Quest’anno al Grande Fratello VIP ci sono tanti protagonisti, ma tra tutti ce n’è una che ha già creato diverse dinamiche semplicemente esistendo. Ne abbiamo già scritto: è Marina La Rosa. Dopo l’avvincente soap con Alex Belli, l’ex “gatta morta” continua ad attrarre uomini a sé, anche se non nel senso che si può immaginare. Qualcuno vocifera che le più pagate tra le VIP della casa c’è proprio lei, accanto a Valeria Marini e Carmen Di Pietro. Possiamo dire? Capiamo il perché. Soldi benedetti, perché senza Marina mancherebbe “la ciccia”.
C’è un altro concorrente, infatti, che le gravita attorno come un pianeta che ha bisogno della sua luce. Si tratta di Jonathan Kashanian, vincitore della quinta edizione del Grande Fratello. Sin dai primi giorni, Jonathan si è mostrato molto affascinato dalla personalità di Marina. Da uomo di classe non poteva che esserlo. Il problema è che dopo aver manifestato a Marina l’interesse di approfondire la conoscenza e di aver ricevuto un rifiuto abbastanza netto, Jonathan continua ad insistere, lasciando intendere che non si tratti più di una curiosità personale, ma piuttosto di una strategia di gioco volta a far cadere la concorrente più forte che, agli occhi di molti, è proprio Marina.
Nei primi giorni all’interno della casa, Marina ha risposto alla curiosità di Jonathan ritenendolo “respingente”. Un aggettivo sicuramente pesante e netto, che Kashanian ha in seguito riportato agli altri concorrenti, sostenendo che dopo questa esternazione non avrebbe più insistito per conoscere La Rosa più nel profondo. Peccato che Jonathan se la sia proprio legata al dito. E allora da settimane non facciamo altro che sentirlo parlare di Marina, di quanto avrebbe da dare, della maschera da stronza che ha deciso di indossare quando potrebbe condividere il suo lato materno e tutte quelle caratteristiche che Jonathan percepisce in lei. E più Marina lo respinge, più lui si attacca.
Jonathan e Marina sembrano proprio la dimostrazione concreta del detto “in amore vince chi fugge”, ma Jonathan a perdere non ci sta proprio. Marina La Rosa, con l’occhio clinico da psicologa, l’ha già sgamato: ritiene che Kashanian sia una persona che non tollera l’idea di non piacere a tutti; non a caso all’interno della casa è amico di tutti e si sforza per tenere in piedi l’equilibrio tra i concorrenti del GF VIP, facendo spesso anche da pacere. Tutto questo alla cinica Marina non torna: per una come lei, selettiva e senza filtri, non è credibile che qualcuno possa trovare simpatici tutti. Ma mentre Marina continua a sostenere la sua tesi e ad alzare un muro nei confronti di Jonathan, lui che fa? Continua a punzecchiarla, con il perbenismo e con l’ostentata empatia di chi ha deciso di smascherarla senza scoprirsi mai davvero. Quella di Jonathan, più che semplice curiosità e ossessione di piacere, sembra essere diventata una strategia per far crollare Marina: la personalità più temuta da chi questo programma vuole vincerlo. E Jonathan è tra questi.
D’altronde è stato lui ad ammetterlo durante un confronto con Marina: “Tu fuori hai dei figli e una famiglia, io non ho nessuno e quindi cerco di fare dei miei amici la mia famiglia”. La psicologia di Jonathan è semplice da decifrare: lui ha bisogno di consensi, se ne nutre per colmare le sue mancanze affettive. E la sua, più che brama di vittoria mossa dall’ego, è bisogno cieco di un consenso pubblico che possa comunicargli: tu vali. Marina La Rosa è su un altro universo, ha un’altra età e una consapevolezza e sicurezza decisamente diverse. Jonathan, non riuscendo a conquistarla, la vuole “affondare” perché ha capito che il suo dissenso può danneggiare la sua immagine agli occhi del pubblico. Allora, non riuscendo a farsela alleata, insiste, la “tormenta” di provocazioni, domande, la studia per provare a capire qual è il suo tallone d’Achille su cui può scagliare la sua freccia. Jonathan agisce per fragilità, è ovvio, non è affatto una persona cattiva. Ma quando si dice che Marina La Rosa è la più giocatrice di questa edizione del GF VIP, bisognerebbe fermarsi un momento e soffermarsi sui volti meno sospetti. Perché il vero gioco nasce dalle fragilità e, per quanto ci riguarda, il vero giocatore è sempre il più ferito: Jonathan Kashanian.