Sin dai primi minuti della telefonata, capisco che questa sarà un’intervista senza filtri. Non poteva essere altrimenti, d’altronde. Wanna Marchi al telefono mi dice che ne ha pieni i coglioni e non voleva neanche parlare con me. Non per un fatto personale, ma perché si dice stufa delle numerose polemiche che riguardano lei e la figlia, Stefania Nobile, dopo la premiazione in Campidoglio per i loro rispettivi libri: “Di libri ne stiamo vendendo anche troppi!”. Parla poco, quindi, Wanna, ma sempre con educazione e con il tono deciso di chi non deve spiegazioni a nessuno. Parlo più con Stefania che, come sempre, non ha peli sulla lingua e non svia alcuna domanda.
Il PIC (Premio Internazionale della Cultura) consegnato alle due donne presso la Protomoteca per i libri La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l'unica misura è l'amore e Vendere... cara la pelle è stato forse il premio più discusso degli ultimi anni. Social, intellettuali, televisione e giornali si sono schierati nettamente contro la decisione di premiare due pregiudicate che, a parere di molti, non possono essere associate al termine “cultura”. ma non solo. Negli anni molte polemiche si sono alimentate per il mancato pentimento delle due donne circa i reati che gli sono stati contestati e per i quali hanno già scontato la loro pena. Con Wanna e Stefania proviamo a capire i motivi di tanta indignazione generale, di cos’è davvero la cultura, della chiusura di Striscia la notizia e se l’Italia può essere definito un Paese che perdona.
Abbiamo visto che avete apprezzato le parole di Aurelio Picca. Lui vi ha difese, mentre oggi molti intellettuali vi danno addosso per questa premiazione in Campidoglio. Vi aspettavate questo clamore? Il vostro intento era anche un po’ quello di scandalizzare?
Assolutamente no. Noi abbiamo ricevuto un premio e ci siamo recate in Campidoglio per ritirarlo. Credo che di problemi in Italia ce ne siano tanti, però a noi fa piacere. Suscitò lo stesso clamore la serie Netflix, Wanna: tutto il mondo si indignò allo stesso identico modo; è stata tra le serie più viste su Netflix nel mondo. Quindi chissà che anche i nostri libri non siano tra i più venduti al mondo! Poi per i cosiddetti haters, che in realtà sono persone che vorrebbero avere la vita di quelli che insultano: meno male che ci sono il Maalox e il Gaviscon!
Vi hanno accusate di non essere “donne di cultura”. Cos’è per voi la cultura e perché ha anche a che fare con voi?
Devi sapere che mia mamma ha la quinta elementare e io la terza media. Ma mia mamma è la storia della televisione commerciale, possono dire ciò che vogliono ma questo è. Oggi tutto il mondo dimagrisce iniettandosi un medicinale che nasce come cura per il diabete e nessuno si scandalizza. Mia mamma vendeva uno scioglipancia, che è una crema: al massimo poteva non essere efficace, ma sicuramente non poteva causare né cecità né altro. Il punto è che gli ignoranti, quelli che hanno studiato – che io ritengo essere i veri ignoranti, ossia la vera piaga di questo Paese: gli intellettuali, i radical chic ecc. – non capiscono come due donne come me e mia mamma, con la quinta elementare e la terza media, possano aver creato degli imperi. E ogni volta che ci buttano giù come un castello di carte, noi ne facciamo uno più bello: è questo che dà loro fastidio. Per noi la cultura è la vita. Ogni storia è la vita. La cultura è la storia di un contadino che tramanda le sue capacità, è l’artista, lo scienziato, il poeta: qualunque cosa è cultura. Alda Merini era accusata di essere pazza, eppure ha fatto tanta cultura. Io in carcere ho fatto la bibliotecaria e insegnavo ad almeno cinquanta persone a leggere e a scrivere, perché erano completamente analfabete. Me ne devo vergognare? Questa è o no cultura?
Il vero scandalo è scoppiato per la concessione della Sala della Protomoteca in Campidoglio. Qual è la vostra opinione in merito?
Io credo che sia vergognoso, per un Paese che si professa democratico e libero, sostenere che due persone pregiudicate non possano entrare in Campidoglio. Questo è il Paese più tremendo, più razzista, più classista e più schifoso nel quale io abbia vissuto, e ho vissuto in tanti posti del mondo. L’Albania, che è un Paese che viene da un regime tremendo, è di una libertà assoluta. Non esistono né pregiudizio né cattiveria.
WANNA: Io quando arrivo in Albania mi sento a casa, amo l’Albania e sarei pronta a dare la vita per tutti gli albanesi. Appena mia figlia sarà in grado di farlo, noi ce ne andremo a vivere lì.
Eppure probabilmente chi si schiera contro di voi non vi perdona, non tanto il fatto di essere pregiudicate, ma il mancato pentimento e le mancate scuse.
Lo so bene. Ma fosse per me, a una persona che ammazza un altro e poi chiede scusa io darei 18 ergastoli. Chi chiede scusa, lo fa per avere uno sconto di pena. Noi non dobbiamo chiedere scusa, perché per la vita che facciamo io e mia mamma c’è qualcun altro che ci deve chiedere scusa. E succederà, magari nell’aldilà. L’ho già detto più volte: se dopo il nostro clamore del 2001 fosse uscito un decreto “anti mago”, io sarei stata felice, ma non è stato così. Pochi giorni fa hanno arrestato un santone che stuprava e anche una maga. Quindi, a cosa è servito? Il male del mondo erano Stefania Nobile e Wanna Marchi? Io penso che il male del mondo sia un’altra cosa. Ma questo Paese è diventato talmente forcaiolo che rimarrà l’ultimo fanalino di coda dell’economia mondiale. Perché tutte le persone che hanno le possibilità economiche e intellettuali vere – non questi quattro bauscia che non contano niente – questo Paese lo lasceranno e faranno bene; perché questo è un Paese che non perdona chi ce la fa. Questo lo dice Briatore da tutta la vita, lo dicevano Agnelli e Berlusconi. Ed è la verità: “Il potere logora chi non ce l’ha”, Andreotti l'ha detto per tutta la vita. È bene che si sappia che noi non attiriamo solo odio, come dicono: per esempio, oggi ero in Corso Buenos Aires e molta gente mi ha fermata per stringermi la mano. Wanna Marchi muove le folle? Sì, ma le muove anche nel bene. Se per l’Italia un reato non può dirsi mai espiato, allora devono cambiare la Costituzione e tutto il resto.
Quindi questo è un Paese che non perdona?
È così. E ti dirò, se per loro essere stati in galera è una vergogna, che facessero una cosa: mentre delle nostre pene espiate lo sa tutto il mondo, perché sono 26 anni che siamo il mostro sbattuto in prima pagina, allora devono mettere come imposizione – così diventano un vero Paese lager – l’obbligo di chiedere il casellario giudiziario e i carichi pendenti a tutti i partecipanti. Perché io non sono sicura che tra duecento o trecento persone che c’erano a quell’evento, di pregiudicate c’eravamo solo noi. Le persone forti, nella storia, sono sempre state odiate. Per esempio, poco fa stavo per rispondere in direct a una persona che ha criticato il fatto che ci abbiano premiate in Campidoglio, e sai cosa ho ricevuto come messaggio di risposta automatica? Un link per comprare il suo libro. Il premio lo voleva lui, come tutti gli altri in cerca di un riconoscimento. La cosa assurda è che mentre chiedono l’oblio per noi, non fanno altro che parlare di noi.
Il consigliere Nanni che ha chiesto la sala si è scusato dicendo che “non sapeva” della vostra presenza. Tu lo hai definito “consigliere mal consigliato”. Ma da chi e perché?
Io amo tanto le persone che si assumono sempre le proprie responsabilità, come abbiamo fatto sempre io e mia mamma senza scorciatoie. Perché con le famose “scuse” che si pretendono da noi, di scorciatoie ne avremmo avute parecchie, ma non ci appartiene. Nanni è uno a cui forse avranno detto: “Prendi le distanze, altrimenti la poltrona può diventare uno sgabello oppure devi rimanere in piedi”, e quindi lui ha detto che non ne sapeva niente. Eppure quando siamo arrivate lui era lì, ci ha dato la mano e ci ha dato il benvenuto, così come ha parlato con tutti gli altri partecipanti: ci sono foto e video che lo testimoniano. Che lui dica che non lo sapeva è grave due volte: innanzitutto perché, avrebbe dovuto dire no? Perché siamo pregiudicate? E allora torna quello che ti dicevo prima. Poi, lui sapeva benissimo della nostra partecipazione perché l’elenco dei nomi era stato consegnato in largo anticipo; addirittura abbiamo dovuto fornire i nomi delle persone che volevamo venissero con noi. Quindi i nomi li aveva tutti: se lui non li ha letti, allora cosa ci sta a fare a rappresentare quello che dà le sale in Campidoglio? Gli devono togliere questo potere perché non sa lavorare.
Dimmi, la verità: avete o no goduto per la chiusura di “Striscia la notizia”?
Assolutamente sì. (“Mamma mia!”, fa eco Wanna). Penso che abbiamo goduto in tanti, perché le vittime di Striscia (che non siamo noi, e ci tengo a precisarlo) sono inquantificabili. Tanta gente si è trovata nei guai per colpa di Striscia quando non c’entrava niente. Se vogliamo parlare di vittime, ne hanno mietute più loro di noi (“Noi neanche una”, aggiunge Wanna). Come dico sempre: se noi chiedevamo milioni delle vecchie lire per del sale e riuscivamo a venderlo, siamo dei numeri uno! Hanno montato la storia delle malattie, ma erano tutte palle! Anche perché io una malattia ce l’ho e so cosa vuole dire. Noi le telefonate le ricevevamo e non mandavamo il corriere a casa della gente con il mitra. Quella famosa telefonata dove io “aggredivo” la signora durava 50 minuti, in tv ne hanno fatto sentire mezzo minuto. Quando io ho chiesto l’acquisizione dell’intera telefonata, Antonio Ricci ha detto che l’avevano tagliata perché per 50 minuti dicevo solo “buongiorno”, come fossi rincoglionita! In merito a quella telefonata, poi, sappi che io mando a fanculo e auguro il male a ogni call center che mi massacra di telefonate tutti i giorni. Penso che capiti a molti.
Abbiamo visto che questo Premio Internazionale della Cultura che avete ricevuto per i vostri libri ha fatto tanto scalpore. Ma questi libri ("La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l'unica misura è l'amore" e "Vendere... cara la pelle") di cosa parlano?
WANNA: Il mio libro insegna, a chi è interessato, a cucinare bene per la propria famiglia, per se stessi o per chi si desidera. Ne abbiamo venduti tanti. Io sono andata nei locali a cucinare e mi ritengo una cuoca veramente brava. Lo dico perché so di esserlo.
STEFANIA: Il tortellino al ragù bolognese è cultura gastronomica, mi pare, no? Il mio libro, invece, parla di tutto ciò che ho imparato – da quando ero bambina ad oggi – sull’arte del vendere, osservando, ascoltando e inseguendo le persone. Perché io sono una persona sempre alla ricerca della cultura e del sapere, parlo con tutti. Da bambina ero molto timida e chiusa, osservavo e basta. Per me ascoltare le persone e parlare è cultura. Nel libro insegno come ho affinato la mia arte del vendere, perché io e mia madre siamo due venditrici totalmente diverse. Molti venditori ci ringraziano e molte aziende ci chiamano per formare venditori. Lo abbiamo anche fatto per un noto marchio di scotch che ha aziende in tutto il mondo. Lo abbiamo fatto a Miami, lo abbiamo fatto a Milano e lo faremo presto di nuovo anche a Roma. Credo che anche l’arte del vendere sia parte della cultura ed è sempre esistita. E ti dirò, io la cultura me la sono fatta da sola, leggendo tanti libri: sono una divoratrice di libri. Il mio avvocato, nonché mio migliore amico, Liborio Cataliotti, mi dice da quando ci conosciamo che io sarei stata un’ottima giurista. Questo per me è il complimento più bello che mi potessero fare.
Ti dico in anteprima: siccome era previsto che le persone che avrebbero smosso di più i social (tra condivisioni ecc.) per questo evento legato alla premiazione avrebbero ricevuto un premio di mille euro in libri, io e mia mamma – che ovviamente abbiamo ricevuto i nostri mille a testa – abbiamo deciso di far avere questi libri al carcere di San Vittore o, se non dovessimo riuscire lì, alla biblioteca di un altro carcere.