image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

20 aprile 2026

Lo sceneggiatore Stefano Sardo dallo Script Fest sull’unicità di ogni sguardo, la necessità in una storia e la rappresentazione della violenza. E ricorda Libero De Rienzo: “Talento non addomesticabile”

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

20 aprile 2026

Allo Script Fest a Bra, festival dedicato alla sceneggiatura, abbiamo intervistato il direttore artistico Stefano Sardo, autore di “1992” e “L’arte della gioia”. Tra i temi affrontati: i confini etici della scrittura, il rispetto dello spettatore e il modo in cui rappresentare la violenza. Sardo intreccia queste riflessioni anche con il ricordo di Libero De Rienzo: “Un talento non addomesticabile”

Foto: Script Fest

Lo sceneggiatore Stefano Sardo dallo Script Fest sull’unicità di ogni sguardo, la necessità in una storia e la rappresentazione della violenza. E ricorda Libero De Rienzo: “Talento non addomesticabile”

Script Fest a Bra. Si parla di scrittura. Un momento fondamentale, trascurato, ritenuto sostituibile dalla macchina. Ci voleva un festival così. Il direttore artistico è Stefano Sardo, sceneggiatore che ha lavorato a serie come 1992 e L’arte della gioia, a film come Muori di lei da regista, ed è pure produttore. Che confini si deve dare uno sceneggiatore? In che modo viene garantito il rispetto dello spettatore? Come va raccontata la violenza? Spunti a cui Sardo offre altre riflessioni. E ricorda Libero De Rienzo, con cui ha lavorato sul set di Una relazione.

Stefano Sardo allo Script Fest
Stefano Sardo allo Script Fest con Ilaria Macchia Francesco Gili

Stefano Sardo, fare un festival così, a Bra, com’è stato?

Sono molto contento, è una delle decisioni che magari prendi anche per affetto, si poteva pensare legittimamente di correre un rischio non completamente calcolato, invece è andato tutto benissimo. Bra è un luogo perfetto per un festival come Script. Probabilmente a Roma sarebbe stato diverso. Qui, invece, chi è venuto ha vissuto l'esperienza fino in fondo: cambia completamente la percezione e anche la temperatura emotiva con cui ci si relaziona agli altri.

In città troppo grandi si perde qualcosa.

Gli stessi professionisti che partecipano stabiliscono delle connessioni completamente diverse, con conseguenze inaspettate proprio nei processi di lavoro. È molto figa questa cosa.

In un’intervista parlando di Io e il secco hai usato una parola forte a proposito della violenza di genere: ricatto. Non ci deve essere un ricatto nei confronti dello spettatore, dicevi. Cosa intendevi?

È molto difficile stabilire dei criteri oggettivi per perimetrare il lecito e il non lecito quando racconti una storia. Però c'è un parametro soggettivo che deve orientare le scelte di ognuno di noi, che è quello di non usare effetti ma cercare di far scaturire i significati dalla storia stessa, da una sorta di necessità interna a ciò che si racconta. Questo non significa inseguire il “film necessario”, ma concentrarsi sul film che si ha bisogno di raccontare. È un elemento che rende questo mestiere difficilmente inscatolabile e replicabile. Anche adesso che c'è l'intelligenza artificiale mi resta un margine di ottimismo per l’unicità di ogni sguardo, una soggettività che, se condivisa, ci fa sentire meno soli nell'universo.

Riguardo alla rappresentazione della violenza in generale?

Non bisogna giocare con il pubblico con degli effetti sensazionalistici che non scaturiscono dalla necessità consequenziale del racconto. Se ti porta lì, verso quel concetto, vacci, ma se non ti porta lì non ci puoi andare. Altrimenti esponi lo spettatore a un dolore che, in fondo, non è legittimato. Io non voglio soffrire andando al cinema: voglio soffrire solo quando sento che quel dolore è una conseguenza necessaria della storia. Il cinema non deve appesantire solo per dare un tono di importanza a una storia. Troppo spesso in Italia facciamo dei film pesanti con l'idea di indottrinare il pubblico, il che è controproducente. Io combatto tantissimo per questo: dire cose intelligenti non equivale a dire cose noiose. Penso che dall'intrattenimento scaturisca anche l’etica.

Esempi di questo?

La voce di Hind Rajab mi fa soffrire, ma c’è molta delicatezza in quel film. Non sono d’accordo con chi sostiene che sia di cattivo gusto usare la voce vera della bambina. Anzi, sarebbe stato di cattivo gusto farla interpretare a un’attrice.

Alla fine lo sceneggiatore, come un giornalista, condivide in qualche modo una deontologia?

Il modo migliore per rispettare lo spettatore è rispettare quello che hai dentro di te. Se andresti a vedere ciò di cui stai scrivendo, allora stai facendo bene il tuo lavoro.

Stefano Sardo
Stefano Sardo, direttore artistico dello Script Fest Francesco Gili

Hai dei progetti lasciati indietro e da cui vorresti ripartire?

Non ho grandi rimpianti. Certo, alcune cose potevano andare meglio, però tutto sommato questi sono processi industriali, è molto difficile governare la macchina. Io ho fatto dei film da sceneggiatore, produttore e regista e anche lì mi sono dovuto comunque, tra virgolette, accontentare di certe decisioni. È un mondo pragmatico. Ho passato anni a scrivere una serie stupenda, che mi è rimasta come una spina di pesce infilata nella trachea.

Il tema di questa serie era?

Un lupo mannaro italiano in Germania negli anni Sessanta, un immigrato che va a lavorare alla Volkswagen non sapendo di portarsi dentro un'infezione da licantropia. Con un tono realistico però, molto poco steampunk e più vicino al neorealismo ibridato tipo The Addiction di Abel Ferrara. Era una cosa a cui avevo lavorato tantissimo insieme a Giacomo Bendotti e Ilaria Macchia. Avevamo già progettato un teaser. Insomma, è stato un lavoro di sviluppo incredibile. Poi sfortunatamente ci si è messo in mezzo il Covid e non è andata in porto. E poi c'è tutta la fatica ordinaria di chi crede, come me, nelle idee originali. Io credo molto poco nelle intellectual properties e nei processi di emulazione di successi già avvenuti. Mi è capitato, ho fatto I leoni di Sicilia, L’arte della gioia, prodotti assolutamente rispettabili, ma non sono esattamente quello per cui do il sangue. Mi piace fare cose non ancora fatte. È un rischio che spesso non paga, perché è più faticoso finanziare un progetto che fa una cosa diversa, che non ha le stigmate di un successo passato. Mi piacerebbe avere più possibilità, ecco, mi piacerebbe aver raggiunto uno status che mi consente di fare di più le cose che ho in testa.

Poi a un certo punto arriva il reparto marketing: come lo vivi questo rapporto?

Molto male, come lavorano per me rimane un mistero, non ci ho mai messo la testa e mi sembra che esuli dalle mie competenze, seppur sia anche quello storytelling. Semplicemente non so come si genera la curiosità di massa. Io ho avuto una band per molti anni, non ho mai venduto dischi, per cui non so dire come si vendono le cose. Il momento del marketing è quello delle disillusioni, perché in tutta la fase di gestazione contempli, in un angolo del tuo cervello, la possibilità che quella cosa vada bene, che piaccia a molta gente, è la fiammella che muove tutto.

Libero De Rienzo
Libero De Rienzo Ansa

Del possibile boicottaggio dei David cosa pensi?

Sono stato per anni capopopolo, presidente dell’associazione 100autori per cinque anni e prima ancora ho fatto delle battaglie in epoche molto buie per l’audiovisivo. Oggi non sono più così convinto: non percepisco un sentimento diffuso nei miei colleghi, temo sia una volontà che non è stata coltivata bene, non si è lavorato bene politicamente per renderla veramente un'indignazione condivisa. Non sono certo che andrebbe a buon fine questo boicottaggio.

Ai David, per esempio, ci andò Libero De Rienzo per parlare di Palestina. Marco Ponti e Libero, nel secondo Santa Maradona, volevano far diventare Bart un poliziotto. Ti è capitato di fare un ribaltamento simile?

Difficile paragonarsi a Libero. Picchio non era addomesticabile nel suo talento. Questo suo modo di essere l'ha dissipato, romanticamente questo lo rende un personaggio di grande fascino; l’altro lato della medaglia è una carriera che proprio per la sua qualità è stata scandita da scelte non tutte funzionali al talento. Io tra l'altro ho scritto dei corti con Marco Ponti, ricordo che mi fece leggere Santa Maradona quando si chiamava Colloqui, prima di azzeccare un titolo molto migliore. Andai sul set, vidi Picchio, che era sconosciuto perché aveva fatto una pubblicità della Barilla e poco altro, e rimasi estremamente colpito. Ho fatto il penultimo film che ha girato Libero, ci siamo sempre tenuti amichevolmente a distanza. Quando ho vinto un David, ho pensato di fare una cosa piccola, di dire anch'io una cosa su Gaza, in una serata in cui nessuno stava dicendo niente. Mi sembrava lunare che nessuno dicesse nulla e stessero tutti con lo smoking mentre sparavano ai bambini col mirino. Mi spiace molto non aver visto il secondo Santa Maradona, probabilmente non sarebbe riuscito come il primo, perché quello intercettava una serie di elementi magici. Ma avevo voglia di vedere qualcosa che ridesse fiato al suo potenziale. Io salti mortali così non ne ho mai fatti, non sono mai cambiato radicalmente da quello che pensavo quando ero piccolo. Non sono mai stato uno da centro sociale ma non sono mai diventato un democristiano, ho cercato di restare coerente.

E sulla questione palestinese?

Devo dire che mi sono svegliato tardi, ho dovuto aspettare questo passaggio storico per capire veramente cosa stesse succedendo. Tutto sommato, pigramente, la geopolitica com'era mi stava abbastanza bene, non guardavo troppo in quella direzione. Poi è diventato insopportabile.

Torniamo all'inizio e alla rappresentazione della violenza.

Qui però è tutto vero. Nessuno te lo sta vendendo, non sai come sottrarti. Sono avvenimenti che hanno delle ripercussioni su ciò che reputi giusto raccontare. Se racconti la bellezza, fai qualcosa che ti solleva dall'angoscia, come se te ne stessi lavando le mani. È una contraddizione difficile da sanare. Personalmente cerco di trattare con dignità le persone nei tutti i processi in cui sono coinvolto, soprattutto chi è all’inizio e magari non ha potere. Da questo punto di vista penso di avere un'etica che non ho mai smentito.

More

“I film su Regeni e Bertolucci senza finanziamenti? Increscioso, ma qualcuno non dice la verità”. L’attore Thomas Trabacchi sullo stato del cinema in Italia: “Il boicottaggio dei David? Non è la soluzione”

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Dal palco

“I film su Regeni e Bertolucci senza finanziamenti? Increscioso, ma qualcuno non dice la verità”. L’attore Thomas Trabacchi sullo stato del cinema in Italia: “Il boicottaggio dei David? Non è la soluzione”

Piove sul Ministero. La commissione cinema di Giuli dura poco più di un anno e ora si dimettono tutti. Dal mancato finanziamento al documentario su Regeni, al film su Aldrovandi e pure le Winx

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Primavera

Piove sul Ministero. La commissione cinema di Giuli dura poco più di un anno e ora si dimettono tutti. Dal mancato finanziamento al documentario su Regeni, al film su Aldrovandi e pure le Winx

In ricordo di Libero De Rienzo: il documentario e il secondo capitolo di Santa Maradona. Intervista al regista Marco Ponti

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Destini

In ricordo di Libero De Rienzo: il documentario e il secondo capitolo di Santa Maradona. Intervista al regista Marco Ponti

Tag

  • Libero De Rienzo
  • Cinema
  • Film
  • Serie tv

Top Stories

  • Non solo Santanché, Delmastro e Bartolozzi: a destra saltano pure i programmi televisivi sovranisti. Rai 2 cancella il nuovo talk (che voleva affidare a Brachino)

    di Irene Natali

    Non solo Santanché, Delmastro e Bartolozzi: a destra saltano pure i programmi televisivi sovranisti. Rai 2 cancella il nuovo talk (che voleva affidare a Brachino)
  • “Roberta Valente - Notaio in Sorrento” è l’ennesima fiction cagna della Rai: un’overdose di cliché. La trama? Non pervenuta

    di Marika Costarelli

    “Roberta Valente - Notaio in Sorrento” è l’ennesima fiction cagna della Rai: un’overdose di cliché. La trama? Non pervenuta
  • Sono svenuta al concerto dei Subsonica

    di Marika Costarelli

    Sono svenuta al concerto dei Subsonica
  • Aldo Grasso asfalta Diaco e il suo omaggio a Gino Paoli: "Orazione funebre affidata al più conformista e opportunista dei conduttori"

    di Irene Natali

    Aldo Grasso asfalta Diaco e il suo omaggio a Gino Paoli: "Orazione funebre affidata al più conformista e opportunista dei conduttori"
  • Ok, ma che cos'è lo "slap" di cui parla Corona nel video di Falsissimo? Poi promette: se la Procura non indaga su Mediaset, stavolta "denuncio il PM, il reato è grande come una casa"

    di Senza nome

    Ok, ma che cos'è lo "slap" di cui parla Corona nel video di Falsissimo? Poi promette: se la Procura non indaga su Mediaset, stavolta "denuncio il PM, il reato è grande come una casa"
  • Belve, ma cos'è Franceco Chiofalo?! Se magna Zalone, Pio e Amedeo e tutti gli altri in una sola intervista. E fa Servizio Pubblico mejo de Alberto Angela

    di Grazia Sambruna

    Belve, ma cos'è Franceco Chiofalo?! Se magna Zalone, Pio e Amedeo e tutti gli altri in una sola intervista. E fa Servizio Pubblico mejo de Alberto Angela

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Foto:

Script Fest

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]
  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy