Il ritorno dei Bluvertigo è quello di cui l’Italia aveva bisogno. Ok, forse dell’Italia non posso parlare, però era sicuramente quello di cui avevo bisogno io e vedendo tutta la gente arrivata al Carroponte per l’ultima data dell’Essere Umani Tour 2026, direi che ero in buona compagnia. Di live ne ho visti a centinaia, ma sabato sera è successo qualcosa che ultimamente mi capita sempre meno: mi sono goduta il concerto dall’inizio alla fine. Morgan è esattamente dove dovrebbe essere. Sul palco. Si vede che vive per questo, lo senti in ogni pezzo e riesce a portarti nel suo mondo. Per due ore ci entri pure tu. La band è affiatata, compatta, sul palco ci sono musicisti che si stanno divertendo e si vede. Non sai mai esattamente dove stai andando: un pezzo dei Bluvertigo, una deviazione, un ospite, Morgan, l’artista, che prende una strada meravigliosamente tutta sua e la band che gli sta dietro come se sapesse perfettamente dove finirà. Noi non sappiamo dove finirà, ma tanto ovunque finisca, finisce sempre nell’arte. La scaletta è strepitosa, non hai praticamente il tempo di distrarti, passi dall’elettronica al rock e nel mezzo succede di tutto. Tra un pezzo e l’altro arrivano Alice, Francesco Sarcina, Enzo Iacchetti. Praticamente impossibile capire chi potrebbe comparire sul palco cinque minuti dopo. Del resto siamo a un concerto dei Bluvertigo, se cercavi una serata prevedibile hai chiaramente sbagliato posto. Ci sono Decadenza, Fuori dal tempo, L’assenzio, Sono = sono, L.S.D. La sua dimensione, Sovrappensiero, Cieli neri, Zero, La crisi, Altre F.D.V..
Canzoni di parecchi anni fa che oggi sembrano meno vecchie di tanta musica uscita sei mesi fa. Quando parte La crisi penso a quanto sia assurdo che una canzone del 1999 riesca ancora a raccontarci così bene. Sono passati quasi trent’anni, siamo sopravvissuti ai social, ai talent, agli influencer e a una quantità criminale di musica usa e getta, eppure siamo ancora lì: “la crisi”. Tutte le canzoni sembrano scritte nel 2026 e a sentirle tutte assieme ti accorgi che nei testi c’è tanto presente. In Sovrappensiero, ad esempio, Morgan canta: “Puoi fare tante cose contemporaneamente” e subito dopo: “Ti guardi vivere”, difficile trovare un’immagine più precisa di come viviamo oggi: facciamo tutto, velocemente, distrattamente e spesso non siamo dentro niente. In scaletta c’è anche Iodio. La mia preferita e probabilmente quella che mi rappresenta di più in questo periodo. Sentirla ieri sera dal vivo mi ha fatto un certo effetto perché ci sono canzoni che in alcuni momenti della vita senti più di altre. E in questo momento Iodio per me è quella. Questo concerto è stato liberazione, identità, distrazione, bisogno di essere diversi e di essere come sono e quel che sono. E Marco a un certo punto ci ricorda chi siamo, si lo chiamo Marco, perché in quel momento l’artista è diventato terreno: si ferma e parla proprio di cosa significhi essere umani, essere capaci di pietà e creatività, esprimere il cuore attraverso le parole, i gesti, la musica, riconoscersi simili e avere rispetto per la sofferenza degli altri. Ed è questo il punto di tutto il concerto. Perché oggi Essere umani è più titolo di un disco o di un tour. Siamo bravissimi a dividerci e molto meno a riconoscerci, quelle parole acquistano un significato ancora più preciso. Chiamatela reunion se volete. Ieri sera ho visto una band che ha ancora parecchie cose da dire. E alla fine mi è rimasta una domanda molto semplice: ma davvero abbiamo fatto tutti questi anni senza? Speriamo che questo ritorno sia solo un nuovo inizio.