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5 ottobre 2026

Ace Combat 8: Wings of Theve, datemi una cloche e solleverò il mondo

  • di Mattia Nesto Mattia Nesto

5 ottobre 2026

All'ottavo capitolo, la serie Capcom firma un traguardo storico: tecnicamente è il miglior videogioco dell'anno, se si esclude l'eccezione rappresentata da GTA VI.

Thanks to Grazie a @Capcom Italia per le immagini e i video

Ace Combat 8: Wings of Theve, datemi una cloche e solleverò il mondo

Sono pochi i franchise che, arrivati all'ottavo capitolo della serie principale, continuano non soltanto a convincere, ma a sorprendere. Ace Combat 8: Wings of Theve appartiene senza esitazioni a questa ristrettissima categoria. Lo si capisce fin dai primi minuti e lo si conferma ai titoli di coda: Capcom non si è limitata a confezionare un nuovo episodio della sua storica serie dedicata al volo arcade, ma ha probabilmente realizzato il suo manifesto tecnico, ma non solo, più impressionante.

Per chi è cresciuto a pane e PlayStation, Ace Combat è sempre stato molto più di un gioco di aerei. Era un appuntamento fisso e, soprattutto, un benchmark tecnologico. Ogni nuovo episodio sembrava voler dimostrare fin dove potesse spingersi l'hardware del momento. La sensazione di meraviglia provata passando dal primo Ace Combat ad Ace Combat 2 torna oggi con una forza quasi identica. Anzi, forse persino maggiore.

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Una qualità grafica impressionante @Capcom

Il RE Engine, del resto, continua a sembrare un motore grafico incapace di conoscere la parola "limite". Dopo Pragmata, lo strabiliante Resident Evil 9 e il nuovo Onimusha, sembrava che Capcom avesse ormai raggiunto il massimo nella riproduzione di volti, espressioni e corpi umani. Ace Combat 8 dimostra invece che il margine di crescita era ancora enorme. Se gli esseri umani rimangono impressionanti (ogni riferimento alla pilota Tasha Severskaya è assolutamente voluto) è quando il motore deve rappresentare il cielo, le nuvole, la luce e la materia atmosferica che accade qualcosa di davvero straordinario.

Non sono soltanto i modelli dei velivoli, dettagliatissimi e tamarri quanto basta per rispettare la tradizione della serie, a lasciare senza parole. Sono soprattutto la composizione volumetrica delle nubi, le rifrazioni della luce del sole sulla carlinga, i riflessi sul canopy e perfino le minuscole goccioline di condensa che si depositano sul cockpit durante le manovre più estreme. Tutto concorre a costruire un cielo che non fa semplicemente da sfondo: diventa parte integrante del gameplay. Ed è proprio qui che Ace Combat 8 compie il suo salto di qualità. Perché la grafica non è mai un semplice esercizio di stile, ma una componente attiva dell'esperienza di gioco. La sensazione che AC restituisce quando sei in missione e devi abbattere due caccia nemici che volano poco più avanti di te, ma continuano a sparire dentro enormi banchi di nubi mentre, alle tue spalle, un altro velivolo ti tallona ormai da diversi secondi ed è a un soffio dall'agganciarti con i suoi missili, è qualcosa di unico. È un'esperienza insieme adrenalinica e tattica, un cimento continuo per la testa e per i polpastrelli. Devi anticipare le traiettorie, gestire la velocità, leggere il cielo e fidarti dell'istinto. È in momenti come questi che Ace Combat 8 ricorda perché, da quasi trent'anni, nessuno è riuscito davvero a fare quello che fa lui.

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Il nostro casco... @Capcom Italia

Tutta questa magnificenza tecnica diventa anche una precisa scelta estetica, che inevitabilmente si riflette sul gameplay. Ace Combat 8 è probabilmente il miglior punto di ingresso possibile per chi non ha mai sfiorato la serie, ma è anche un regalo enorme per chi ci è cresciuto. La personalizzazione dei velivoli, la scelta dell'equipaggiamento, le diverse tattiche da adottare in combattimento e una curva di difficoltà che, ai livelli più alti, diventa autenticamente spietata, fanno sì che ogni missione possa essere affrontata in modi diversi, premiando tanto il sangue freddo quanto la fantasia.

Nonostante il livello di verosimiglianza raggiunto sia impressionante, Ace Combat 8 non tradisce mai la propria natura. Non è diventato il Flight Simulator di Capcom e, francamente, meno male. Qui si continua a fare quello che facevamo nel 1997 e nel 1999: infilarsi dentro canyon impossibili, sfiorare montagne a velocità folli, compiere manovre che farebbero svenire un pilota vero e uscire vivi da situazioni semplicemente assurde. Non ci dimentichiamo mai di essere dentro un videogioco. Dentro un grande videogioco. Questa è forse la notizia più bella.

Viviamo in un'epoca in cui il medium sembra inseguire due direzioni. Da una parte un fotorealismo sempre più spinto, terreno sul quale Capcom domina ormai da quasi un decennio, dall'altra una progressiva rinuncia alla propria natura arcade, quasi che il videogioco, per essere finalmente considerato adulto, debba necessariamente assomigliare a una serie televisiva o a un film. È una tendenza comprensibile, persino inevitabile, ma che rischia di far dimenticare ciò che rende unico questo linguaggio.

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La grande bellezza aerea @Capcom Italia

Ace Combat 8 sceglie la strada opposta. Prende tutta la potenza della tecnologia contemporanea e la mette al servizio del gioco, non del realismo fine a sé stesso. È arcadish nel senso più nobile del termine: immediato ma profondissimo, spettacolare ma rigoroso, accessibile e insieme capace di chiedere tantissimo a chi vuole padroneggiarlo davvero. Dopo otto capitoli non ha smarrito la propria identità; al contrario, l'ha portata alla sua massima espressione.

Per questo, dal punto di vista tecnico, Ace Combat 8: Wings of Theve è uno dei videogiochi dell'anno, forse il migliore tra quelli che giocano nello stesso campionato. Una dimostrazione di forza impressionante, impreziosita da una campagna sorprendentemente riuscita anche sul piano narrativo. Ma soprattutto un videogioco che riesce in un piccolo miracolo: mettere nelle mani di un adulto una tecnologia che guarda al futuro e, nello stesso momento, restituirgli la sensazione di quando, da bambino, infilava per la prima volta un disco di Ace Combat nella sua PlayStation.

Forse Ace Combat non è soltanto un gioco di combattimenti aerei. È un dispositivo temporale. Ti ricorda chi eri, mentre ti mostra fino a dove può arrivare un videogioco oggi.

In alto i cuori. Datemi una cloche, o anche un controller (ma mai un joystick!), e vi solleverò il mondo.

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  • Cultura
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