell’invidioso. Che poi chi scrive è pure disposta ad ammettere che alle note di Freed from desire, anche se suonate da un mega topo dietro una finta consolle, non avrebbe resistito e si sarebbe scatenata. Vendetemi tutto, qualsiasi cosa: con la dance anni ‘90, la compro!
D’altronde Luì e Sofì hanno soldi, successo e amore: cosa vuoi di più dalla vita? A questi ragazzi si deve riconoscere un grande merito: hanno saputo rendere reale (o simil reale) ciò che Walt Disney ha raccontato per decenni. Sono riusciti ad adattare la favola alla realtà. E, si sa, oggi niente vende più di ciò che è reale. E pure se Alessandro Rosica sostiene che in realtà Luì e Sofì siano migliori amici perché lui sarebbe omosessuale, di fronte a una narrazione simile e con un pubblico di fedelissimi come quello che hanno negli anni costruito i Me Contro Te, nessuna voce di corridoio potrebbe scalfirne la credibilità. Forse solo uno scoop di Fabrizio Corona potrebbe, chissà.
Ma cosa ha reso possibile che un duo di animatori francamente irritanti potessero convincere seimila persone a partecipare al loro matrimonio, pagando dai 100 a 250 euro? Innanzitutto specifichiamo che la seconda tipologia di ticket era riservata a coloro che potevano incontrarli e fare una foto con loro: quando si dice essere masochisti. A onor del vero c’era anche il biglietto da 48 euro, che corrispondeva più o meno al PIT 6 di Ultimo a Tor Vergata: pure copioni! E poi anche il “family pack”: 312 euro per quattro persone. Pensate essere fan dei Me Contro Te, desiderare di pagare per assistere al loro matrimonio e trovare pure altri tre stronzi per poter usufruire dello sconto famiglia! Ma vogliamo pensare che il target dei Me Contro Te sia per di più composto da minorenni, quindi è chiaro: loro non hanno colpe. Non possono sapere che i loro genitori comprandogli quel biglietto gli stanno comunicando: “guarda e impara: tutto si vende perché tutto si compra”. Il trionfo del nichilismo. Le bambine col cerchietto luminoso sembrano un’immagine innocua, eppure, a chi sa e ha voglia di guardare un po’ più oltre, la stessa immagine reca parecchia tristezza. Perchè qualora non bastassero i social a rimbambirli e a contribuire all’annientamento dei valori - eccetto quello del denaro - ci pensa pure un grande evento live dove un funzionario di Milano dice: “Vi dichiaro marito e moglie” ai Me Contro Te. In This Must Be The Place di Sorrentino, Cheyenne, interpretato da un magistrale Sean Penn, aveva detto: “Non è vero, ma è bello che tu me lo dica”. Quale migliore sintesi per descrivere il fenomeno in cui sono inseriti i Me Contro Te? La verità, ormai, non è più di tendenza: è tutto un grande teatro e, in questo caso, la compagnia è pure parecchio scadente. Ma come ci siamo arrivati fin qui?
Impossibile non citarli. Un tempo furono i Ferragnez, che già nel 2017 ci avevano fatto storcere il naso narrandoci ogni istante della loro vita di coppia sui social e poi con la proposta di Fedez sul palco dell’Arena di Verona, che si inginocchiava e in lacrime chiedeva alla Ferragni di prenderlo in sposo. Qualcuno già si era indignato per loro: la vita dei figli spiattellata sui social, la condivisione morbosa delle dinamiche familiari che assomigliavano sempre di più a una piattaforma streaming vivente, non a caso qualche anno dopo qualcuno ha ben pensato di piazzarli su Netflix. Eppure, pensate (non avremmo mai creduto di poterlo dire): nemmeno loro si sono spinti a tanto. Eppure di cafonate ne hanno fatte parecchie. Poi i pandori, la separazione, i tradimenti, nuovi partner, riproduzioni: sappiamo com’è andata a finire. Ma la narrazione dei Ferragnez per anni è stata così minuziosamente costruita che ancora sul web si trovano nutriti gruppi di nostalgici che sognano di rivederli insieme. A riprova del fatto che di fronte a una narrazione ben fatta, non basta smontare la scenografia per perdere il rapporto di fedeltà creato con il proprio pubblico. Tra l'altro, pure Chiara Ferragni ha portato la figlia Vittoria al matrimonio più cafone dell'anno. Sofì, poco prima dell’evento, sui social aveva pure invitato i genitori a comprare perché la mancata presenza dei loro figli al matrimonio avrebbe comportato un trauma alla loro esistenza. Questi due lavorano con i bambini e non sanno fare di meglio che usare una comunicazione passivo-aggressiva. Come fa notare Serena Mazzini nel suo reportage: quando chiede ad alcuni genitori presenti quali valori trasmettano i Me Contro Te ai loro figli, alcuni rispondono: “Il successo” e qualcuno aggiunge che anche la ricchezza è importante. Sipario.
I Me Contro Te hanno seguito le orme dei Ferragnez, così come tanti altri. E sono stati pure più furbi, perché finora nessuno li ha “sgamati”. Nessuno ha potuto trovare nella coppia quella piccola crepa che può distruggere un prodotto come il loro. E con un po’ di intuizione e sfacciataggine in più di altri si sono riempiti le tasche. D’altronde, lo cantava Fabrizio Moro nel 2008: “Ho capito che se resti qui, devi salvarti il culo”. E in Italia ognuno se lo salva come può. Mica fessi Luì e Sofì. I veri fessi su cui lucrare siamo sempre e solo noi. E adesso attendiamo che ci invitino alla loro costosissima luna di miele, così potranno ripagarsi pure quella. Un’esperienza imperdibile: non vorrete mica causare un trauma ai vostri figli?