Sta facendo molto discutere la pubblicazione da parte del Giornale e a cascata di tutti i principali quotidiani di alcune intercettazioni che riportano il forte clima di tensione all’interno della famiglia di Andrea Sempio all’indomani della scoperta che il trentottenne era nuovamente sotto indagine per l’omicidio di Chiara Poggi. Quella che suscita più indignazione è una frase in particolare pronunciata da Daniela Ferrari, madre di Andrea, che il 29 ottobre del 2025 esclama :”Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire…..maledetta!”. Queste parole piene di odio e risentimento verso una giovane ragazza innocente morta ammazzata e la sua famiglia che vive ancora nel dolore per il ricordo di quella mattanza nella villetta di via Pascoli sono state captate dalle cimici e sono state pronunciate alcune settimane dopo l’incidente probatorio sul DNA trovato sul margine ungueale della vittima.
Quel DNA parziale ma riconducibile, secondo la perizia della dottoressa Albani, alla linea patrilineare della famiglia Sempio che costituisce uno dei pilastri della nuova indagine sul delitto di Garlasco. Forse non sta a noi commentarle o esprimere ipotesi sul motivo che ha spinto Daniela Ferrari a pronunciare termini così forti, sicuramente non sta all’opinione pubblica e ai social cogliere la palla al balzo per scagliare un’altra pietra contro Andrea Sempio ma, a mio avviso, è sicuramente compito dei giornali e della tv riportare il contenuto di questa intercettazione perché in questo momento è una notizia di interesse pubblico e qualunque giornalista entri in possesso di una notizia simile ha il diritto e il dovere di pubblicarla. Qualche commentatore non ha perso l’occasione per tuonare contro il “circo mediatico” che si nutrirebbe della diffusione di intercettazioni inutili. A mio avviso la stampa e i media non possono in alcun modo ritenersi responsabili delle conseguenze della pubblicazione di determinate notizie che spesso vengono amplificate dai social dove è naturale e fisiologico che gli utenti si facciano una loro idea e la esprimano, purtroppo, non sempre con toni civili e pacati. La “gogna mediatica” nell’epoca di facebook e instagram non è altro che l’inevitabile effetto collaterale del necessario diritto all’informazione, per neutralizzarla completamente bisognerebbe rinunciare alla diffusione globale delle notizie.
I motivi per i quali la signora Ferrari si è lasciata andare a quel moto di odio e rabbia possono essere molteplici e non includono necessariamente la consapevolezza o il sospetto che il figlio possa essere responsabile della morte di Chiara Poggi. Quelle parole potrebbero essere lette nell’ottica di un forte stress per la situazione vissuta dalla famiglia Sempio che nell’ultimo anno e mezzo avrà impiegato gran parte delle sue giornate a discutere sulla sorte di Andrea, sulla versione da fornire agli inquirenti, sulle somme di denaro prelevate in tutta fretta e sul famoso pizzino che ha portato all’ipotesi di corruzione in atti giudiziari, sul discutibile modus operandi dell’avvocato Lovati e sulla conseguente decisione di cambiare strategia difensiva. Oppure potrebbero essere lette come un vero e proprio sfogo contro la ragazza che, secondo la tesi della Procura, aveva suscitato l’ossessione di Andrea portandolo a muovere le famigerate avances che sarebbero scaturite nell’azione omicidiaria.
In ogni caso non saranno i media e neppure l’opinione pubblica o i social a stabilire quale interpretazione dare a quelle parole ma, con ogni probabilità, un Tribunale chiamato a decidere della colpevolezza o dell’innocenza di Andrea Sempio. Nel frattempo giornali e tv non possono certo esimersi dal pubblicare notizie che rivestono un interesse pubblico per il timore che Daniela Ferrari o, come è avvenuto anche nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli, Manuela Bianchi ricadano in una crisi depressiva. La comprensione umana è doverosa verso chiunque si trovi coinvolto in una vicenda giudiziaria complessa come quella di Garlasco ma la pubblicazione di un’intercettazione che restituisce il clima di un momento storico fondamentale nell’ambito di un’indagine per omicidio che costituisce un caso giuridico senza precedenti è una decisione che rientra esclusivamente nel legittimo diritto di chi fa informazione.