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3 ottobre 2026

Vannacci e Julius Evola. L’ecosfera mitopoietica del Generale, il leader delle cose “di cui non si può parlare” che rischia di spaccare la Destra

  • di Giuseppe Vatinno Giuseppe Vatinno

3 ottobre 2026

Roberto Vannacci, Generale ex Comandante della Brigata paracadutisti Folgore e del 9° reggimento d’assalto Col Moschin, incursore dell’Esercito Italiano. Roberto Vannacci ex vicesegretario della Lega e attuale segretario di Futuro Nazionale. Vannacci leader delle cose “di cui non si può parlare”. Ecco perché il Generale sembra aver letto Julius Evola, il “filosofo scomodo per tutti” e il cui fantasma rischia oggi di rompere la Destra di governo (e fare un torno a Giorgia Meloni)

Foto: Imagoeconomica

Vannacci e Julius Evola. L’ecosfera mitopoietica del Generale, il leader delle cose “di cui non si può parlare” che rischia di spaccare la Destra

“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. (Gilbert Keith Chesterton, Eretici, 1905)

Roberto Vannacci, Generale ex Comandante della Brigata paracadutisti Folgore e del 9° reggimento d’assalto Col Moschin, incursore dell’Esercito Italiano. Roberto Vannacci ex vicesegretario della Lega e attuale segretario di Futuro Nazionale. Ma chi è veramente questo Homo Novus della politica italiana? Cosa c’è dietro l’ascia bipenne che porta come ciondolo al collo? E allora partiamo dal ciondolo. L’ascia bipenne è il simbolo di Ordine Nuovo, il Centro Studi politico fondato da Pino Rauti e da altri militanti del Movimento Sociale Italiano (MSI), nato inizialmente come Centro studi nel 1956. Nel 1969 Rauti tornò nell’MSI da cui era uscito e Clemente Graziani fondò invece il Movimento Politico Ordine Nuovo che nel 1973 fu sciolto dal Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani dopo la condanna di dirigenti di ON per il reato di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista (PNF), secondo la legge Scelba. Rauti e altri militanti a metà degli anni ’50 entrarono in una forte polemica con la dirigenza dell’MSI che era accusata di “imborghesimento” e “parlamentarismo”. Questi giovani individuarono nel filosofo Julius Evola la figura di riferimento da cui nacque -come detto- il Centro Studi Ordine Nuovo (si badi bene, non il Movimento politico). Ma chi era Julius Evola?

Giulio Cesare Andrea Evola, questo il suo vero nome, nacque a Roma il 19 maggio del 1898 da genitori siciliani, e dunque era un “figlio del XIX secolo”. Poco si conosce della sua vita se non quanto narrato nella sua “autobiografia spirituale” e cioè nel libro Il Cammino del Cinabro (Prima Edizione, Vanni Scheiwiller- All’Insegna del Pesce d’oro, Milano 1963 e poi la più recente Terza Edizione Edizioni Mediterranee, Roma 2014 a cura di Gianfranco de Turris). Lo stesso Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha corretto meticolosamente il testo dando consigli sulla prima parte del libro. Segnalo anche che la tesi di laurea in Filosofia di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, fu proprio su Julius Evola. Per una sua sintetica ma completa autobiografia rimando a un mio saggio dal titolo “Julius Evola: un filosofo scomodo per tutti” ospitato sul sito della stessa Fondazione Evola.

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Il filosofo Julius Evola

In questo scritto sono citati alcuni libri tra i molti del filosofo e pittore romano: da Teoria e fenomenologia dell’Individuo Assoluto a Esoterismo e Fascismo, Imperialismo pagano, Rivolta contro il mondo moderno, Gli uomini e le rovine, Metafisica del sesso e Cavalcare la tigre. Evola non fu solo un filosofo ma fu anche un pittore dadaista ed alcune sue opere sono ancora esposte al Museo Nazionale di Arte Moderna di Roma. Il rapporto tra Evola e il fascismo fu complesso. La critica principale che Evola rivolge all’esperienza fascista è quella di essere un movimento troppo legato ad una visione populista e non elitaria, sebbene riconosca che il fascismo ha riscoperto il potere dei simboli, dell’azione e della volontà. Evola collaborò con scritti e articoli a diversi giornali e riviste. Tra i molti: il mensile La Vita Italiana di Giovanni Preziosi e il quotidiano di Cremona (fondato nel 1922) Il Regime Fascista di Roberto Farinacci che rappresenteranno per Evola un approdo ai più sicuri lidi del fascismo. Sul Regime Evola conduce dal 1934 al 1943 la rubrica Diorama Filosofico a cui collaboravano personaggi del calibro di Guénon e Paul Valery. Evola fu un tradizionalista elitario e conservatore, impregnato di cultura esoterica e simbolismo ermetico. Sostanzialmente anticattolico nei modi e nella forma imputava a questa religione un indebolimento fisico e valoriale della società rispetto al paganesimo di stampo romano imperiale. Fu quasi ingegnere ma non presentò la tesi per protesta contro la cultura dei titoli accademici. Conobbe il Futurismo del poeta Filippo Tommaso Marinetti e incontrò il pittore Giacomo Balla.

La profonda conoscenza dell’esoterismo tradizionale gli deriva dalla frequentazione del “Gruppo di Ur” e costituisce la base del suo sapere iniziatico. Mussolini si preoccupa di lui pensando a influenze magiche e Evola è costretto a chiarire direttamente col Duce: “Giunto a sapere come le cose effettivamente stavano, Mussolini cessò di interferire. In realtà, Mussolini, oltre che suggestionabile, era abbastanza superstizioso (come controparte di una mentalità, in fondo, chiusa alla vera spiritualità)” (da Il Cammino del Cinabro). Nel 1934 Evola entra in contatto con la celebre “Scuola di mistica fascista” di Nicolò Giani, giornalista e filosofo italiano. Ebbe rapporti stretti con il Nazionalsocialismo tedesco e fu presente al Castello di Wewelsburg per alcuni cicli di conferenze invitato dalle stesse SS e dal loro capo Heinrich Himmler. Dalla metà degli anni Trenta si avvicina molto al fascismo. Questo periodo sarà descritto in un libro del 1964: Il fascismo. Saggio di un’analisi critica dal punto di vista della Destra. Dal 1941 lavora -regolarmente stipendiato- per il Min.Cul.Pop (Ministero della Cultura Popolare) grazie allo stesso Mussolini. Nel dopoguerra continua la sua produzione culturale e subisce anche alcuni processi politici. La concezione della donna per Evola è di tipo patriarcale. E questo può essere un punto di ricongiungimento e confronto con la visione di Vannacci, sottolineando che diverse volte il nome di Evola è emerso negli incontri politici di Futuro Nazionale.

Ha fatto discutere la recente affermazione del Generale riguardo all’avvento di un “patriarcato mediterraneo” che può essere messo in relazione con un saggio del 1939: La rettificazione della donna mediterranea, sempre di Evola. Troppo recente è il “fenomeno Vannacci” per indagarne una sua possibile base filosofica e quindi possiamo a tal proposito solo occuparci di un programma operativo basato su alcuni punti fermi. Vannacci fa di tutto -e certamente ci riesce- per accreditarsi erede e destinatario di una cultura di tipo “fascista” che, in una versione più cauta potremmo definire “Tradizionalista” in senso filosofico. I richiami alla Decima Flottiglia MAS (Motoscafi Armati Siluranti) sono quasi diventati il suo “marchio di fabbrica” e un simbolo di riconoscimento. La Decima è stata molto utilizzata durante la campagna elettorale per le Europee quando il Generale invitava l’elettorato a mettere una croce X (simbolo della Decima MAS) sulla scheda. Figura di rilievo, spesso citata da Vannacci, è il comandante della X Junio Valerio Borghese di cui spesso cita l’impresa di Alessandria d’Egitto dove nel 1941 uomini della Decima danneggiarono gravemente due navi da guerra britanniche: la HMS Queen Elizabeth e la Valiant. Successivamente Borghese mise in progetto addirittura un attacco sommergibilistico al porto di New York, poi annullato.

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Il Generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, a Porta a Porta Imagoeconomica

In ogni caso Vannacci rompe schemi e tabù e cioè parla e sdogana apertamente una parola proibita: “fascismo” e rievoca gloriose imprese militari. In questo ha certamente coraggio perché si rischia grosso ma solo ad un militare che ha guidato corpi di Elite è potuto accadere che con un libro, Il mondo al contrario, producesse dal nulla il 10 % di consensi, come nelle ultime elezioni calabresi. Per questo non è un fenomeno da trascurare. Come ha detto giustamente Gianni Alemanno, Vannacci incarna nella Destra l’onore dei gruppi militari speciali considerati altamente valoriali. Si tratta di una Destra Estrema sfacciata e impunita, un po’ come furono i Futuristi. Lesta all’insulto e rapida alla mano sotto il motto fascista del “Me ne frego!”. Vannacci non ha paura di pronunciare certe parole e lo fa anzi con studiato piacere e gratificazione, nel senso che lui ha violato il Santuario del Politically Correct e se ne fa vanto. Dietro però a Vannacci c’è, soprattutto nei militanti più anziani, l’ideologia del Centro Studi Ordine Nuovo, con tutto quello che questo comporta in termine di filosofia e prassi rifacentesi alla dottrina evoliana.

Vannacci minaccia la Destra di governo perché dice quello che lei non può (più) dire. E lo fa spavaldamente con la leggerezza di un Ardito, guarda caso il primo esempio dei corpi speciali italiani. Dunque il Generale costringe la Destra a pensare e ripensarsi come è avvenuto per la recente misura sul tetto degli studenti stranieri nelle classi italiane. Prima di Vannacci il decreto del Governo sarebbe stato impossibile. Salvini, portando in politica il militare, ha forse sottovalutato un fatto decisivo e cioè che non si trattava di un fenomeno limitato, come può essere Casa Pound o Forza Nuova, ma di un vero e proprio “fatto nuovo” rispetto al passato. Un potenziale energetico che sarebbe comunque diventato attivo e non più controllabile. Dalla potenza all’atto cade l’ombra. C’è anche da dire che il simbolismo solare del Generale è sostanzialmente estraneo alla Lega se si escludono i rituali con l’ampolla dell’acqua del Po sul Monviso, proprio perché Salvini è estraneo a questo tipo di pensiero magico - simbolico, essendo oltretutto stato il leader dei “Comunisti Padani” di cui si presuppone almeno un materialismo dialettico. Bossi era invece -in un certo senso- più idealista e conosceva bene i meccanismi identitari della psiche popolare. Albi magiche, il Sole delle Alpi, il mistero celtico, l’Acqua generatrice della Pianura Padana e poi della Padania.

Diverso invece il discorso per Giorgia Meloni, che tale apparato simbolico conosce perfettamente per averlo quantomeno studiato ed applicato negli anni giovanili e che trova ancora espressione nel suo amore per il mondo incantato degli Hobbit e se vogliamo per il mondo evoliano e per autori identitari della Destra come quel Ernst Jünger del Trattato del Ribelle e del suo “passaggio al bosco” che la Premier considera ancora “bellissimo”, come scrisse tempo fa all’autore di questo articolo. L’idea dello scrittore tedesco infatti è quella di un Europa basata su nazioni sovrane in contrapposizione con quella di Altiero Spinelli, per intenderci. Qual è dunque la differenza di Vannacci con gli altri movimenti, gruppi e partiti di destra? La risposta è semplice: il Partito di Vannacci è (ancora) mitopoietico, cioè è capace di generare suggestioni potentemente attrattive per i suoi sostenitori. Dunque Vannacci possiede una carica simbolica non indifferente propria di partiti e movimenti già maturi, il cui “inconscio” è già stato strutturato in anni di sperimentazione e lotte. La sua ecosfera mitopoietica parla direttamente all’inconscio collettivo e alla folla (Psicologia delle folle, Gustave Le Bon), non ha bisogno di raffinate strutture elaborative razionali, dispiega la sua “potenza in sé” e per questo Vannacci ha potuto ripresentarsi come alfiere di cose “di cui non si può parlare”. 
Vannacci ha riempito uno spazio vuoto lasciato, necessariamente si intende, dalla Destra di governo e difficilmente se ne andrà dalla sua “zona di comfort” sfruttando, tra l’altro, un clima internazionale profondamente favorevole, basta ad esempio guardare ai successi di Alternative für Deutschland, in Germania. Si tratta di movimenti populisti altamente evocativi che sembrano magicamente tornare in vita dopo cento anni dai noti fatti che portarono alla Seconda Guerra Mondiale. In questo “giuoco delle parti” di pirandelliana memoria la Destra, ancora una volta, si trasforma e si modifica miscelando le sue varie sfumature originarie però di un sentire comune. E così si può interpretare l’appello di Giorgia Meloni ad una “unità vincente”, al di là delle fisiologiche divisioni.

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