Quando si inizia a scrivere e si deve provare ad arrotondare, si cede alla tentazione di produrre qualche saggio di natura compilativa, del tipo Le più belle fake news della storia. Lo so bene, perché anche io ne ho scritto uno. È più difficile capire perché un Premio Strega si riduca a questo, con un libro che persino dal titolo dimostra tutta la pigrizia dell’operazione: Storie di donne e uomini in lotta per la democrazia, in uscita per Feltrinelli il 20 ottobre 2026. A firmarlo è Antonio Scurati, che probabilmente si sta riprendendo dalla sua ultima reale fatica, nel bene e nel male, e cioè la serie degli M, dove “emme” sta per Mussolini ma anche per mattone. È uno di quei libri che non si legge, perché c’è già scritto tutto nella copertina.
“Antonio Scurati racconta la straordinaria esistenza di donne e uomini che, resistendo ai fascismi, ai totalitarismi, alla violenza del potere in ogni sua forma, hanno difeso i valori della democrazia e, nel ribadirli, hanno via via affermato nuovi diritti – i diritti dei lavoratori, delle donne, degli omosessuali, dei malati, degli studenti, dell’ambiente. Da Sandro Pertini ad Anna Politkovskaja, da Franco Basaglia a Livia Bottardi e Manlio Milani, da Gisèle Halimi ad Alexander Langer, donne e uomini che hanno allargato gli orizzonti democratici fino a pagare in alcuni casi la propria tenace fedeltà con il carcere, l’esilio, la vita.” E poi la domanda finale: non tanto chiedersi cosa avremmo fatto al loro posto, ma cosa possiamo fare oggi, dal nostro posto. Una sintesi della quarta di copertina alternativa potrebbe essere: “Compiti per casa, scegli x figure storiche e scrivi la loro biografia, concludendo spiegando cosa ti hanno insegnato e perché ti hanno colpito”.
Ora, che uno come Scurati non possa aspirare a qualcosa di meglio è banalmente falso, dal momento che ha dimostrato di saper scrivere e sapersi impegnare di più. Che la Feltrinelli avesse bisogno di questo ennesimo Bignami di resistenza politica radical chic, rassegna buona per i boy-scout della politica, è altrettanto falso, dal momento che ha già il catalogo stracolmo di libri che confermano la brand identity del marchio: il vorrei ma non posso ideologico, e cioè, in una sigla, il Pd. Ecco che allora arriviamo all’elemento cogente di questa operazione, che si risolve in un mutamento non solo antropologico, non solo sociologico, ma persino ontologico, e cioè profondo, ai limiti del metafisico, poiché si compie il destino scritto di Antonio Scurati: e cioè diventare, una volta per tutta, Walter Veltroni (forse il peggior scrittore italiano vivente).