Piove sul ministero della Cultura in questi giorni di aprile. Arrivata la primavera, intorno al ministro Alessandro Giuli sembra insistere l’inverno. Ginella Vocca, fondatrice del MedFilm Festival e una delle esperte di cinema nominate da Giuli, si è dimessa. Il Vocca faceva parte della sezione dedicata alla valutazione dei documentari, quella sotto attacco per aver negato i contributi selettivi al documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni, tutto il male del mondo. È la terza, dopo Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, a dare le dimissioni, arrivate dopo che Vocca aveva “resistito” per non allargare troppo la breccia con la seconda tranche di finanziamenti ancora da decidere. Ma fin da subito si sarebbe “fermamente opposta” alla decisione di non sostenere il film su Regeni. Nella pagina dedicata alle dimissioni di Vocca c’è un messaggio di Giuli che sottolinea come il Ministero stia “lavorando a una revisione complessiva delle regole di costituzione e funzionamento mediante apposito decreto”. La sollevazione riguarda pure un altro film basato su Federico Aldrovandi, ucciso da quattro agenti della polizia nel 2005. Il regista venticinquenne Manuel Benati ha spiegato al Fatto Quotidiano che questa è la terza volta che Aldro vive viene bocciato: “La prima volta mancava un punto. Nelle ultime due si è abbassato sempre di più, nonostante una domanda sempre più ricca. Mi sembra un invito a non presentarla nemmeno più”. Benati, comunque, proseguirà nel progetto anche senza i 170 mila euro richiesti (su 426 mila totali).
Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha ribadito: “C’era una strategia di insabbiamento e si va avanti così. È meglio che non se ne parli, che il silenzio copra tutto”. E sempre al Fatto l’avvocato della famiglia Fabio Anselmo ha dichiarato che “È la seconda volta che un film viene annunciato e poi cassato”, prima nel 2013 da Pietro Valsecchi e ora dal Ministero. Lo stesso è successo anche con un film su Stefano Cucchi (Anselmo ha difeso la famiglia): “Questa doppietta mi ha fatto sospettare una strategia: assicurarsi i diritti per anni e poi bloccare i progetti, disincentivando chiunque altro”. Niente finanziamenti nemmeno per la nona stagione delle Winx di Iginio Straffi, che aveva chiesto 1 milione (su 13 di spesa). È la prima volta che accade in vent’anni.
Il quotidiano Domani allarga il discorso chiamando in causa la Rai: la rete pubblica, infatti, avrebbe acquistato i diritti di Tutto il male del mondo per inserirlo in palinsesto nel 2027 (quest’anno è solo su Sky), mentre la sezione del Mic bocciava il finanziamento. Un atteggiamento schizofrenico che aggiunge caos al caos. Da una parte si poteva promuovere un’opera dal valore civico indiscusso (Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, per rimediare a quanto accaduto ha proposto una proiezione alla Camera), dall’altra sostenere la produzione di Domenico Procacci per Fandango evitando le polemiche che imperversano. Sia Giuli che Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura, hanno detto che il sistema è da rivedere e che non condividono la decisione della commissione. Sempre Domani ha ricordato un altro taglio rivedibile, anche questo con una connotazione politica chiara: nel 2025 l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ha avuto 90mila euro in meno per le attività, quando già nel 2022 e 2023 erano stati imposti altri ridimensionamenti (50 mila euro in meno alle attività della cineteca e 20 mila per UnArchive Found Footage Fest).