25 minuti di applausi. Forse per lavarci la coscienza o per recuperare un po’ di umanità nei confronti del popolo palestinese. 25 minuti che non bastano a risanare la devastazione a Gaza, né a rimediare alle morti, ai “danni collaterali” dei bombardamenti condotti con Ia dall’Idf. Questo è il significato della parola Naza, titolo del film di Yuval Abraham e Rachel Szor (due dei quattro autori del documentario premio Oscar, No Other Land), con Jonathan Glazer produttore esecutivo e presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Pioveva sul Lido, i fotografi e la stampa si è spostata all’interno del Palazzo del cinema, alle porte della Sala Grande. Ha partecipato alla proiezione anche Ghali, tra gli artisti della scena italiana più impegnati e militanti per quanto riguarda la causa palestinese. È arrivato in sala passando dal retro, evitando il red carpet. I giornalisti di La Presse lo hanno comunque visto e ripreso mentre arriva dal canale verso il palazzo: “Sono venuto a vedere Naza a titolo personale. Secondo me lo devono vedere tutti”, risponde. Dopo il film, Ghali ha scritto un messaggio via social.
“Ho appena finito di vedere Naza al festival del cinema di Venezia. Un documentario che racconta il brutale utilizzo dell'intelligenza artificiale nello sterminio di massa del popolo palestinese. L'arte è ancora capace di superare qualsiasi silenzio e qualsiasi censura. Nella speranza che le testimonianze della verità non finiscano invano, è importante che tutti guardino questo documentario”. In conferenza stampa il regista Abraham ha dichiarato che il lavoro suo e di Szor è stato “semplicemente” fare delle domande agli agenti israeliani intervistati: “Per favore, descriveteci quello che avete fatto”. La bravura di un’artista, talvolta, sta nel farsi da parte.
Arrivato settembre, cominciano le scuole in Italia. E anche a professori e alunni Ghali rivolge qualche parola: “Dopo mezza vita passata nelle scuole, ritengo sia necessario che maestri e professori trovino spazio per approfondire su quello che sta succedendo in Palestina e nel Medio Oriente sistematicamente ormai da decenni. Non esitate a chiedere cose ai vostri insegnanti soprattutto quelli di storia. Auguro un Buon inizio anno scolastico a tutti”. I 25 minuti di applausi, più dei 24 dedicati a La voce di Hind Rajab a Venezia dello scorso anno, resteranno inutili se da lì non seguirà una reazione politica concreta. Ormai chiunque ha visto le immagini di ciò che accade a Gaza. Dipende da noi e dalla nostra coscienza.